“Cantare in libertà”: a Foggia la musica entra in carcere

Roma (NEV), 26 giugno 2026 – “Si è conclusa il 23 giugno, nel campo sportivo della Casa Circondariale di Foggia, la terza edizione di ‘Cantare in libertà’, laboratorio musicale promosso dalla Chiesa Valdese di Foggia con il sostegno dei fondi dell’Otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi), in collaborazione con il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) e l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE).

Sul palco sono salite tredici persone detenute che, dopo un anno di lavoro, si sono esibite sotto la guida del maestro Valerio Zelli, storica voce del gruppo ORO. Il concerto ha coinciso con la prima edizione della Festa della Musica e del Volontariato Penitenziario, occasione per premiare le realtà impegnate nei percorsi di reinserimento sociale: oltre alla Chiesa Valdese, il CSV Foggia, l’UEPE, la Fondazione dei Monti Uniti, con il patrocinio della Consulta Provinciale per la Legalità”.

L’evento è stato descritto dal pastore Maliq Meda che, insieme alla presidente del consiglio della Chiesa Valdese di Foggia, Erika Szilagyi, ha ritirato il riconoscimento conferito.

“Un ringraziamento — ha spiegato al momento della consegna la giornalista, volontaria e conduttrice della serata Annalisa Graziano — è stato rivolto alla Chiesa Valdese di Foggia per aver creduto concretamente nella forza trasformativa della musica, rendendo possibile un percorso in grado di offrire alle persone detenute uno spazio autentico di espressione, crescita personale e libertà interiore”.

“Nella Bibbia, futuro e passato sono sempre l’uno accanto all’altro: un passato che non si cancella e che, tuttavia, non resta mai l’ultima parola. Anche nel tempo della detenzione si può costruire qualcosa per se stessi, in se stessi, con se stessi e con gli altri, nella speranza che non siano i nostri errori, ma il futuro che abbiamo davanti ad avere l’ultima parola”, ha spiegato il pastore accogliendo il riconoscimento.

Erika Szilagyi, che ha accompagnato il progetto fin dai suoi esordi, seguendone il coordinamento organizzativo e i rapporti con i partner coinvolti, ha espresso tutta la sua emozione per il percorso compiuto dai partecipanti: «Seguo alcuni di loro già da tre anni e ho visto una grande crescita. Sono veramente emozionata».

In chiusura, Meda ha ribadito il senso dell’iniziativa: fare del carcere un luogo di cambiamento reale, costruendo attorno alla persona una «comunità educante».


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