
Roma (NEV), 15 giugno 2026 – È morta ieri, all’età di 95 anni, Taty Almeida, una delle figure più conosciute delle Madres de Plaza de Mayo Línea Fundadora. In Argentina e ben oltre i suoi confini, la notizia ha suscitato profonda commozione e riconoscenza per una vita spesa nella difesa dei diritti umani e nella ricerca della verità sui desaparecidos dell’ultima dittatura civico-clerico-militare.
Madre di Alejandro Almeida, giovanissimo militante sequestrato e scomparso nel 1975, Taty aveva trasformato il dolore personale in impegno collettivo. Amava dire di avere “tre figli”, ma che proprio Alejandro “le aveva dato la luce”, sottolineando come la sua sparizione avesse segnato una svolta radicale nella sua esistenza modificando radicalmente la traiettoria umana e civile di una donna proveniente da un contesto conservatore e militare, divenuta poi un punto di riferimento nella lotta per memoria, verità e giustizia.
Nata nel 1930 a Buenos Aires, Almeida aderì alle Madres de Plaza de Mayo nel 1980, nel pieno della dittatura civico-militare (1976-1983), unendosi a quel movimento di donne che si riunivano nella piazza davanti alla Casa Rosada per chiedere notizie dei propri figli desaparecidos. Nel tempo è divenuta una delle voci più autorevoli delle Madres Línea Fundadora, mantenendo sempre al centro la rivendicazione di memoria, verità e giustizia. Fino agli ultimi giorni ha partecipato attivamente alla vita pubblica: ancora lo scorso 24 marzo, nel cinquantesimo anniversario del golpe, aveva affermato con forza e speranza: «Non ci hanno sconfitto!».
In un’epoca in cui l’Argentina attraversa un momento complesso e segnato anche da preoccupanti rigurgiti di negazionismo provenienti da settori politici e istituzionali, che rimettono in discussione fatti storici accertati e riconosciuti da anni, la figura di Taty Almeida appare ancora più significativa. La sua testimonianza – come sottolineano in queste ore anche diverse realtà ecclesiali ed ecumeniche – rappresenta un argine morale e civile contro ogni tentativo di cancellare o relativizzare la memoria delle violazioni dei diritti umani.
In questo contesto, torna con forza anche lo slogan storico del movimento per i diritti umani argentino, rilanciato nei messaggi di cordoglio: «Sono 30.000. Che ci dicano dove sono!», una sintesi potente della domanda di verità e giustizia che ha attraversato cinque decenni di storia del Paese.
La Federación argentina de iglesias evangélicas (FAIE), che riunisce le chiese evangeliche legate al protestantesimo storico, ha ricordato Taty richiamando le Beatitudini:
«Beate quelle che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziate» (Matteo 5,6).
Nel messaggio di cordoglio si legge:
«La Federazione Argentina delle Chiese Evangeliche esprime le sue condoglianze per la scomparsa dell’amata Taty Almeida, madre del popolo e pilastro fondamentale, insieme a tante altre madri e nonne, dello Stato di diritto nel nostro Paese. Fece della ricerca di suo figlio Alejandro un grido di giustizia. Trasformò il suo dolore in impegno per la dignità dei popoli». Riprendendo le parole dello scrittore Eduardo Galeano, il testo sottolinea come Taty fosse «uno di quei piccoli fuochi che ardevano nella vita con tanta intensità che chi passava vicino si accendeva», evidenziando la forza contagiosa della sua lotta e della sua sete di giustizia.
«Per questo oggi la salutiamo con dolore ma anche con gratitudine per la sua vita e la sua testimonianza. Continuiamo a gridare per Memoria, Verità e Giustizia. È stato un genocidio. Sono 30.000. Che ci dicano dove sono!».
Anche il Movimiento Ecuménico por los Derechos Humanos (MEDH), realtà nata nel 1976 dall’impegno di cristiani argentini per rispondere alle violenze della dittatura civico-militare, ha espresso «immenso dolore» per la scomparsa di Almeida, ricordandola come «Madre di Alejandro e dei 30.000 per i quali continuiamo e continueremo a chiedere dove sono».
«Rendiamo grazie per la sua vita e il suo impegno permanente nella difesa dei diritti umani, della memoria, della verità e della giustizia, con fermezza, con tenerezza e con gioia, sempre solidale con coloro che questo sistema di esclusione lascia indietro», si legge nel comunicato.
Il MEDH sottolinea inoltre il suo lavoro instancabile all’interno della Mesa de Organismos de Derechos Humanos, dove contribuì con «lucidità travolgente» e spirito propositivo ad affrontare le molteplici situazioni di violazione dei diritti. Il messaggio si conclude con una preghiera: «Che il Dio della vita e della storia compensi tanta sofferenza e dedizione a questa beata che ha camminato tra di noi».
L’Argentina perde una delle sue coscienze più limpide, ma Taty continua a vivere in quella domanda che ha attraversato tutta la sua esistenza e che ancora interpella il presente: «dove sono i 30.000 desaparecidos?».
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