Un’altra economia è possibile

un frame dal video https://www.youtube.com/watch?v=4o67a6BBBd0

Roma (NEV), 31 agosto 2026 – Una nuova puntata della rubrica “Pace, tra globalizzazione e ambiente”, per sensibilizzare sui problemi che l’ingiustizia economica e la distruzione della Terra pongono ai credenti di fede cristiana e al mondo intero. Il contributo di oggi è curato da Antonio Fiorino, membro della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).


Un’altra economia è possibile, una economia che riconosce le fratture e le diseguaglianze, che è capace non soltanto di interrogarsi sulle scelte passate e presenti, ma con coraggio prova a guardare al futuro anche con proposte radicali.

La chiesa cattolica romana già da qualche anno ha deciso di aprire un dialogo franco al suo interno coinvolgendo operatori finanziari, mondo accademico e realtà territoriali a livello globale, aprendo prospettive molto interessanti su una proposta cristiana sulle dinamiche speculative del mercato dei fondi di investimento. Lo sta facendo attraverso il movimento “the Francesco Collaborative” ( https://francescocollaborative.org/) e la “Catholic Initiative” (https://thecatholicinitiative.org/), due network che raggruppano diversi stakeholders con l’intento di promuovere investimenti che siano in linea con l’insegnamento sociale della chiesa. Le proposte sono chiare, decarbonizzazione progressiva dei fondi di investimento, stop alle speculazioni dei produttori di armi che scommettono sulle incertezze del diritto internazionale e sui conflitti di lunga durata, e rimettere al centro dell’economia la cura della casa comune, il Creato.

Un esempio concreto è stato raccontato da Sister Sue Ernster, presidente della congregazione francescana dell’Adorazione Perpetua in Wisconsin, durante una conferenza pubblica tenutosi lo scorso inverno presso la Georgetown University a Washington DC. Incontro pubblico, a cui ho assistito, inserito proprio all’interno di una serie di seminari e tavole rotonde organizzato per operatori finanziari e opere religiose all’interno del cammino nato della lettera enciclica Laudato Sì scritta da papa Francesco nel 2015. Incontro organizzato da “Initiative on Catholic Social Thought and Public Life” che nasce ed opera proprio dentro la Georgetown University (https://catholicsocialthought.georgetown.edu/) una delle principali università americane per gli studi di economia e giurisprudenza.

Sister Sue Ernster ha raccontato un episodio che nella sua semplicità permette però di riflettere in profondità sulle sperequazioni economiche e sulle dinamiche di crescita indiscriminata che vengono proposte quotidianamente nella nostra società capitalistica. Quelle rappresentazioni numeriche, algoritmi, scambi di borsa, flussi di capitali non sono mai infatti astrazioni fine a sé stesse, come purtroppo troppo spesso chi si occupa di economia tende a rappresentare, ma hanno ripercussioni concrete anche sui corpi delle persone, sui territori.

L’episodio è in effetti un unicum e un precedente storico, nelle relazioni complicate tra chiese cristiane e popolazioni indigene, apre a riflessioni veramente ben più ampie del singolo specifico fatto di cronaca, mentre allo stesso tempo ci costringe a fare i conti con la distanza che spesso separa la speculazione economica al rispetto delle radici e delle relazioni che tutti noi abbiamo con i nostri territori.

Le sorelle francescane della Perpetua Adorazione fanno oggi i conti con una decrescita vocazionale costante nel tempo, che ha visto ridurre il numero delle ordinazioni e va di pari passo ad un invecchiamento generale delle sorelle ordinate. La congregazione ha scelto consapevolmente di non inseguire la crisi ma bensì di affrontare con scelte mirate questa dinamica interna e intraprendere un percorso di riparazione e guarigione con la tribù Ojibwe (Chippewa) del Lake Superior. La congregazione nel 1966 aveva acquistato per 30mila dollari 2 acri di terreno nel Lac du Flambeau nel Winsconsin, terreno utilizzato negli anni come casa generalizia e di ospitalità (https://youtu.be/4o67a6BBBd0?si=OsFL4j8mPMXHUBGO). Con la riduzione numerica della congregazione si era deciso inizialmente di mettere in vendita questi terreni, il cui valore aveva superato i 2,5 milioni di dollari, ma la congregazione ha scelto di seguire una strada completamente diversa.

Si inserisce in questa decisione il passato di questa congregazione che a partire dagli inizi del XIX secolo e purtroppo fino ad anni abbastanza recenti aveva in gestione un collegio in cui venivano ospitati ed educati proprio i bambini delle comunità indigene dei nativi americani di quei territori. Un episodio di storia recente tremendo, che ha visto le scuole gestite da alcune congregazioni religiose cristiane, perpetrare una rimozione forzata della cultura indigena ritenuta al tempo antistorica e primitiva. Migliaia le vittime di abusi e violenze negli anni, difficile quantificare il danno in ordine di vite umane (numerosissimi i suicidi), disturbi dello sviluppo, rimozione culturale, violenze fisiche ai danni di quelle comunità indigene a cui noi colonizzatori europei e americani mai abbiamo riconosciuto il diritto pieno alla sopravvivenza e all’autodeterminazione.

La congregazione ha scelto di fare una scelta assolutamente antieconomica, mettendo al centro non solo il valore economico di una scelta finanziaria, ma ponendola in un piano secondario rispetto alla possibilità di fare un investimento di restituzione verso quei territori purtroppo feriti. Con una cifra simbolica estremamente piccola, le tribù hanno riacquistato i terreni che rischiavano di finire nelle mani di una speculazione edilizia e alla costruzione di un grande resort turistico. Questo episodio rappresenta la rottura di un circolo di violenza che partendo dai primi anni del 1800, ha attraversato anni in cui le popolazioni indigene americane sono state marginalizzate e abusate. Un episodio di riconciliazione in cui la congregazione religiosa ha fatto i conti con il passato tragico, il presente di crisi vocazionale e un futuro in cui le popolazioni espropriate del loro retaggio ancestrale tornano a vivere il territorio con spirito di comunità e perdono.

Difficile è stato per la congregazione religiosa, soprattutto per la commissione che si occupa delle finanze, affrontare la perdita di un possibile investimento consistente, ma le sorelle della Perpetua Adorazione hanno messo come priorità economica la riparazione e la riconciliazione.

Come cristiane e cristiani siamo chiamati a fare scelte consapevoli, siamo chiamate anche a ricordare che le scelte economiche e finanziarie, sono soggette non solo alla ricerca di un profitto e di una crescita, ma devono tenere in conto che al centro non c’è solo un algoritmo numerico, che è possibile portare avanti un’economia che guarda al vangelo e agli insegnamenti cristiani di cura del creato e cura reciproca tra esseri umani.

Questo dibattito, come commissione GLAM, ci sembra purtroppo poco presente nelle nostre chiese, sarebbe importante avere una voce chiara verso i membri di chiesa ma anche verso l’esterno che vada oltre la trasparenza: alle parole dell’economia crescita e profitto, potremmo provare ad aggiungere riconciliazione e collaborazione.

Antonio Fiorino

Membro commissione GLAM