Pannella: biografia di un irregolare. Un ricordo personale

Un ricordo di Marco Pannella a dieci anni dalla sua scomparsa

Roma (NEV), 19 maggio 2026 – “Biografia di un irregolare”, edito dall’editore Rubbettino e scritto da Valter Vecellio è indubbiamente un raro documento capace di raccontare con precisione e affetto chi fu il leader radicale Marco Pannella, oggi celebrato in tutta Italia, a dieci anni dalla sua morte.

Una biografia scritta molto prima della dipartita di Pannella, uscita nel 2010.

Libro che presentammo a Torre Pellice (To) in occasione della rassegna “Una Torre di libri”, proprio con l’autore Vecellio e con ospite d’onore: Marco Pannella. Era il 9 luglio del 2011.

Marco lo conobbi nel 2010, grazie a un’iniziativa promossa dall’Unione delle chiese evangeliche battiste d’Italia coordinando un incontro al quale “Giacinto” avrebbe preso parte per lanciare la “Carovana per il popolo rom”, un progetto ecumenico nato per rispondere al clima di razzismo e intolleranza che si stava diffondendo nel paese.

L’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) l’aveva promossa in collaborazione con il Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), il mensile “Confronti” e Articolo 21 insieme a una serie di associazioni operanti sui diversi territori, tra cui il Gruppo Abele, la Terra del fuoco e la cooperativa Ermes.

Al leader italiano dei diritti toccò l’ultimo intervento, così lui volle, per poter ascoltare, per un’ora e mezza in religioso silenzio, tutti relatori intervenuti nella sede dell’Ucebi di Piazza San Lorenzo in Lucina 35, dunque nell’affascinate centro storico di Roma.

Partendo come al solito con una premessa: “leggerò solo il programma” e additando scherzosamente Anna Maffei, allora presidente dei battisti italiani, di “radicalità”, Pannella fece un intervento di ventun minuti spaziando nel ragionamento, costruito come sempre con studiata improvvisazione, con giochi di parole, con allusioni, frammentazioni dei termini, portandoci già dentro alla carovana, seppur questa non fosse ancora neanche partita.

Fu per me una grande emozione poter condividere con Pannella quel momento della mia vita. Sì, perché da bambino, e poi da ragazzo, Pannella lo avevo visto solo in tv (abitando in una piccola cittadina del Piemonte non avevo occasione di vivere dentro al grande racconto della capitale). Ma trasferitomi a Roma cambiò un po’ la mia vita.

Prima di allora Pannella per me era il riflesso dei tanti discorsi dei miei genitori, immagine di tante notizie dei radio giornali e delle tv, dei quotidiani, viveva nel racconto delle “gesta pannelliane” narrate da mia madre Miriam che seguiva e sosteneva molte battaglie del “leader irregolare” dal bell’aspetto: alto, longilineo, con gli occhi penetranti e capace di un eloquio fluente dal tono suadente – che lui stesso spesso sosteneva di non amare, come disse anche a Torre Pellice… fu però difficile credergli dopo tanta verbosità –.

Un documento video su “Radio Radicale” racconta quell’esperienza.

Marco in quel periodo, nel luglio 2011, conduceva forse il suo più lungo sciopero della fame (durato circa tre mesi), arrivando a sospendere e poi riprendere anche lo sciopero della sete a causa della gravità della sua situazione. Riflesso della criticità presente nelle carceri italiane.

Il 18 luglio 2011 fu poi ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per discutere dell’emergenza sovraffollamento.

Fu comunque una bella presentazione quella tenutasi nelle cosiddette “Valli valdesi” del Piemonte (Alpi Cozie), anche se Marco era stanco, provato dal suo sciopero. Non mangiò nulla né a pranzo né a cena, anche se era l’ospite d’onore del radicale chef stellato Walter Eynard. Assaggiò (per pura cortesia con un piccolo cucchiaino) un dolce preparato dal cuoco e a lui dedicato realizzato con del vero tabacco, che era la sua grande passione. All’epoca, ricordo, fumava (anche) piccoli sigari aromatizzati alla grappa, dal profumo inebriante anche per i non fumatori.

