Intelligenza artificiale e cura d’anime: il confine

Intelligenza artificiale e cura d’anime: la prima manager AI di una chiesa luterana tedesca traccia un confine chiaro e utile.

Foto di Tara Winstead tratta da https://www.pexels.com/

Roma (NEV/CELI), 17 agosto 2026 – Dal primo febbraio 2026 Judith Armbruster ha un lavoro che fino a pochi mesi fa non esisteva: è la prima manager per l’intelligenza artificiale (KI-Managerin) di una chiesa evangelica in Germania.

Il posto è finanziato a metà dalla Chiesa evangelica luterana del Württemberg, e dalla Chiesa evangelica in Assia e Nassau.

Judith ha 37 anni, studi in design dell’informazione e media interattivi, un master in gestione agile di progetti.

Ha lavorato per Bosch e per una società di ingegneria del software. Nel tempo libero suona il trombone in una banda. Ed è predicatrice laica (Prädikantin) della chiesa luterana del Württemberg.

Il suo compito? Triplice: sviluppare le linee guida sull’intelligenza artificiale; formare il personale fino all’ottenimento di una specie di «patente AI»; individuare dove la tecnologia serve davvero.

Mezz’ora invece di due giorni

Un esempio concreto lo ha raccontato lei stessa al servizio stampa evangelico epd.

Dopo un corso di formazione, una segretaria parrocchiale ha riassunto le delibere degli ultimi anni partendo dai verbali pubblici in mezz’ora.

Prima le sarebbero serviti due giorni.

In Assia e Nassau, Armbruster lavora a un progetto sul passaggio di consegne e competenze: chi va in pensione non scrive più un memoriale per il successore, ma fa un’intervista con l’intelligenza artificiale, che la sintetizza e ne ricava un elenco di cose da fare.

L’obiettivo è semplificare l’amministrazione per lasciare più tempo a quello che lei chiama il «core business»: il lavoro con le persone.

Sulla predica, un no e un forse

Farsi scrivere una predica interamente dall’intelligenza artificiale non le interessa.

Ma l’AI può aiutare nella preparazione: cercare un termine teologico, dare un riscontro. La domanda che le sembra utile porre alla macchina è questa: «Come potrebbe arrivare questo testo a un ragazzo di catechismo, o a qualcuno che non è mai entrato in chiesa?».

Una pastora, racconta, l’ha usata per trovare idee nuove sul quindicesimo matrimonio celebrato con lo stesso versetto biblico…

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