Roma (NEV), 11 giugno 2026 – È in corso a Roma la Conferenza “Dai prompt alle preghiere: IA e spiritualità autentica”. Tre giorni di riflessioni e dibattiti, organizzati dalla European Christian Internet Conference (ECIC), rete cristiana di persone che lavorano attraverso internet nel ministero della chiesa. Circa 30 partecipanti, provenienti da diversi Paesi, oggi pomeriggio incontrano Lucio Adrián Ruiz, Segretario del Dicastero per la comunicazione. Segue una visita presso la sede della Sala stampa vaticana.
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Intelligenza artificiale e spiritualità
I lavori si sono aperti ieri con una meditazione della presidente ECIC, Agnieszka Godfrejów-Tarnogórska. Dopo, la relazione di Ilenya Goss, dal titolo “Tra algoritmi e identità: l’intelligenza artificiale alle frontiere della spiritualità”. Goss, pastora valdese, medica, filosofa e teologa, è coordinatrice della Commissione studi sui problemi etici posti dalla scienza delle chiese battiste, metodiste e valdesi.
Al centro della sua analisi tre elementi fondamentali dell’esperienza umana: relazioni, coscienza e ricerca della verità. L’IA può aiutarci a sviluppare maggiore chiarezza, creatività e capacità di pianificazione, ma al tempo stesso pone interrogativi profondi su come comunichiamo, ci poniamo in relazione e costruiamo il senso della nostra esistenza.
Secondo Goss, il linguaggio dei prompt richiede precisione nel definire obiettivi e intenzioni, ma non coincide con il dialogo autentico. L’IA non può sostituire la comunicazione umana fondata sulla relazione. La relatrice ha individuato un livello di rischio soprattutto cognitivo. Citando studi ispirati alle ricerche del neuroscienziato Iain McGilchrist, ripresi da Snežana Brumec e Ivan Platovnjak su Scientia et Fides (2025), Goss ha evidenziato come l’IA favorisca un utilizzo prevalente dell’emisfero sinistro del cervello, legato all’elaborazione analitica e computazionale. Questo orientamento privilegia razionalità e controllo, a scapito delle funzioni dell’emisfero destro, connesso a intuizione, emozioni ed empatia. Di conseguenza, la prevalenza del modello “computazionale” può influire anche sulla comprensione della spiritualità, che richiede invece un’integrazione tra entrambi gli emisferi.
Altri rischi riguardano trasparenza, affidabilità, interessi economici, ma anche l’impiego dell’IA nella vita spirituale, come assistenza e cura pastorale. Per Goss la fede si fonda sulla relazione autentica, mentre una preghiera generata dall’IA, rispetto alla preghiera umana, è un prodotto statistico, privo di esperienza vissuta.
La possibile evoluzione dell’intelligenza artificiale verso forme sempre più autonome rischia di rovesciare i rapporti tra umano e macchina, fino alla sostituzione simbolica del ruolo del creatore. In questo scenario, la tecnologia potrebbe arrivare a incidere sulla comprensione stessa del divino. Per Goss, le Chiese sono chiamate a sviluppare una lettura soprattutto teologica del cambiamento, capace di andare oltre un approccio puramente etico e di accoglierne le sfide.
«Nessuna intelligenza artificiale morirà sulla croce per noi»

Fabio Pasqualetti, docente di comunicazione presso la Pontifical Salesian University, è intervenuto sul tema «Nessuna intelligenza artificiale morirà sulla croce per noi». Una riflessione critica sull’intelligenza artificiale a partire da una prospettiva antropologica, spirituale e di comunicazione. Pasqualetti ha messo in guardia dall’“illusione della conoscenza” generata dai sistemi di IA: strumenti che forniscono risposte immediate ma che non consentono sempre di verificare l’origine delle informazioni e rischiano di scoraggiare il percorso faticoso ma essenziale della ricerca personale. «La conoscenza – ha osservato – è un’ascesa rigorosa, non una destinazione raggiungibile con un elicottero».
Pasqualetti ha inserito la riflessione sull’IA nella più ampia crisi dell’ecosistema digitale, caratterizzata da sovraccarico informativo, economia dell’attenzione e crescente influenza degli algoritmi.
Se i social media hanno favorito le “camere dell’eco”, oggi il rischio è delegare sempre più decisioni ai sistemi di intelligenza artificiale, con conseguenze per libertà, potere e sulla profilazione. Possiamo davvero parlare di “libertà”? Ha chiesto Pasqualetti. Al centro del suo intervento, la distinzione tra simulazione e realtà incarnata: le macchine possono imitare il linguaggio e persino l’empatia, ma non amare né sostituire l’esperienza umana. Da qui la sua affermazione: «Nessuna IA morirà mai su una croce per l’umanità». La sfida, ha detto, non è rifiutare la tecnologia, ma utilizzarla con consapevolezza.
Per Pasqualetti le chiese sono chiamate a investire più nell’umanità che nelle macchine, promuovendo educazione critica e attenzione al bene comune. La questione digitale riguarda infatti anche giustizia sociale, sostenibilità e disuguaglianze. In questo contesto, le comunità cristiane possono offrire relazioni autentiche, dialogo e spazi di umanizzazione.

