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Home Ecumenismo e dialogo SAE. Una sessione ricca di diversità che guarda al futuro
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SAE. Una sessione ricca di diversità che guarda al futuro

Di
Agenzia NEV
-
7 Agosto 2026
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    Foto di Laura Caffagnini

    Roma (NEV), 7 agosto 2026 – Qui di seguito, il comunicato stampa finale della sessione di formazione ecumenica del Segretariato per le attività ecumeniche (SAE), tenutasi dal 26 luglio al 1° agosto 2026. Numerosi i nomi protestanti che figurano fra relatori, relatrici e partecipanti. Tra questi, anche il Segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Baratto.

    Tutti gli approfondimenti, le interviste, le foto e alcune registrazioni video, nello speciale curato da Laura Caffagnini, a questa pagina: Area speciale sessione 2026 – Pagina speciale sessione 2026 – SAE nazionale

    I comunicati stampa completi sono disponibili al seguente link: 2026 – SAE nazionale


    Si è conclusa al Monastero di Camaldoli la 62a sessione di formazione ecumenica del Sae (Segretariato attività ecumeniche) che ha affrontato il tema “Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica. Tu sei veramente un Dio misterioso (Is 45,15)”.

    Come ha commentato il presidente Simone Morandini nelle conclusioni, è stata una settimana all’insegna di una diversità ricca per la presenza sia di esponenti di diverse confessioni cristiane sia di ebrei, musulmane e musulmani di diversi orientamenti. Una sessione in cui i giovani hanno avuto una presenza significativa, sia numericamente sia qualitativamente.

    La domanda sul tavolo è stata: “Come stare ecumenicamente in questo tempo di secolarizzazione?”. Innanzitutto Morandini ha rilevato la sfida della comprensione: «Come ci hanno detto Debora Spini, Luigi Berzano, Gianfranco Brunelli, Roberto Repole e Giuseppe De Simone, diffidiamo di letture semplicistiche della realtà. Cogliamo la relatività della nostra esperienza della secolarizzazione: in America Latina, Europa orientale e Stati Uniti vivono esperienze diverse, testimoniate da Hanz Gutierrez, Sergej Tikhonov e Massimo Faggioli. Evitiamo di demonizzare la secolarizzazione».

    Senza sottovalutare la sfida delle chiese vuote, ricordata da Fulvio Ferrario, il presidente del Sae ha ricordato l’invito di Lucia Vantini: «”Vediamo cosa di buono è iniziato, cosa sta germogliando”. Come mantenere vivificante la testimonianza dell’evangelo in comunità che lo pratichino e lo annuncino. Dobbiamo anche interrogarci su quei frutti perversi della secolarizzazione che del religioso prendono solo il volto violento e lo traducono in odio, in particolare odio antiebraico e anti-islamico, e sulle tensioni che sperimentiamo dentro e tra le nostre chiese».

    Morandini ha introdotto un’altra domanda: «”Come contrastare questi volti della secolarizzazione non facendo guerra ma proponendo forme stili di vita intense ma non fondamentaliste?”. Come chiese siamo un po’ sgangherate – come ha detto Alessandra Trotta – e tuttavia siamo forti della grazia di Dio, che ci sorprende al di là delle nostre forze, per rinsaldare la speranza, coltivarla e custodirla in noi per offrirla e condividerla, come ha suggerito Vladimir Laiba, attingendo all’inedito della Pasqua talvolta inquietante che sempre ci stupisce, secondo le parole di Repole. Una speranza che può essere più salda se sa attingere a radici più profonde, non quelle a cui si richiama chi si appella a identità forti da usare come accette, ma quelle che dicono di vocazioni che ci strappano al ripiegamento su noi stessi e ci proiettano oltre, per una “chiesa in uscita”».

    Per realizzare questo programma, «ci sono molte vie e molte forme, nel segno dell’incontro e della sinodalità ecumenica, istanza postaci in maniera forte da Riccardo Battocchio e Serena Noceti. Credo che questa sia una realtà da coltivare e su cui continuare a lavorare, per abitare lo spazio pubblico senza timore e senza arroganza. Tutto questo possiamo farlo se siamo capaci di ascoltare quella vita che vive feconda attorno a noi, evocata da Vantini, e dare testimonianza alla vita e alle sue ambivalenze in quella dialogicità creatrice di relazioni di cui ci parlava Francesco Zaccaria».

    In sintesi, la sfida è di «ritessere il corpo delle nostre chiese e il corpo della Chiesa invisibile, unica chiesa di Cristo, come spazio terapeutico, come ci ha detto Francesca Debora Nuzzolese. La chiesa non è qualcosa di altro dalla parola di salvezza perché Dio ci salva e ci vuole salvare come popolo e come popoli. Tutta questa varietà di dimensioni potrebbe farci tremare. E tuttavia la logica è quella indicataci da Erica Sfredda nella sua meditazione: il seme che ci mostra la fragile realtà che cresce e germina al di là di quello di cui possiamo accorgerci. E il seme chiede di essere coltivato perché davvero possa germinare forme di vita consonanti con tale annuncio».

    In questa prospettiva Morandini ha riletto anche il ruolo dell’associazione: «Il Sae non è una chiesa, ma una realtà che opera per coltivare questi semi che stanno crescendo. Perché l’ecumenismo fa differenza, porta buoni frutti e ne abbiamo segni. Ci sono realtà che meritano di essere coltivate: le novità dei Patti e la Charta Oecumenica e il lavoro di pace che stiamo provando a fare.

    Il Sae vuole essere un servizio al cammino delle chiese a partire da Maria Vingiani, nel segno della laicità e dell’interconfessionalità, con il privilegio della formazione come grande sfida ecumenica. Sessant’anni sono passati dalla fondazione, questo è per noi un anniversario. Noi facciamo tenacemente ecumenismo, qui e nei gruppi locali che al nord al sud e al centro sono tenacemente presenti nelle città italiane. A settembre avremo il convegno dei giovani e un incontro online sul nostro documento sulla pace. Stiamo lavorando sull’archivio di Maria Vingiani. Il cammino ecumenico ha bisogno di una solida e buona memoria dei cammini passati».

    Dopo il ringraziamento al comitato esecutivo e a quante e quanti hanno collaborato al successo della sessione, il presidente del Sae ha concluso con un augurio: «Buona strada del lavoro ecumenico tra continuità e novità, guidata da un futuro che ci attrae. Ci accompagni il Dio misterioso di Isaia nascosto eppure salvatore, ricco di mistero ma potente nella misericordia».

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