Pannella era certamente un uomo divisivo. Anche in quell’occasione.

Vecellio, che ancora oggi ci regala pillole mattutine quotidiane di analisi sulle frequenze di Radio Radicale, fu un compagno di tante chiacchiere serali con Marco (sì, proprio come quelle più frequenti fatte insieme a Massimo Bordin e ancora ascoltabili nell’etere notturno dalle frequenze radicali) e dunque il suo libro, tutt’oggi è una fonte inestimabile di informazioni per chi volesse ricordare le battaglie condotte dal leader del Partito Radicale e di quelle portate avanti dalle derivazioni successive: la Lista Pannella, Lista Bonino, la Rosa nel Pugno…, soprattutto il testo ci aiuta a ricordare la figura di un uomo, di un politico, di un maestro di vita per molti (per altri, invece, di un rompi scatole) – come scriveva Vecellio – perché “Marco diceva sempre quello che faceva e faceva quello che diceva”; ma anche perché era un uomo coerente: se “la morale è la fine della favola; per i radicali – e per Marco – era stata sempre un programma di vita”.

Pannella, non dimentichiamolo, è stato più volte presente a diverse attività promosse dalle chiese evangeliche, e si è seduto tra le panche di legno del Tempio Valdese di Piazza Cavour a Roma. Forse un sogno di Marco, me lo disse una volta, era poter essere invitato al Sinodo valdese. Non siamo riusciti ad esaudire quel sogno. Peccato.

Molti personaggi importanti hanno detto di Pannella cose fuori dell’ordinario: “Sartre – ricorda Vecellio nel suo libro – si diceva affascinato, e Ionesco si iscrisse al Partito Radicale senza conoscerlo, sulla sola parola di Marco. Per Umberto Eco Pannella aveva ‘insegnato agli italiani come diventare liberi, e soprattutto come meritarselo’. Per Indro Montanelli: ‘Pannella era un figlio discolo; un Giamburrasca devastatore che, in caso di pericolo e di carestia, sarebbe stato il primo ad accorrere in soccorso’”.

Lo storico evangelico Giorgio Spini arrivò a dire: “Pannella è considerato alla stregua di un lebbroso. Sono convinto che uomini come lui siano scelti come strumenti di Dio per fare vergognare la mia Chiesa evangelica, le sue infinite mancanze di coraggio e di coerenza”.

“La frase di Spini – disse Pannella in una bella e articolata intervista rilasciatami per la rivista Confronti – l’ho udita ad un convegno a Genova, poi è stata riportata negli atti dello stesso convegno, era il 1972, in occasione di un’assemblea contro il Concordato. Era il periodo in cui l’abate di San Paolo Giovanni Franzoni era per l’abrogazione. Un’avventura, anche quella di Franzoni, davvero straordinaria. Solo dieci anni dopo la frase di Spini, che mi fu poi ricordata, mi toccò profondamente e mi lusingò; all’epoca – proseguiva Pannella – non avevo colto il significato di quelle parole. In quel tempo raccoglievo adesioni emotive sia da parte cattolica che evangelica che ebraica, come avvenuto con Marek Halter.

In pratica mi veniva riconosciuta la capacità di ‘predicare’ nudo la parola, di portare un messaggio. Mi viene in mente la figura di Isaia evocata da Halter. La radicalità, e in qualche modo il fatto di essere ‘credenti’, ha probabilmente spinto a tali dichiarazioni. Ma a quel tempo non c’era in me la volontà, forse inconscia, di sentirmi accreditare di ruoli di tale portata come ‘scelto da Dio’ o ‘profeta’”.

Pannella era Pannella: amava amarsi e farsi amare.

Fui testimone e artefice di un altro meraviglioso evento.

