Colombia: un giovane metodista al Pellegrinaggio di Pace 2026

Young Adults Pilgrimage of Peace (YAPP) 2026, foto del Communications Team

Roma (NEV), 14 luglio 2026 – “Spesso pensiamo che esistano linee di demarcazione che ci dividono all’interno del cristianesimo, per non parlare poi delle divisioni basate su etnia, genere e nazionalità. Continuiamo a giudicare le minoranze proprio come fu giudicato Gesù. Essere più simili a Cristo significa prendere a cuore le problematiche sociali: non sono solo titoli di giornale, ma realtà concrete che si possono vedere, toccare e ascoltare”. 

È questa la riflessione di Nathaniel Flores. Giunto in Italia da Manila, nelle Filippine, per seguire gli studi universitari, Flores ha deciso di partecipare al Pellegrinaggio di Pace dei Giovani Adulti 2026 (Young Adults Pilgrimage of Peace 2026). L’evento, svoltosi in Colombia dal 27 giugno al 2 luglio, è stato promosso dal Comitato giovani e giovani adulti del Consiglio Metodista Mondiale (World Methodist Council). La decisione è stata accolta dall’approvazione unanime sia della Chiesa Metodista di Ponte Sant’Angelo a Roma, che Flores frequenta già da qualche anno, sia dall’Opera per le chiese metodiste in Italia (OPCEMI). 

Rivolta alle giovani e ai giovani dai 18 ai 35 anni, l’iniziativa rientra nell’ambito del Programma per la Pace (2024-2029) ed è stata organizzata in collaborazione con la Chiesa Metodista in Colombia, il Consiglio Missionario della Chiesa Metodista Coreana (Korean Methodist Church Mission Board) e il Consiglio Generale per i Ministeri Globali della Chiesa Metodista Unita (General Board of Global Ministries). A strutturare e coordinare i tavoli di lavoro internazionali in vista del pellegrinaggio è stata Stefanie Gabuyo, in qualità di presidente della Commissione per i giovani e i giovani adulti del Consiglio stesso. 

Dalla teoria all’esperienza sul campo 

“Dopo aver conosciuto gli altri pellegrini online, ho iniziato a chiedermi perché Dio mi avesse voluto proprio lì: non sto frequentando un master in Teologia, né mi occupo di attivismo ambientale legato alla fede”, ha raccontato Flores. “Per quanto il mio legame con Dio sia autentico, mi sto preparando a percorrere una strada laica, fatta di raccolta dati scientifici o di quel disorientamento tipico di chi si trova davanti a un supermercato di scelte. Eppure, sono salito su quel volo – anzi, su quei voli… tantissimi voli – per Bogotà a cuore aperto, convinto che Dio avesse un piano per me, anche se in quel momento non riuscivo ancora a vederlo.

Sono uno studente universitario di Psicologia, Sociologia e Marketing, discipline attraverso cui studio la condizione umana. Tuttavia, l’apprendimento teorico è completamente diverso dall’esperienza diretta e ha, potenzialmente, un impatto minore. Posso leggere le statistiche sulle vittime del conflitto armato, oppure posso sedermi in un giardino insieme alle famiglie dei defunti”. 

La crisi umanitaria e il percorso verso la riconciliazione 

Il pellegrinaggio ha voluto dare continuità all’incontro avvenuto a giugno del 2025 nella Repubblica Coreana, esplorando il percorso della Colombia verso la pace e la riconciliazione. Il Paese vive infatti una grave crisi umanitaria legata a oltre sessant’anni di conflitto armato interno. Secondo i dati storici e i monitoraggi ufficiali dell’UNHCR, nel territorio si contano circa 7 milioni di sfollati interni e quasi 3 milioni di persone bisognose di protezione internazionale. 


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L’impatto della cooperazione ecumenica e interreligiosa 

In tempi in cui le popolazioni continuano ad affrontare guerre, sfollamenti, polarizzazione e crisi umanitarie, il Pellegrinaggio esorta ad ascoltare, confrontarsi e camminare insieme, costruendo relazioni che superino le differenze. 

Attraverso l’invito a far parte di una rete mondiale di costruttori e costruttrici di una pace concreta, a lungo termine e incentrata sui valori cristiani, il programma mira a far acquisire le competenze necessarie per promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso la giustizia, la riconciliazione e la nonviolenza. L’iniziativa punta inoltre a rafforzare la collaborazione ecumenica e interreligiosa con organizzazioni chiave, come l’Ufficio di collegamento metodista di Gerusalemme (The Methodist Liaison Office in Jerusalem) e il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC). 

“Quello che pensavo fosse un semplice viaggio in Colombia si è rivelato una testimonianza di speranza, poiché ogni singola persona con cui abbiamo conversato si stava dedicando alla costruzione di un mondo migliore”, ha concluso Flores. “Si tratta di qualcosa che va oltre la religione, si tratta di umanità. Dopo questo pellegrinaggio, la mia identità di cristiano è cambiata: non è più incentrata su me stesso, ma sulla comunità. È stato un esercizio per accrescere la mia empatia, e sono grato per la guida del Signore in questo cammino”. 

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Foto di Nathaniel Flores