Fede e storia. Intervista a Elena Bein Ricco

Un frame dal video dell'intervista su https://chiesavaldese.org/video/una-vocazione-che-si-esprime-nella-storia/

Roma (NEV), 1° luglio 2026 – Intervista a Elena Bein Ricco, già docente di storia e filosofia, membro del comitato editoriale dell’editrice Claudiana e della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Nel video su chiesavaldese.org si parla di sfide: “Come protestanti non possiamo non dirci moderni” afferma Bein Ricco.

Partendo dall’età dei diritti, una stagione storica in cui si sono affermate “idee fondamentali e principi irrinunciabili, sono due le idee rivoluzionarie, cui il protestantesimo ha dato un contributo. Gli esseri umani nascono uguali, dotati di diritti, in primo luogo quello della libertà. Quindi, una nozione di coscienza individuale che è vincolata solo alla parola di Dio, che non può essere sottomessa ad alcuna autorità né ecclesiastica né politica. E l’altra, l’idea di Stato come difensore e garante dei diritti di ciascuno, come patto fra individui. Pensiamo alla tradizione riformata di Calvino e del puritanesimo, al concetto di patto – ricalcato sul paradigma dell’alleanza di Dio con il suo popolo – come organizzazione ecclesiastica di autogoverno collegiale e la società politica che sorge come patto fra individuo, con una legittimazione dal basso, quindi al concetto di sovranità popolare”.

Prosegue Bein Ricco: “Tanto più oggi dobbiamo essere moderni, in questa democrazia che è il prodotto storico di quelle idee, oggi a rischio per l’avanzata delle autocrazie nel mondo, che la considerano da superare a vantaggio di una forma di potere come dominio dei più forti”.

Nell’intervista si parla anche di storia, di minoranze, di appartenenza alla storia collettiva e di orizzonti comuni di riferimento.

“Per capire la propria identità bisogna costruire la propria memoria storica fatta di esperienze, idee, riflessioni teologiche… guardare al passato non significa rimanervi arroccati, ma guardare avanti, e saper tradurre la memoria in un progetto. Chi siamo stati? Chi vogliamo essere nel presente?” si chiede ancora l’intellettuale. E indica un percorso di maestri in ambito protestante: “Viviamo un’epoca di crescente smarrimento, angoscia, ansia. In questo contesto di grande incertezza cresce il bisogno di veri e propri maestri. Il vero maestro è colui che non ti trasmette un sapere preconfezionato, ma al contrario ti apre orizzonti di pensiero. Chi offre idee, suggestioni critiche, spunti di riflessione e sollecita domande. In una parola, il vero maestro ti insegna a pensare, a misurarti con la complessità di concetti, idee e parole. E ti aiuta a scoprire qual è la tua vocazione, la tua attitudine profonda, che diventa bussola della tua esistenza, progetto capace di dare all’esistenza il ritmo della continuità, il tentativo della costanza”.

Infine, cita tre nomi.

Giorgio Tourn, che le ha insegnato “a pensare teologicamente la storia, che non è archeolgia, né la soffitta delle cose inutili, ma eredità storico-culturale. Giorgio Bouchard, che mi ha insegnato cosa vuol dire agire politicamente come dirigente ecclesiastico, mi riferisco soprattuto al lungo iter per giungere alla firma dell’Intesa con lo Stato, obiettivo che dimostra quelle che Max Weber indicava essere le tre qualità fondamentali nell’esercizio della politica: passione, senso di responsabilità e lungimiranza. In questo ho imparato cosa vuol dire essere leader democratico in una chiesa democratica, anche rissosa, che registra anche divergenza di opinioni, ma ha la sapienza di un lungo esercizio democratico in cui le divergenze, per non dar luogo a conflitti laceranti, devono essere composte attraverso un confronto serrato, ma schietto, per arrivare a decisioni condivise senza sacrificare la ricchezza e le differenze di opinioni. E infine, Sergio Rostagno, che mi ha insegnato a capire la fondamentale distinzione di piani tra fede e etica. Non dobbiamo trasformare le nostre opere in auto-giustificazione, perchè le nostre scelte etiche sono sempre ‘zoppicanti e temporanee’ nell’ambito incerto e relativo della storia, dove non ci sono assoluti”.

Fonte: chiesavaldese.org. Domande a cura di Sabina Baral.