Sudafrica. Chiese in prima linea per i migranti dello Zimbabwe 

Foto tratta da https://www.facebook.com/salvationarmy.southafrica/

Roma (NEV), 2 luglio 2026 – L’Esercito della Salvezza e la Chiesa Metodista del Sud Africa si sono unite, a partire dal 29 giugno, in un intervento di assistenza a supporto degli immigrati dello Zimbabwe nei pressi dell’Epping Home Affairs Repatriation Centre. La struttura, gestita dal Department of Home Affairs (il dipartimento degli Affari Interni situato a Città del Capo, in Sudafrica), è l’ufficio incaricato di registrare le richieste di rimpatrio volontario dei cittadini stranieri ed è stata dichiarata come unico punto di riferimento autorizzato per il trattamento dei documenti di viaggio. 

L’Epping Home Affairs Repatriation Centre è diventato anche l’epicentro in cui stanno convergendo tutte le principali operazioni umanitarie. Mentre migliaia di persone cercano rifugio attendendo gli autobus che le riporteranno a casa, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa Metodista si sono mobilitate per raggiungere oltre mille migranti in difficoltà, accogliendoli con pasti caldi, kit igienici e preghiere. 

L’ultimatum del movimento March and March 

L’afflusso massiccio è scaturito dall’inasprimento delle campagne e delle marce contro l’immigrazione clandestina in Sudafrica. I cittadini dello Zimbabwe rappresentano la più grande comunità di migranti nel Paese (stimata in oltre un milione di persone) e, di conseguenza, sono uno dei bersagli più esposti alle minacce del movimento March and March. Questo gruppo civico sudafricano, schierato contro l’immigrazione clandestina aveva lanciato un “ultimatum”, fissando la data del 30 giugno 2026 come termine ultimo entro cui tutti i migranti irregolari avrebbero dovuto lasciare il Sudafrica. Temendo violenze e intimidazioni, moltissimi migranti privi di documenti o con permessi scaduti hanno così deciso di fare ritorno nel proprio Paese d’origine. 

I dati di una crisi strutturale 

Come riportato da Al Jazeera, i movimenti anti-immigrazione stanno generando gravi episodi di violenza urbana, saccheggi e scontri nelle periferie.  

L’accusa mossa ai migranti è quella di incrementare il tasso di criminalità e di sottrarre posti di lavoro ai cittadini sudafricani, all’interno di una nazione che storicamente rappresenta una delle economie più avanzate e diversificate del continente, nonché una delle mete più ambite per chi cerca stabilità economica. 

I dati ufficiali, tuttavia, evidenziano problemi strutturali ben più profondi: il tasso ufficiale di disoccupazione in Sudafrica ha toccato il 32,7% nel primo trimestre del 2026, con oltre il 60% dei giovani tra i 15 e i 24 anni che si trova senza un impiego. Inoltre, secondo le analisi, l’alto tasso di criminalità del Paese è generalmente ricondotto all’estrema diseguaglianza sociale, alla proliferazione di armi da fuoco illegali e ai conflitti cronici tra le gang locali.  

La risposta umanitaria delle Chiese 

“Continuiamo a stare al fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, pregando per la pace, la sicurezza e la dignità di tutti”, si legge in una nota ufficiale condivisa sui canali social dell’Esercito della Salvezza. 

A unirsi personalmente alla distribuzione degli aiuti è stato anche il Comandante Territoriale, Stephen Malins, che ha distribuito acqua e frutta offrendo supporto e vicinanza a chi si trova in stato di necessità, dichiarando: “Ci sono disordini, ma come Esercito della Salvezza siamo chiamati senza discriminazioni, nel nome di Gesù, ad aiutare quanti possiamo. E così, oggi continuo a pregare per il nostro Paese, ma continuo anche a tendere la mano a chi ne ha bisogno”. 

Tra le chiese membro della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) da anni è partner di progetti in Zimbabwe. Lo storico patto di cooperazione e gemellaggio siglato il 25 giugno 2006 con la Baptist Convention of Zimbabwe, è giunto al suo ventesimo anniversario.  


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