Essere rilevanti come chiese, fra tecnologia, identità, creatività e dignità umana
Il pastore e youtuber finlandese Jussi Koski, impegnato nel dialogo tra fede, media digitali e tecnologie emergenti, ha parlato del ruolo delle chiese nel dibattito tecnologico. In che modo le chiese possono intervenire nelle discussioni pubbliche sulle nuove tecnologie? Partendo dalla metafora dell’aeroplano, e parlando del progetto Heräys, Koski ha osservato che spesso si tende a considerare l’innovazione come una minaccia, aspettando che tutto sia perfettamente testato prima di “salire a bordo”. Tuttavia, ha sostenuto, il cambiamento è già in corso e le chiese sono chiamate a confrontarsi con esso senza indugio, in modo costruttivo. Koski ha ricordato che, secondo alcuni studi condotti in Finlandia, le chiese sono percepite come istituzioni affidabili e responsabili, ma non sempre innovative. La sfida è quindi mantenere la rilevanza del messaggio cristiano in una società segnata dalla trasformazione digitale. «Come trasmettiamo le verità della fede e come restiamo rilevanti oggi?» ha chiesto all’assemblea.
Per il relatore, le chiese dovrebbero sviluppare una comunicazione capace sia di aiutare le persone a comprendere i cambiamenti in corso e maturare uno sguardo critico, sia di comunicare speranza in un contesto spesso dominato da narrazioni allarmistiche.

Heräys è un summit sull’intelligenza artificiale organizzato dalla Chiesa luterana finlandese, in collaborazione con il centro di ricerca FCAI – Finnish Center for Artificial Intelligence. L’evento, tenutosi nel polo scientifico Heureka a Vantaa, ha esplorato l’impatto dell’IA sull’umanità e sulla democrazia e ha coinvolto chiese, università, media, aziende tecnologiche e istituzioni pubbliche, raggiungendo milioni di persone. La credibilità delle chiese su questi temi, ha osservato, deriva anche dall’assenza di interessi commerciali, che consente loro di offrire spazi di confronto relativamente imparziali e di creare partnership, illustrando i pro e i contro di lavorare insieme, sottolineando l’importanza di venirsi incontro per il bene comune. Pur riconoscendo i rischi dell’intelligenza artificiale, Koski ha invitato a evitare atteggiamenti catastrofisti. Le chiese possono accompagnare le persone nel cambiamento, favorire una riflessione su identità, creatività e dignità umana e contribuire a orientarsi in un mondo in rapida trasformazione.
Domani sono previsti gli interventi di Holger Sievert, professore della Macromedia University di Colonia, e di Bruno Giussani, scrittore e giornalista.
Il dibattito che emerge da queste prime due giornate di lavoro evidenzia la complessità dei temi, indicando diverse vie, che contemplano diverse opinioni e molte strategie possibili. Gestire le trasformazioni già in atto diventa un compito, individuale e collettivo, che richiede sempre più competenze e condivisione della conoscenza, nonché un forte radicamento etico.
a cura di Naomi Cino e Elena Ribet
Il testo finale di questo articolo è frutto della revisione, integrazione e verifica diretta delle redattrici, a partire dalle trascrizioni originali delle relazioni svoltesi in lingua inglese. Per la sintesi degli interventi citati è stato utilizzato il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, impiegati per ottimizzare il lavoro, rivisto e riletto in fase redazionale.

























