Nata il 4 luglio. 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza Usa

Roma (NEV), 4 luglio 2026 – 250° Anniversario della Dichiarazione di Indipendenza Usa. Abbiamo rivolto alcune domande al professore e politologo Paolo Naso.

Il 4 luglio del 1776 arriva l’atto fondativo che segna la nascita della Nazione Americana e i suoi ideali di libertà. Da Jefferson, dunque, a Trump. Oggi in questo “semicinquecentennial” quali scenari l’America attuale si trova di fronte e con quale democrazia, professor Naso?

«Questo anniversario importante, con i suoi Duecentocinquant’anni, lo si celebra in un’America in crisi. In un’America in cui il Presidente vive un grave declino politico. In un’America che si è trovata “impelagata” in una guerra con l’Iran che non ha vinto; dunque, gli Usa sono oggi una nazione isolata internazionalmente, come mai lo era stata prima. Geopoliticamente, vediamo un’America lacerata e divisa. Da una parte c’è il popolo delle civil liberties, il popolo dei diritti, dell’impegno sociale, delle libertà individuali e collettive, della libertà di stampa, ossia l’America liberale democratica che abbiamo sempre conosciuto e visto in tanti momenti storici importanti… dall’altra, invece, c’è l’America del nazionalismo autocratico di Trump, un’America che guarda al fondamentalismo cristiano, a un pezzo esclusivo della sua storia come la tradizione cristiana dei padri fondatori, senza però considerare che l’America è stata ben altro: un paese che ha accolto persone di ogni provenienza, di tante religioni, pensiamo al famoso melting-pot americano. Quindi l’America che oggi festeggia il 4 luglio – il suo Indipendence Day – è un’America profondamente polarizzata e in difficoltà sul piano democratico. Si pensi all’affermazione del Presidente che ritiene di non avere altri limiti se non quello della propria coscienza, come ha più volte ribadito».

Molti guai e sentenze stanno vessando Trump in questi ultimi giorni …

«Quando i guai arrivano, dice un detto: “arrivano sempre tutti insieme”. Il Presidente si trova perfino in contrasto con la Corte Suprema, peraltro in grande maggioranza a lui politicamente affine, su temi importanti ed essenziali per la storia civile, sociale e demografica del Paese, pensiamo allo ius soli, al fatto che la Corte Suprema abbia confermato questa misura che è una misura di civiltà e che tanto ha contribuito alla crescita complessiva della società americana».

Mentre Trump chiede di essere inserito “come una roccia” tra i grandi presidenti (Washington, Jefferson, Roosvelt e Lincoln) sul Monte Rushmore… l’Iran in gran folla oggi scende in piazza …  

 «Da una parte abbiamo un regime sopravvissuto a un attacco militare importante scatenato dagli Stati Uniti e Israele e dall’altra c’è un Presidente che pretende di costruire il mito di sé stesso. Sono due immagini speculari, tutte e due molto preoccupanti. Per quanto riguarda l’immagine dell’America, è quella di una nazione – e di una società – che merita di più che l’auto-celebrazione narcisistica del Presidente; un Presidente la cui storia politica e i risultati politici appaiono già oggi molto controversi e che, comunque, sarà la storia a giudicare».

Professor Naso, tempo fa lei scrisse un bel libro per gli Editori Riuniti, era il 2002, dopo l’11 settembre del 2001, dal titolo “God Bless America – le religioni degli americani”… oggi manterrebbe lo stesso titolo o lo cambierebbe?   

«Senz’altro confermerei il titolo, God bless America è un libro del 2001 scritto a pochi mesi dall’attentato alle Torri Gemelle, quindi in un momento esiziale e molto grave della storia sociale e politica americana e quel titolo era un viaggio nell’America delle religioni e come argine, strumento, contro l’insorgenza di possibili fondamentalismi.

Oggi il quadro è diverso e il fondamentalismo evangelical è di fatto al potere alla Casa bianca mentre il protestantesimo liberal si ritrova nei movimenti per i diritti civili, le minoranze LGBT+, il sostegno ai migranti, l’ambientalismo costretto a misurarsi con il negazionismo delle istituzioni che rifiutano l’evidenza di una gravissima crisi climatica. Una polarità che divide l’evangelismo americano come forse non accadeva dai tempi della polemica tra creazionisti ed evoluzionisti.

Per questi motivi in libreria è uscito un mio titolo analogo: Dio benedica l’America – il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump – che è la storia del fondamentalismo. Tra questi due libri sono passati venticinque anni; e sono stati venticinque anni molto intensi, complicati e che, in qualche misura, hanno cambiato la natura e il tessuto democratico della società americana.

Ancora nel 2001, dopo lo shock degli attentati terroristici, l’America seppe mostrare una capacità di reazione democratica, sottraendosi di fatto a una spinta violentemente islamofobica; perfino il Presidente Bush, in qualche modo, prese le distanze dalla teoria nefasta dello sconto di civiltà, ovvero dell’Occidente in contrapposizione a tutto il mondo arabo-islamico.

Insomma, era un’America molto diversa

«Era un’America con molte energie vitali, capaci di entrare con rilevanza e autorevolezza nello spazio pubblico. L’America di oggi è diversa: è un’America che vive una sorta di tentazione autocratica proposta da un Presidente che disegna sollecitazioni autoritarie. Soprattutto c’è un filo rosso, quello del fondamentalismo religioso, che sottende, anzi, potremmo dire pretende di cambiare alcuni passaggi fondamentali della Costituzione americana».

Quali?

«Pensiamo all’attacco recentissimo della Commissione per la Libertà Religiosa al primo emendamento, cioè al principio di separazione tra lo Stato e le confessioni religiose, che è uno degli architravi della democrazia americana e quindi di quella laicità costitutiva, costruttiva e dialogante che abbiamo sempre conosciuto e riconosciuto all’America».

 Quindi confermiamo il titolo del volume del 2002?

«Certamente, anzi, oggi quel titolo assume maggior valenza, perché sottolinea una peculiarità che ha accompagnato il modello americano sin dal 4 luglio del 1776 e evidenzia l’opacità di oggi. Un’opacità che dobbiamo imparare ad analizzare e capire».