Svizzera da 10 milioni. Vince il No, ma servizio militare vince su servizio civile

Roma (NEV), 15 giugno 2026 – L’iniziativa referendaria «No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti», proposta dal partito di destra UDC della confederazione, è stata respinta il 14 giugno con il 54,8% dei voti popolari e senza ottenere la maggioranza dei Cantoni. Quindi, per il momento, nessun limite per la popolazione residente stabile. Se avesse vinto il sì, ci sarebbero state modifiche restrittive ai ricongiungimenti familiari, al diritto d’asilo e persino ai patti di libera circolazione con l’Unione Europea.

Le chiese riformate svizzere, ma non solo, escono dal fine settimana referendario con diverse domande. Al Sinodo della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS) che si sta svolgendo a Bulle, per esempio, il Consiglio nazionale dovrà rispondere a un’interpellanza sul perché avesse scelto di non prendere posizione su questo referendum. A differenza di altre realtà ecclesiastiche che, invece, hanno sostenuto con convinzione la campagna per il «no». Fra queste l’Aiuto delle chiese evangeliche in Svizzera (HEKS), opera diaconale della CERiS, e le Femmes protestantes. «La scelta di non scegliere sta suscitando critiche tra le stesse fila delle chiese riformate», aveva osservato Voce evangelica, ricordando che l’interpellanza al Sinodo chiede di chiarire i criteri con cui la chiesa decide il proprio coinvolgimento nelle questioni politiche.

La HEKS, in una dichiarazione riportata da ref.ch, ha affermato che il popolo svizzero ha scelto una società «responsabile e aperta al mondo». La direttrice Karolina Frischkopf ha commentato: «È un segnale importante per un approccio costruttivo alla diversità e alla migrazione. Conferma la nostra responsabilità nel rispettare gli impegni internazionali e nel proteggere le persone rifugiate». Il voto, osserva ref.ch, dimostra quanto il tema dell’immigrazione continui a interrogare profondamente la società svizzera.

Il referendum ha anche dato risposta alla riforma del servizio civile. La modifica della legge è stata approvata da circa il 53% dei votanti e renderà più difficile la scelta verso il servizio civile. A esprimere rammarico è stato l’Esercito della Salvezza, che teme conseguenze concrete per il settore sociale: «Nei prossimi decenni sono prevedibili crescenti carenze di personale nelle case per anziani e in altre istituzioni sociali» e il risultato della votazione «rischia di aggravare la situazione».

Il tema della «Svizzera da 10 milioni» occupa anche il dossier di giugno di Voce evangelica, firmato da Gaëlle Courtens e significativamente intitolato «Non quanti, ma chi vogliamo essere?». Nell’introduzione si legge che si tratta di «un’iniziativa che è molto di più di una mera questione di politiche migratorie. Intacca l’identità stessa della Svizzera e pone una domanda molto più profonda: che Paese vogliamo veramente essere? Vogliamo essere uno Stato di cui i nostri vicini si possono fidare, o vogliamo dilapidare i nostri valori democratici e umanitari?». Nel dossier trova spazio anche una lunga intervista a Rita Famos, tratta da reformiert.info, nella quale emerge fra l’altro l’ipotesi che il Consiglio CERiS abbia scelto di non esporsi direttamente in una campagna di voto su un tema divisivo come la politica migratoria. Ma Voce evangelica non nasconde le proprie preoccupazioni: «Nessun paese al mondo si è mai spinto a tanto: mettere un tetto alla propria crescita demografica». Il dossier si chiude così: senza immigrazione, l’indice di vecchiaia svizzero quasi raddoppierebbe entro il 2050, «in proporzione la Svizzera assomiglierebbe di più alla popolazione che già adesso frequenta le nostre chiese. Chi pagherebbe loro la pensione è un’altra domanda».


Per saperne di più leggi anche:

No ad una Svizzera da 10 milioni di abitanti, sì alla revisione del servizio civile – Riforma.it

Heks sollevato dal no all’immigrazione, l’Esercito della Salvezza si rammarica per ostacoli più alti per il servizio civile – ref.ch – News der Reformed