Dopo una serie di appuntamenti presso la sede radicale di Torre Argentina e di pranzi fugaci (anche quando digiunava) presso il suo locale preferito “Il Lucano”, un giorno fu per l’ennesima volta ricoverato, se non ricordo male, presso l’Ospedale Israelitico di Roma; quella volta mi chiamò dicendomi che avrebbe voluto incontrare e conoscere Giovanni Franzoni (il dom citato nell’intervista già abate della Basilica di San Paolo fuori le mura ed ex padre Conciliare, poi sospeso a divinis per le sue idee), fondatore delle Comunità di base. Per “Confronti” Franzoni curava una rubrica mensile che avevo chiesto di redigere per noi, e che lui volle intitolare “Note dal margine”. Raggiunto al telefono, perché abitava fuori Roma e presso la sede di Confronti in Via Firenze veniva poco, per questioni di età, e datagli la notizia decise con entusiasmo di incontrare Pannella. Il giorno seguente, avvenne l’incontro.

I due Giganti “marginali” si conobbero per la prima volta.

In quell’occasione dovetti consigliare (strigliare bonariamente) Marco, chiedendogli di non agitarsi: perché stava muovendo le gambe a “mo’ di pedalata” per mostrare a dom Franzoni di essere in piena forma e di saper ancora gestire le sue forze. Cosa che, in realtà, non era in grado di poter fare.

Quell’ennesimo sciopero della sete e della fame lo aveva davvero indebolito e i medici erano seriamente preoccupati. Insieme ai due collaboratori di Marco, decidemmo di uscire dalla stanza d’ospedale per lasciar soli i due “patriarchi”. Marco e Giovanni (nomi biblici!) in “camera caritatis” poterono così raccontarsi, parlare di filosofia e di teologia, di politica, e scambiare alcune idee sul mondo di allora e entrare nella spiritualità che li caratterizzava.

In fondo, “La Terra è di Dio” scriveva in un bel libro Franzoni. Dieci minuti di chiacchiere riuscimmo ad ascoltarle prima di lasciare quella stanza e fu esilarante. Giacinto e Mario (questi erano i veri nomi dei due Gandhi italiani) erano visibilmente emozionati, e quel “conoscersi per la prima volta”, fu una prima volta per tutti noi.

Non sapremo mai cosa si dissero nel “confessionale” dietro alla tenda della stanza d’ospedale.

Vederli insieme in quell’occasione – unica e preziosa -, fu un momento di grande emozione, dal contorno quasi cinematografico, per pathos e scenografia, toccante, credo, anche dal piccolo entourage di Pannella. Una prima assoluta, irripetibile, che rimarrà nella nostra sola memoria. Non era tempo di selfie, di fotografie fatte con il cellulare, di video ricordi. E certamente non sarebbe stato quello il momento giusto per fermare e registrare l’evento, date le condizioni di Marco; seppur fossimo tutti consapevoli dell’unicità di quell’occasione.

La rivista mensile Confronti (erede di Com Nuovi Tempi) attenta al dialogo interreligioso, ecumenico, alla politica e ai diritti umani e sociali, vedeva nelle posizioni di Pannella un’opportunità per vivere nuove e continue analisi. L’eredità radicale – che si divideva tra laicità, battaglie per i diritti civili, pacifismo, lotte per la legalità, azioni per contrastare la fame nel mondo, illuminare le piaghe delle mafie, promuovere la non-violenza -, fu condivisa da molti evangelici.

Non tutti amarono Pannella e non tutti condivisero le sue posizioni. Ebbi spesso modo di esprimere alcune perplessità per talune scelte Radicali e di Marco. Tuttavia, anche i più acerrimi nemici seppero sempre riconoscere i meriti di Marco: l’esser stato un uomo, un politico, un intellettuale: con i suoi Satyagraha di esser stato in grado di conquistare diritti per tutti e di vincere battaglie spesso impossibili; di saper costruire alleanze, ponti e amicizie nel mondo. Anche per questo, e giustamente, oggi l’Italia lo ha ricordato e celebrato.

Ciao Marco, “istrione” irregolare e marginale! Come direbbe il tuo amico e fan Vasco Rossi, ricorda che “Siamo ancora qua! Eh già…”.