Rassegna stampa NEV – Notizie evangeliche, ecumeniche, inter-fedi

Dolly Parton: un’icona queer con una fede profonda / Germania: I media delle Chiese nel dibattito attuale / Inghilterra: dopo l’incendio, il vescovo Gorick elogia la solidarietà / India: dove crescono il tè e la resistenza cristiana / Nigeria: Pillay, le donne al centro della missione della Chiesa / Tatuaggi religiosi: una fede che ti entra sotto pelle

Foto NEV

Roma (NEV), 27 agosto 2026  – Le notizie in breve dell’Agenzia stampa NEV – Notizie evangeliche, ecumeniche, inter-fedi. Per segnalazioni scrivi a nev@fcei.it


Dolly Parton: un’icona queer con una fede profonda

Dolly Parton è cresciuta in una famiglia religiosa: suo nonno era pastore di una comunità pentecostale. Preghiere, Bibbia e chiesa hanno fatto parte della sua infanzia, e la fede è rimasta importante nella sua vita. Diceva: “Credo semplicemente che Dio esista. Credo che Dio mi aiuti, mi guidi. Gli parlo ogni giorno”.

Era una cristiana dalla fede profonda e, allo stesso tempo, un’icona per la comunità queer: per tante persone è diventata una voce capace di dire, semplicemente, “Puoi essere te stesso”. Per lei il cristianesimo non significava dire agli altri come vivere, ma parlare di speranza, amore e libertà di trovare la propria strada.

La cantante country, autrice e attrice statunitense è morta il 25 agosto 2026, a 80 anni. Dagli anni ’70 è stata tra le artiste di maggior successo al mondo, con oltre 100 milioni di album venduti e numerosi brani in vetta alle classifiche.

Non è stata solo l’imprenditrice che mantenne i diritti di “I Will Always Love You”, guadagnando enormemente quando Whitney Houston portò la canzone al successo mondiale. Ha condiviso la sua ricchezza, impegnandosi in particolare con Dolly Parton’s Imagination Library, il programma di alfabetizzazione oggi attivo in numerosi stati degli Stati Uniti.


Germania: I media delle Chiese nel dibattito attuale

Tobias Bilz, il vescovo regionale evangelico della Sassonia, appella i media delle Chiese a un giornalismo preciso e prudente. Li considera un’opportunità significativa per le Chiese di costruire spazi di confronto e dibattito. Il giornalismo ecclesiale, perciò, dovrebbe essere critico senza alimentare le tensioni.

Bilz è intervenuto il 14 agosto a Lipsia, durante la celebrazione per gli 80 anni del settimanale ecclesiastico Der Sonntag. Per il teologo Roland Rosenstock, la digitalizzazione pone nuove sfide: “Il futuro è crossmediale”. La storica Bettina Westfeld chiede ai media ecclesiali una “chiarezza rispettosa”. Per il ricercatore sociale Hermann Binkert, invece, non serve più coraggio per essere chiari: “Ma è importante prendere posizione”, senza rinunciare all’apertura e al dialogo.

Il Premio dei media evangelici 2026 è stato assegnato alla comunità di Dresda-Ovest per la sua newsletter Westwind.


Inghilterra: dopo l’incendio, il vescovo Gorick elogia la solidarietà

Il vescovo di Dudley, nella diocesi di Worcester, Martin Gorick, ha raccontato la reazione della comunità dopo un vasto incendio boschivo a Stourbridge, la scorsa settimana. Il rogo ha costretto diverse persone, tra cui il vescovo e sua moglie, a lasciare le proprie case.

Gorick ha sottolineato il valore della solidarietà tra persone di diverse fedi e convinzioni: “Quando le persone sono nel bisogno, non è una questione politica o divisiva: bisogna unirsi per aiutarle”.

Il vescovo ritiene inoltre che il cambiamento climatico debba essere preso sul serio. “La Church of England si è impegnata in questo senso. La nostra diocesi si sta adoperando a livello locale. Le “chiese ecologiche” contribuiscono tutte a fare la differenza, anche se si tratta solo di un piccolo contributo: tutto questo conta”.

“La Chiesa deve essere portatrice di speranza e dire: “Sì, è una cosa seria”, ma noi siamo persone di speranza. Dobbiamo avere fiducia in Dio e nel popolo di Dio, affinché insieme possiamo fare la differenza e prenderci cura del mondo di Dio”.


Nigeria: Pillay, le donne al centro della missione della Chiesa

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) è in visita in Nigeria per rafforzare i legami di comunione e collaborazione tra le Chiese. Alla Mother’s Union della Chiesa del Signore (Aladura), il segretario generale del CEC Jerry Pillay ha ringraziato le donne per la loro testimonianza di fede, la preghiera e il servizio alla Chiesa, alle famiglie e alle comunità.

“Nel corso della storia della fede cristiana, le donne sono sempre state al centro della missione di Dio”, ha affermato Pillay. Dalle donne che hanno seguito Gesù alle prime testimoni della risurrezione, Dio le chiama a essere “portatrici di speranza, artefici di riconciliazione e discepole fedeli”.

Pillay ha sottolineato anche il ruolo della Nigeria nel movimento ecumenico e nella testimonianza cristiana in Africa e nel mondo. Il ministero delle madri e delle donne cristiane è, ha concluso, “più vitale che mai”.

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India: dove crescono il tè e la resistenza cristiana

Chi raccoglie il nostro tè? Il tè si beve in tutto il mondo, ma raramente ci chiediamo chi lo produce e in quali condizioni. Il teologo indiano Anup Indwar è cresciuto in una comunità Adivasi nell’Assam, in India. Oggi è pastore della Gossner Evangelical Lutheran Church (GELC) e professore di teologia cristiana.

Conosce la povertà e la dipendenza dai proprietari delle piantagioni. Le persone che lavorano nei campi hanno spesso scarso accesso a cibo, istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza sociale. Per Indwar, è proprio in questo contesto che la fede evangelica può restituire dignità e speranza.

Ogni domenica, al culto si canta e si danza: “È lo spirito di una comunità che si rifiuta di rinunciare alla speranza, perché la nostra speranza è radicata in Dio”. Richiamando Luca 4,18, Indwar afferma: “Gesù si è fatto solidale con persone come noi; Dio vede le fatiche e le lotte degli oppressi”.

Il pastore Indwar si fa portavoce di questa resistenza cristiana: “La nostra storia non è solo una storia di sofferenza, ma anche una storia di resilienza”.

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Tatuaggi religiosi: una fede che ti entra sotto pelle

Quanto sono religiose le persone che scelgono un tatuaggio religioso? Gesù, Maria, mani giunte in preghiera, ma anche l’Arca di Noè, Davide e Golia e l’arcangelo Michele sono tra i motivi che oggi compaiono sulla pelle.

Il teologo cattolico Paul-Henri Campbell parla di una “pietà personalizzata”. Nei suoi studi ha individuato una lunga tradizione del tatuaggio cristiano, già presente nei primi secoli. Il tatuaggio può così diventare un segno visibile e permanente della fede.

È solo una moda o è anche una forma di identità religiosa?

Una prospettiva diversa arriva dal tatuatore Massimo Miai, specializzato in soggetti religiosi. Con il suo progetto Italian Religious Tattoo recupera l’immaginario della cultura cattolica italiana: Madonne, santi, simboli e scene bibliche. “Non è uno stile religioso. Non è un atto di fede”, spiega. È piuttosto un incontro tra la tradizione visiva italiana e il linguaggio contemporaneo del tatuaggio.