
Roma (NEV), 2 maggio 2026 – Nel pomeriggio della seconda giornata del Sinodo della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), uno spazio significativo è stato dedicato ad alcune delle realtà associative sostenute attraverso i fondi Otto per mille luterano. Un momento di confronto e testimonianza che ha voluto mettere al centro il senso di una diaconia condivisa. L’idea è quella di andare oltre il semplice sostegno economico, creando alleanze concrete con chi, nei territori, costruisce quotidianamente percorsi di inclusione, prossimità e cura delle fragilità.
I responsabili delle associazioni ospiti hanno preso parte anche ai lavori di gruppo del pomeriggio, portando esperienze di buone pratiche e raccontando modelli di collaborazione capaci di generare impatto sociale. Un’occasione per mostrare come l’impegno della CELI attraverso l’Otto per mille si traduca in progetti concreti, spesso radicati in contesti complessi, dove il sostegno ricevuto diventa leva per tenere aperti spazi di relazione e opportunità.
L’arte che ricuce il tessuto sociale e umano, anche in carcere
Tra le testimonianze, quella di Salvatore Sofia, responsabile della comunicazione del Teatro dei Venti, realtà con sede a Modena ma attiva in Italia e all’estero. Da circa vent’anni l’associazione lavora negli istituti penitenziari attraverso percorsi teatrali e artistici rivolti alle persone detenute. Da un anno è attiva anche un’Accademia di arti e mestieri, nata per offrire strumenti formativi e professionali. Sofia ha annunciato il recente mancato finanziamento della seconda edizione da parte del Ministero competente, evidenziando quanto sia ancor più prezioso il sostegno ricevuto dalla Chiesa luterana. In campo, c’è il lavoro paziente di ricucitura sociale e umana che accompagna i detenuti in percorsi di riscatto e reinserimento.
Disabilità: un sostegno a genitori e caregiver
Dal Sud Italia è arrivata la voce di Cosimo Scarano, presidente di Dream Life ETS, associazione nata a Lecce nel 2011 e impegnata nel sociale e nella promozione culturale. Il focus principale è il sostegno ai genitori di figli con disabilità e ai caregiver, attraverso supporto psicologico, acquisto di beni e servizi e attività ricreative. Tra i progetti più significativi, Super Art Lab, laboratorio artistico rivolto a persone con svantaggio psichico e fisico, e il progetto di un mini-villaggio estivo pensato per persone con disabilità e anziani nella provincia leccese. Scarano ha sottolineato come il lavoro dell’associazione sia reso possibile dalla rete di soci presenti in tutta Italia, dalle donazioni, dal 5×1000 e da sostegni come quello dell’Otto per mille luterano.
Relazioni familiari: alla base della crescita
Un’esperienza centrata sull’educazione e sulle relazioni familiari è quella raccontata da Lorenzo Belli, referente con Maria C. Frustaci della cooperativa La Nave di Telemaco, attiva a Roma. “Per diventare grandi serve trovare un padre”, una madre, insomma genitori e adulti che abbiano la possibilità di prendersi cura di ragazzi e ragazze. Questo il messaggio e la visione educativa del progetto: prendersi cura anche della comunità adulta che accompagna la crescita: genitori, insegnanti, educatori. Da alcuni anni la cooperativa ha dato vita a uno spazio che unisce tempo libero e lavoro, con una sala di smart working in cui i genitori possono lavorare mentre i figli studiano e condividono attività. Un piccolo villaggio educativo che integra anche attenzione ambientale, attraverso un orto didattico, per insegnare l’arte della cura e della responsabilità a partire da esperienze concrete.

Buon vicinato e relazioni di prossimità: abitare bene per stare bene
Infine, Maura Benedetti ha presentato l’esperienza di BuonAbitare APS, associazione presieduta da Elvio Raffaello Martini, anch’egli presente al Sinodo. BuonAbitare ha sede legale a Pistoia, ma opera in diverse regioni italiane, da Roma a Trento, da Bologna a Torino e Padova. Al centro del progetto c’è una dimensione apparentemente semplice e naturale: le relazioni di prossimità. L’associazione promuove i “circoli del buon abitare”, piccole cellule di cittadini che, nei contesti di vicinato, favoriscono l’incontro tra persone e la collaborazione con le realtà associative del territorio. L’obiettivo è ricostruire comunità solidali partendo dal quotidiano, riscoprendo il valore del buon vicinato come antidoto all’isolamento sociale.
Le testimonianze hanno restituito con chiarezza il senso della scelta della CELI: investire in una diaconia che non si esaurisce nell’erogazione di fondi, ma si realizza nell’accompagnamento di microprogetti, esperienze capaci di generare legami, risposte concrete e trasformazione sociale. Una rete di pratiche diverse, accomunate dalla convinzione che la cura delle persone e delle comunità passi attraverso relazioni condivise e responsabilità reciproca.

























