Giustizia di genere: tra promesse e realtà

Foto per gentile concessione di Graziella Priulla

Roma (NEV), 13 luglio 2026 – Speciale estivo in tre puntate su giustizia di genere. Prima puntata: la sociologia. Come siamo messi? Lo status quo ci interroga. Risponde la sociologa Graziella Priulla.

La definizione di partenza suona facile: donne e uomini hanno gli stessi diritti, le stesse responsabilità, le stesse opportunità, senza che queste dipendano dal sesso con cui si nasce. Parità di genere non significa cancellare le differenze. Significa garantire che ogni persona possa partecipare pienamente alla società e realizzare le proprie possibilità.

Quello che appare facile, è difficile da realizzare

La parità di genere era una delle grandi promesse del PNRR, una delle tre priorità trasversali del piano italiano. Tra gli obiettivi scritti nei documenti e i cambiamenti nella vita quotidiana delle persone, resta una distanza da colmare. I dati dell’Autorità anticorruzione lo confermano: la clausola del 30% di assunzioni femminili è rimasta spesso lettera morta.

Anche a livello europeo la giustizia di genere fatica a diventare una priorità. La Commissione europea non l’ha inserita tra gli undici criteri di valutazione dei piani nazionali. Gli interventi restano concentrati soprattutto su lavoro, istruzione e cura. Potere decisionale e violenza di genere restano marginali.

Molte Chiese protestanti, in Italia, in Europa e nel mondo, hanno da tempo inserito la parità e la giustizia di genere nelle proprie agende. Si impegnano a promuoverle e a difenderle nella società e nelle comunità.

Dove si annidano le discriminazioni, e come riconoscerle

La sociologa Graziella Priulla spiega: “La discriminazione di genere ha radici antichissime ed è profondamente innervata nell’ordito delle strutture dell’immaginazione e della cultura cui apparteniamo, a partire dalla lingua e dalle metafore, per arrivare al senso comune e ai proverbi popolari”.

Per Priulla la discriminazione attraversa ogni ambito della società: la famiglia, la scuola, la religione, il lavoro. “Transita da comunicazioni esplicite e comunicazioni implicite, che gli adulti trasmettono ai bambini e alle bambine fin dalla prima infanzia”.

C’è un punto su cui però insiste: bisogna riconoscere che qualcosa non va, “se le reazioni alla libertà femminile arrivano fino alla violenza fisica”.

Riconoscere gli stereotipi non significa imporre nuovi modelli. “Quando facciamo un percorso critico sugli stereotipi di genere non stiamo proponendo nuove regole: stiamo solo rendendo percettibili le regole invisibili che condizionano ognuno di noi”.

Il patriarcato è morto?

“La società cambia, le mentalità si evolvono, le generazioni si emancipano… – spiega – solo fino a un certo punto: quel punto che chiamiamo patriarcato e che fa comodo definire ormai morto. È un morto che parla, che pensa, che agisce”.

Una resistenza sociale

L’Italia è al settantanovesimo posto nel mondo secondo le analisi più recenti del Gender Gap Report, ricorda Priulla. “Le misure pensate per la parità, pur teoricamente utili, sono nella pratica vanificate dalla resistenza sociale e dalla stessa politica di governo, che nei fatti rema contro ciò che afferma con le parole”.

La scuola può cambiare tutto

Per Priulla la scuola resta uno dei principali motori del cambiamento. Ma «nonostante le donne siano oggi l’87% del corpo insegnante, la scuola italiana ufficiale parla ancora al maschile, scrive la storia al maschile, accetta le cancellazioni, non ha mutato i canoni».

Affrontare temi come genere, sessualità e violenza è ancora considerato da molti “un procedimento sovversivo”. Significa riconoscere che “i modelli di genere non attengono all’ordine naturale, ma a quello culturale”, e che quindi sono trasformabili.

La violenza invisibile

“La mascolinità tossica non è qualcosa di predeterminato dai geni. È il tipo di educazione a costruirla”, spiega Priulla. Attraverso i saperi trasmessi a scuola e in famiglia passa non solo la violenza esplicita del dominio, ma anche “quella violenza più insidiosa perché invisibile, che è l’interiorizzazione di un’immagine di sé dettata da altri”.

Da dove ripartire

Isolare la scuola dal mondo non risolve i problemi, avverte Priulla. Toni esasperati e artifici caricaturali hanno alimentato allarmi comprensibili in famiglie disinformate. Ma le riforme necessarie, sottolinea, «sarebbero sostanzialmente a costo zero».

Si tratterebbe di razionalizzare la formazione delle e degli insegnanti, oggi “priva di un piano coerente e abbandonata a molti gruppi di pressione, a molte agenzie fasulle, a molti esperti millantati tali”. Si tratterebbe di modificare i libri di testo.

La ricetta di Priulla è chiara: smettere di inventare fantasmi e di suscitare paure. Utilizzare invece “il repertorio serio e ricco degli studi di genere, presenti ormai in tutte le università”.

Ognuno può fare la propria parte

Il rispetto per l’altro e per l’altra può avviare il cambiamento. Si costruisce nel lessico di tutti i giorni: nelle immagini degli albi illustrati, negli aggettivi delle fiabe, nelle rappresentazioni dei video, nelle abitudini di gioco.

Sono azioni semplici, piccole. Ma Priulla ricorda un dato che pesa: “Il ministero dell’istruzione oggi vieta espressamente di toccare” questi temi, “sventolando uno spauracchio fasullo che chiama gender”.

Nella prossima puntata: giustizia di genere e fede. Che tipo di uomo era Gesù? Che cosa si intende per “violenza teologica”? E perché la giustizia di genere è un tema che le chiese non possono permettersi di ignorare?


Chi è Graziella Priulla

Già docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania, Graziella Priulla si occupa di formazione sui temi della differenza di genere. Tra i suoi libri: C’è differenza. Identità di genere e linguaggi (2013), Parole tossiche. Cronache di ordinario sessismo (2014), La libertà difficile delle donne (2016) e Viaggio nel Paese degli stereotipi (2017).


Fonti

Openpolis, Le misure del Pnrr per la parità di genere (2026) — https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/

Eurodiaconia, NextGenerationEU: report on Recovery and Resilience Facility — https://eurodiaconia.org/nextgenerationeu-commission-releases-report-on-recovery-and-resilience-facility-implementation/

RESISTIRÉ, Tackling gender inequality through national recovery plans — https://resistire-project.eu/project-news/tackling-gender-inequality-through-national-recovery-plans-ambition-without-concrete-solutions/

UN Women Training Centre, glossario — https://trainingcentre.unwomen.org/mod/glossary/view.php?id=36&mode=letter&hook=G&sortkey=&sortorder=

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