Gesù da bere

Illustrazione realizzata con intelligenza artificiale tramite chatGPT

Roma (NEV), 3 luglio 2026 – Bevande energetiche con raffigurazioni di Gesù e versetti biblici. Su questa nuova tendenza statunitense abbiamo interpellato Enrico Benedetto. Esperto in Teologia della Comunicazione, giornalista, nonché pastore protestante italiano di confessione valdese, Benedetto ha insegnato Teologia pratica alla Facoltà valdese di teologia di Roma. Gli abbiamo chiesto un parere, sollecitandolo a partire dalla Bibbia, vangelo di Matteo, capitolo 21, quando Gesù rovescia i tavoli dei mercanti nel tempio.


«Che Gesù sia un “brand” di successo declinabile attraverso infinite varianti lo sospettavamo da un paio di millenni.
Ma ci era sfuggito potessimo imbottigliarlo o metterlo in lattina, reclamizzandone purezza e virtù energetiche. Insomma, nell’attesa che sbarchi in Formula Uno, una pia variante di Red Bull. Che, peraltro, negli spot “ti mette le ali”, trescando già in modo subliminale con la sfera celeste.
L’iniziativa è made in USA. Testata lì, ce la ritroveremo qui in men che non si dica: è una questione di fuso orario antropologico. Forse il successo non sarà lo stesso, ma qualche particella di mercato fa sempre comodo.
Il Dio Americano, o meglio statunitense, oltre a lavare più bianco assume spesso connotazioni energetiche assai pronunciate. Ciò è proprio dei Supereroi, e ci consente di scoprire un Gesù vagamente Marvel, ancora una volta sfuggitoci per secoli, che incarna e dispensa Poteri con divina facilità.
Lutero avrebbe dovuto pensionare la Croce, cambiando radicalmente teologia. E pure Calvino, benché una birra ginevrina – ottima – rechi il suo nome.
“L’acqua che ti darò, non avrai più sete”. Così dice Gesù. Ma in versione bibita, è il consumo in progressione a premiare. Scoliamoci il Redentore. Quanto alla gratuità, ce la possiamo scordare. E qui, forse, il “prodotto” tanto nuovo non è: ricorda pericolosamente pratiche antiche…»

Enrico Benedetto


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