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Home Ecumenismo e dialogo Roma. Il 25 giugno, firma del Patto delle religioni in Italia
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Roma. Il 25 giugno, firma del Patto delle religioni in Italia

Di
Agenzia NEV
-
23 Giugno 2026
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    Patto tra le religioni, 25 giugno 2026

    Roma (NEV), 23 giugno 2026 – Il 25 giugno, i responsabili delle religioni che sono in Italia, sottoscriveranno un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.

    La firma del Patto, in programma a Roma, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis, rappresenta una tappa fondamentale del percorso intrapreso nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. A partire dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese, si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. Nel 2024, anche alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare insieme, partecipando dallo scorso anno alle riunioni ufficiali e diventando, sui territori, ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e di sensibilizzazione. Il cammino di confronto tra i leader ha portato alla firma del Patto.

    A siglarlo saranno: Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia; Sikhi Sewa Society; Istituto Tevere; Confederazione Islamica Italiana; Comunità Religiosa Islamica Italiana; Assemblea dei Rabbini d’Italia; Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; Centro Islamico culturale d’Italia; Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Unione Induista Italiana; Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Conferenza Episcopale Italiana; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; Unione Buddhista Italiana.

    “La via italiana del dialogo interreligioso risponde a una domanda di senso: quale rilievo, quale ricaduta ha il dialogo interreligioso per la società in cui viviamo? Ciò che proponiamo è la via maestra dell’incontro con l’altro, del dialogo tra diversi accogliendo quanto dalle rispettive tradizioni può aiutare alla crescita della nostra società”, sottolinea Mons. Gaetano Castello, Vescovo ausiliare di Napoli e Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo.

    “La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia accoglie con favore la sottoscrizione di questo Patto, frutto di un percorso di dialogo e confronto sviluppato negli ultimi anni tra le diverse comunità religiose e le Chiese cristiane presenti nel Paese. Si tratta di un passo significativo che conferma la volontà comune di promuovere il rispetto reciproco, la collaborazione e la coesione sociale, valorizzando il contributo che le tradizioni religiose possono offrire alla società italiana. Auspichiamo che questo percorso continui a rafforzare relazioni di fiducia e occasioni di collaborazione al servizio del bene comune”, rileva Dionisio, Vescovo di Kotyeon e Referente nazionale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia per il dialogo interculturale e interreligioso.

    “La sottoscrizione di questo Patto rappresenta un passaggio di grande valore per il dialogo interreligioso. Il percorso condiviso in questi anni ha dimostrato che, pur nella diversità delle nostre tradizioni e sensibilità, è possibile costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, sulla responsabilità comune e sull’impegno per il bene della società. Rendere ufficiale l’esperienza de ‘La via italiana del dialogo’ significa dare continuità a un lavoro concreto che vede le religioni protagoniste nella promozione della coesione sociale, della pace e della cittadinanza responsabile. Particolarmente significativa è la partecipazione dei giovani, che con il loro entusiasmo e la loro capacità di incontro contribuiscono a rendere questo cammino una realtà viva e proiettata verso il futuro. Ringraziamo Noemi Di Segni, già Presidente UCEI, e il Rav Giuseppe Momigliano per averci fatto strada in questo cammino”, evidenzia Livia Ottolenghi, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

    “L’Italia è ormai da tempo una società multireligiosa, composta da un ricco mosaico di fedi e di spiritualità. Il cammino che ha portato al Patto è il segno di un desiderio di conoscenza, dialogo e condivisione che unisce le comunità firmatarie sia nei loro rapporti reciproci sia nel loro interagire con l’intera società italiana”, osserva Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

    “La COREIS interpreta il Patto come un provvidenziale aggiornamento promosso dalla CEI e da altre rappresentanze religiose di una dinamica spirituale, storica e sociale sviluppata dall’incontro delle autorità religiose per la Pace ad Assisi nel 1986 al quale ha partecipato anche il nostro fondatore. Vogliamo interpretare questo Patto come il riflesso di un accordo di Principio che rispetti la dignità sacrale delle identità religiose in Italia, senza sincretismi e senza relativismi, ma nella comune responsabilità di testimoniare il ricordo di Dio e la ricerca di una Conoscenza Santa per il bene dei credenti e dei cittadini in Italia”, dichiara Abu Bakr Moretta, Presidente della COREIS.

    “Come Unione Buddhista Italiana accogliamo con grande soddisfazione la firma del Patto, frutto di un percorso di dialogo e collaborazione tra le diverse confessioni religiose. Questo traguardo conferma che, attraverso l’ascolto reciproco e il rispetto delle differenze, le religioni possono contribuire concretamente alla costruzione di una società più giusta, pacifica e inclusiva”, afferma Filippo Scianna, Presidente dell’Unione Buddhista Italiana.

    “Questo Patto è il frutto di un cammino condiviso durato tre anni, nel quale comunità religiose diverse hanno scelto di costruire fiducia e responsabilità reciproca, dando concreta espressione al principio buddista dell’interdipendenza, secondo cui il bene di ciascuno è inseparabile dal bene di tutti”, sottolinea Alberto Aprea, Presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

    “La firma del Patto è il culmine di un processo iniziato tre anni fa, che dimostra il desiderio di ogni comunità religiosa di contribuire alla coesione sociale del Paese, richiamandosi a quei valori costituzionali che riconoscono la volontà e l’impegno di ogni individuo e comunità di concorrere al progresso materiale e spirituale della società”, rileva Cristin Cappelletti, Segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia.

    “In quest’epoca che vede prevalere ideologie divisive e valori mistificanti come individualismi esasperati, incapacità di mutua assistenza ed insensibilità al dolore altrui, sorge la necessità di una visione umanista costruita su principi culturali ed etici comuni, una antropologia della reciprocità. Ma soprattutto, è essenziale ritrovare i valori della solidarietà, della condivisione e della responsabilità; riscoprire la consapevolezza dell’interdipendenza degli esseri, di ogni specie; ritrovare la propria legittima aspirazione spirituale alla completezza, che è possibile nella realizzazione dell’unità. Le religioni sono come tanti fiumi ognuno nel suo percorso calmo o tumultuoso, ma, quando arrivano al mare, si fondono in esso perdendo la loro individualità. Per ritrovare ciò che si è dimenticato, il primo passo è il risveglio alla consapevolezza che tutto, il cosmo, ogni essere, ogni specie, costituisce una sola famiglia: Vasudhaiva kutumbakam”, osserva Paramahamsa Svami Yogananda Ghiri, fondatore dell’Unione Induista Italiana.

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