In distribuzione il mensile L’Eco delle valli valdesi con un approfondimento dedicato al 2 Giugno – Festa della Repubblica
“Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il 2 febbraio 1945 entrò in vigore il decreto Bonomi che introdusse il suffragio universale – scrive il mensile L’Eco delle valli valdesi, coordinato da Samuele Revel -: finalmente in Italia poterono votare anche tutte le donne che avevano compiuto la maggiore età, 21 anni. Ma la data storica che tutti ricordano è quella del il 2 giugno 1946, dunque ottant’anni fa, quando uomini e donne insieme (votò l’89% delle aventi diritto) andarono ai seggi per mettere una croce sulla scheda del referendum istituzionale per scegliere tra il simbolo della monarchia (lo scudo sabaudo) e quello della Repubblica (il profilo della donna turrita con le fronde di alloro), la nuova forma dello Stato.
Su 556 deputati eletti, i volti delle donne di allora furono 21: 9 comuniste (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei (determinante per l’Art.3 della Cost.), Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi), 9 democristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio), 2 socialiste (Bianca Bianchi e Lina Merlin) e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna). Tre erano piemontesi: Teresa Noce, Rita Montagnana e Angiola Minella”.
I volti nuovi, invece, sono quelli che possiamo ascoltare e vedere sul sito del Quirinale grazie all’iniziativa che termina oggi 2 giugno: I volti delle Repubblica. “Per me la Repubblica è…”: chiunque (e lo hanno fatto, tra glia altri, anche evangelici come il già segretario generale della Diaconia valdese Gianluca Barbanotti e amici e amiche delle nostre chiese, come l’attrice Elena Ruzza) può, sino a questa sera, raccontare con un video verticale la sua idea di repubblica (in 30 secondi) inviandolo al Quirinale. E sono state decine di migliaia le persone, sino ad ora, ad ever aderito all’iniziativa: un bel modo per festeggiare e condividere gli ottant’anni dal referendum del 2 giugno del 1946. “L’anniversario – ha ricordato il Quirinale – non poteva non essere anche, e specie per le nuove generazioni, un momento di riflessione sul senso della scelta repubblicana, sulla storia recente del nostro Paese”.
L’Eco delle valli valdesi segnala poi un’importante mostra
“Sabato 30 maggio, alle 16,30 – si legge su L’Eco delle valli valdesi disponibile online -, è stata inaugurata la mostra «Senza rossetto: 80 anni dal diritto di voto delle donne in Italia». Fabiana Santarsiero, ricercatrice e dottoranda in Diritto costituzionale, è intervenuta con una riflessione sulla ricorrenza di questo traguardo, con approfondimenti su alcuni articoli della Costituzione. La mostra, a cura del Coordinamento Donne Val Pellice, narra la storia del voto femminile in Italia, delle lotte sostenute per ottenerlo, dell’impegno di molte donne nella Resistenza, insieme alle biografie delle 21 Madri Costituenti che per prime sono state elette in Parlamento e che hanno partecipato alla elaborazione della Costituzione.
La mostra è visitabile alla civica Galleria d’arte contemporanea “F. Scroppo” in via Roberto D’Azeglio 10, Torre Pellice e resterà aperta fino al 20 giugno con i seguenti orari di apertura: martedì e mercoledì dalle 15,30 alle 18,30, venerdì e sabato dalle 10 alle 13.
Santarsiero ricorda che «Il risultato dei lavori dell’Assemblea costituente rappresenta indubbiamente uno dei (pochi) esempi nella storia – e probabilmente quello meglio riuscito – in cui il diritto si è mostrato tanto lungimirante rispetto alla realtà sociale.
La realizzazione del progetto costituzionale – si legge ancora – è stata resa possibile dai partiti politici, legittimati dalla resistenza, che furono gli indiscussi protagonisti della costruzione della democrazia sociale. Essi definirono, nel momento costituente, un progetto di società solidale che si poneva in rottura con il paradigma individualistico che aveva dominato sia lo Stato liberale che quello fascista. La Costituzione, però, non si limita ad accompagnare il passaggio da un regime autoritario a un ordinamento democratico, ha anche l’obiettivo di trasformare una società profondamente segnata da gerarchie e disuguaglianze: di classe, di condizione sociale, di provenienza territoriale e, soprattutto, di genere. Per comprendere davvero il significato di molte sue disposizioni occorre ricordare quale fosse la condizione giuridica e sociale delle donne nell’Italia prefascista e fascista: erano escluse da numerose professioni e cariche pubbliche, erano soggette a forti limitazioni nell’accesso all’istruzione superiore e alle funzioni direttive, subivano discriminazioni salariali strutturali e, all’interno della famiglia, erano inserite in un sistema fondato sulla supremazia giuridica del marito.
Non si trattava di discriminazioni occasionali o di semplici pregiudizi sociali – si legge infine su L’Eco delle valli valdesi -, era l’ordinamento stesso a costruire e mantenere una posizione di subordinazione femminile. È per questo che oggi appare particolarmente utile leggere la Costituzione attraverso quella che possiamo definire una prospettiva di antisubordinazione di genere”.
Segnaliamo, infine, l’articolo di Claudio Geymonat: “Il referendum del ’46: una Repubblica nata tra divisioni e speranze”.



























