Daniele Garrone: “l’IA, l’enciclica ‘Magnifica humanitas’ e le due immagini bibliche contrapposte”

Roma (NEV), 19 giugno 2026 – l’editoriale di Daniele Garrone (presidente FCEI) – L’intelligenza artificiale fa ormai parte del nostro quotidiano. La utilizziamo in vari modi: con la consapevolezza della sua utilità e dei suoi limiti, con la convinzione di saperne controllare le qualità di strumento capace di movimentare celermente enormi quantità di dati. Vediamo però anche che essa può intrudersi senza che noi lo sappiamo o vogliamo e influenzare la nostra vita, ad esempio raccogliendo e usando dati, anche personali, a scopi commerciali e propagandistici, talora anche manipolatori o truffaldini. Per non parlare del suo impiego in ambito bellico … Intuiamo che il suo utilizzo solleva problemi etici, giuridici e politici inediti e urgenti, ai quali si dovrebbe far fronte con criteri trasparenti, condivisi e vincolanti. Ci chiediamo: chi la detiene; chi la controlla; quali sono gli obiettivi che orientano il suo sviluppo e improntano la sua diffusione?

La comparsa e l’incessante e rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale sono dunque oggetto sia di ammirazione sia di timore. Anche di fronte all’IA ci chiediamo come giungere alla formazione di un giudizio: sulla base di quali dati, con quali informazioni e conoscenza attendibili? Con quali criteri valutare le nuove risorse e le loro ricadute, i nuovi scenari che si prospettano per il lavoro, per l’economia, per l’educazione e la cultura?

Anche le chiese si stanno interrogando sulle opportunità, i limiti e i rischi dell’IA e dei suoi sviluppi e cominciano ad essere disponibili studi approfonditi per aiutare il processo di formazione del giudizio. In questa linea, è stata appena pubblicata la prima enciclica di papa Leone XIV: Magnifica humanitas … sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Un testo ampio (231 pagine), articolato e analitico, documentato e argomentato. Da un lato, non stupisce che questi siano il formato e il carattere di una enciclica, ma credo che i cinque aggettivi che ho scelto possano, anzi debbano caratterizzare ogni nostra riflessione e discorso sulle sfide che dobbiamo affrontare. E questo tanto più nel tempo della comunicazione celere, dei pronunciamenti immediati, dei posizionamenti perentori, dei giudizi binari, buono – cattivo, amico – nemico …

L’enciclica affronta le opportunità e i rischi dell’IA con la contrapposizione di due immagini bibliche che evocano due diversi, anzi opposti, tipi di costruzione: “da un lato la torre di Babele, dove l’opera comune è guidata da un progetto di dominio che finisce per disumanizzare (cfr Gen 11,1-9); dall’altro le rovine di Gerusalemme, che sotto Neemia vengono ricostruite pezzo per pezzo, come opera di responsabilità condivisa (cfr Ne 2-6)” [n. 91].

I criteri per affrontare lo sviluppo tecnologico, l’IA e le loro conseguenze sono sviluppati con una ampia (nn. 17-89) ripresa della dottrina sociale della Chiesa cattolico-romana, riaffermando la centralità della “persona umana”, la cui dignità è concepita in termini di “diritti umani universali e inviolabili.” La tutela della persona umana così concepita è declinata come “ricerca del bene comune”, con la sua prima e fondamentale implicazione che è “la destinazione universale dei beni” (nn. 65-67); “sussidiarietà; “solidarietà” e “giustizia sociale”. Questi criteri sono impiegati in quello che è definito come urgente “duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale” (n. 98) anche per affrontare l’IA  come “aiuto prezioso” che “richiede un approccio sobrio e vigile” (n. 100). Il termine più ricorrente nel corso del discorso (un’ottantina di occorrenze, se ho visto bene) è quello di “responsabilità”, variamente declinato. Piuttosto interessante, tanto più per le nostre orecchie protestanti …

Analoghi documenti sull’IA, anch’essi contenenti analisi, interrogativi, riflessioni e argomentazioni, si vanno producendo nell’ecumene, anche nei nostri ambiti protestanti ed evangelici, tutti intesi a fornire analisi documentate e attendibili degli sviluppi tecnologici e dei loro rischi, delle implicazioni politiche, giuridiche, etiche, ma anche ideologiche e a servire alla formazione del giudizio (responsabile!) che ci incombe come credenti e come cittadini.

Per i cattolici, un’enciclica non è semplicemente un “memorandum”, un documento di studio, ma ha certamente, in quanto espressione del magistero, un valore di indirizzo. “Magnifica humanitas”  merita di essere letta anche da noi con una interlocuzione pensosa, come un contributo prezioso proprio per la sua complessità, per la sua acribia analitica, per i riferimenti alla storia e alla cultura, in primis quella cristiana, e per la sua ricerca di un “discernimento” anche teologico … la stessa sfida che anche noi dobbiamo affrontare: è un’occasione per affrontare ecumenicamente interrogativi che ci investono e come cittadini e come credenti.