IA fatta da uomini: la Chiesa interroga il futuro del genere digitale

Foto tratta da https://www.chiesaluterana.it/ia-fatta-da-uomini/

70%

Il 70% dei programmatori che costruiscono l’intelligenza artificiale sono uomini.

Non è solo una statistica occupazionale: è una radiografia del potere. Il report Interface AI Talent Gender Gap (settembre 2025) lo documenta con precisione: nell’Unione Europea, la quota femminile nell’IA scende dal 36,7% nei ruoli generici al 24,9% tra i professionisti software e dati, fino al 20,9% tra i ricercatori e ingegneri IA — cioè chi prende le decisioni fondamentali.

Più il ruolo è tecnico e influente, meno donne lo occupano. E il paradosso più amaro: le donne sono sovrarappresentate proprio nelle professioni più esposte alla sostituzione da parte dell’IA — il 4,7% contro il 2,4% degli uomini nei paesi ad alto reddito.

Il vecchio patriarcato in un corpo nuovo

Un algoritmo non inventa: impara. Come osserva l’articolo scientifico Religious Actors and Artificial Intelligence (Religion & Development, 2024), applicare una lente intersezionale — che includa genere, etnia, orientamento sessuale e appartenenza religiosa — allo studio dell’IA rivela come le dinamiche di potere si traducano in «data injustice».

I laboratori di ricerca della Silicon Valley sono ambienti culturalmente omogenei, costruiti da voci simili, con storie simili.

Se quelle storie hanno storicamente escluso le donne, i sistemi che ne nascono rischiano di perpetuare quella esclusione: in modo automatico, invisibile, scalabile.

La Diakonie evangelica tedesca lo chiama chiaramente: «bias», distorsione insita in ogni dataset che non rende giustizia alla realtà intera.

E avverte: tra i rischi maggiori dell’IA ci sono le «asimmetrie di potere nell’industria», perché «chi ha la capacità di sviluppare questi sistemi su larga scala determina quali scenari sono possibili e quali no».

Chi controlla l’algoritmo controlla la visibilità

L’Arbeitspapier evangelico svizzero KI in der Kirche (2025) è diretto: «Chi controlla i migliori algoritmi determina quali contenuti sono visibili e chi trova ascolto nel mondo digitale.»

Non è questione astratta. È il motivo per cui alcune voci risuonano e altre scompaiono.

E la Nordkirche, nella sua Digitalstrategie 2025+, ha inserito tra i principi fondamentali il rafforzamento esplicito di «coesione sociale e pari opportunità» come criterio irrinunciabile dell’uso cristiano della tecnologia.

La voce delle Chiese luterane

Le Chiese luterane nel mondo non stanno a guardare. La chiesa evangelica di Kurhessen-Waldeck (EKKW) ha adottato linee guida che impegnano esplicitamente a «riconoscere e mettere in discussione i cliché e gli schemi stereotipati eventualmente prodotti dall’IA, per evitare contenuti discriminatori e promuovere diversità e differenziazione», e a «proteggere i diritti e le opzioni di azione dei gruppi svantaggiati».

La chiesa luterana americana ELCA ha istituito un Gruppo consultivo sull’etica dell’IA, incaricato di sviluppare «salvaguardie per la privacy e l’utilizzo» e una guida studio «fede e IA» per le congregazioni.

Il documento del Social Issues Committee (settembre 2025) è netto: «La capacità dell’intelligenza artificiale di perpetuare le ingiustizie è già evidente negli algoritmi distorti» — e richiama il vangelo che «proclama un regno in cui nessuna cultura, lingua o gruppo etnico sia superiore né marginale».

Il pastore luterano Andrei Popescu, della comunità CELI di Trieste, scrive sulla nostra rivista Insieme – Miteinander«Se i sistemi pretendono di sapere meglio di noi chi siamo, non possiamo tacere. Noi crediamo in un Dio che chiama le persone per nome — non le ordina in base a schemi.»

La nostra responsabilità

Come CELI, pratichiamo da decenni una fede in cui la voce delle donne conta nel ministero e nella guida delle comunità.

Sappiamo che una teologia costruita su una sola prospettiva è una teologia mutilata.

Lo stesso vale per la tecnologia. La responsabilità etica non tramonta nell’era dell’IA: cresce.

E si esercita nominando il problema. Affrontandolo non solo come prospettiva tecnico-scientifica ma come contenuto teologico oltre che etico.

L’IA non è il destino. Come ricorda la tradizione luterana: «Ciò che l’uomo ama, quello è il suo dio». Uno strumento si può tenere in mano diversamente. Ma solo se si decide di farlo.


Fonti: rivista CELI Insieme–Miteinander n. 4/2025; Interface AI Talent Gender Gap Report, sett. 2025; Diakonie EWDE, KI im Gemeinwohl, 2025; SEA, Arbeitspapier KI in der Kirche, 2025; EKKW, Leitlinie KI, 2025; ELCA, Resolution on AI, 2026; SIC Briefing Christian Ethics and AI, sett. 2025; Trotta et al., Religious Actors and AI, Religion & Development, 2024; Nordkirche, Digitalstrategie 2025+.

Leggi sul sito della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI): IA fatta da uomini: la Chiesa interroga il futuro del genere digitale – Chiesa Luterana