Alla vigilia della Giornata del rifugiato, l’Europa stringe sui rimpatri

Sconcerto tra associazioni e chiese, mentre a Roma il sistema d’asilo denuncia una «paralisi cronica».

Foto di Alberto Mallardo

Roma (NEV), 18 giugno 2026 – Approvato in via definitiva il nuovo regolamento europeo in tema di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi privi di titolo di soggiorno. Sembra uno schiaffo alla Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno, questa scelta a larga maggioranza presa dal Parlamento europeo a Strasburgo per facilitare le espulsioni. Il regolamento consente anche di aprire centri di detenzione in paesi terzi e detenere una persona in ordine di rimpatrio per addirittura due anni, insomma una spinta verso il criticato modello Albania. Sconcerto e preoccupazione fra le associazioni umanitarie, organismi religiosi fra cui la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (COMECE).

“Quello che posso”

Ricordiamo l’iniziativa “Quello che posso”, promossa a Roma da Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), insieme al Servizio Inclusione della Diaconia valdese e alla Consulta delle chiese evangeliche di Roma. Un appuntamento che vuole essere occasione di riflessione sulle politiche migratorie europee e di testimonianza concreta di accoglienza e solidarietà verso le persone rifugiate. L’appuntamento è per venerdì 19 giugno alle 18:30 alla chiesa battista di Centocelle, in viale della Bella Villa, 31, a Roma.

“Quello che posso”, la Giornata mondiale del Rifugiato 2026 – Nev

La Giornata mondiale del rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite nel 2000 e celebrata ogni anno il 20 giugno, nasce per ricordare il diritto d’asilo e rendere omaggio alle persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

L’abisso burocratico dei richiedenti asilo a Roma

Intanto, proprio a Roma, il sistema d’asilo rischia una «paralisi cronica», come denuncia il 21° Rapporto dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS e dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.

L’Ufficio immigrazione riceve appena 20 persone al giorno e l’assenza di prenotazioni online costringe molti richiedenti asilo a lunghe attese in strada. Tra appuntamenti rinviati, fotosegnalamenti in sedi periferiche e procedure poco trasparenti, possono trascorrere mesi prima della formalizzazione della domanda e fino a 3-4 anni per ottenere il permesso di soggiorno. Nel frattempo, molti restano senza accesso ad accoglienza, lavoro e servizi essenziali. Il rapporto denuncia inoltre le difficoltà create dal Decreto Cutro sulla protezione speciale e segnala una crescita della marginalità abitativa, soprattutto a Roma, dove vivono migliaia di migranti senza una sistemazione stabile o adeguata.

Un “abisso burocratico dei richiedenti asilo a Roma: un percorso a ostacoli”, denuncia l’IDOS, a pochi giorni dalla presentazione del Rapporto, prevista il prossimo 24 giugno alle ore 16.00 presso il Teatro Rossini.

L’ABISSO BUROCRATICO DEI RICHIEDENTI ASILO A ROMA: UN PERCORSO A OSTACOLI CHE PUÒ DURARE ANCHE 4 ANNI | Centro Studi e Ricerche IDOS


IDOS è fra l’altro promotore del Dossier statistico immigrazione curato da Confronti e sostenuto dall’Otto per mille della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi.