
Roma (NEV), 7 Settembre 2026 – Enzo Bianchi e Maria Bonafede — due figure centrali del dialogo ecumenico e della spiritualità in Italia — sono sempre stati legati da una lunga storia di collaborazione e stima reciproca in iniziative culturali e teologiche. Partecipando al funerale di Bianchi, Bonafede gli ha dedicato le parole che pubblichiamo qui di seguito.
Sono qui per portare il saluto e la partecipazione della Chiesa Valdese per la morte di Enzo Bianchi, amico fin da studente universitario a Torino, degli evangelici Torinesi — in modo particolare Battisti e Valdesi — che invitava a casa sua in Via Piave per studi biblici e approfondimento della fede e del dialogo ecumenico profondo. Quel dialogo che cerca la concordanza, cioè la sintonia dei cuori e degli intenti, senza tema delle differenze, anche quelle grandi, nel modo di vivere e confessare la fede cristiana.
La chiesa Valdese piange insieme a tutti voi oggi la scomparsa di un cristiano intelligente e sensibile al movimento del Vento che, come dice Gesù a Nicodemo nel Vangelo di Giovanni, “soffia dove vuole e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; perché così è di chiunque è nato dallo Spirito”.
Ma siamo anche qui e oggi al funerale di Enzo Bianchi per ringraziare Dio di avercelo dato, di aver goduto della sua passione per lo studio e l’indagine acuta delle Sacre Scritture. Siamo grati per i suoi moltissimi scritti, per i riconoscimenti meritati, per la sua curiosità intellettuale ed esistenziale nel dialogo ecumenico ed interconfessionale, e per la sua capacità di annunciare l’Evangelo in molte e diverse occasioni e attraverso ogni strumento (penso ad esempio alle innumerevoli partecipazioni alla trasmissione di Gabriella Caramore “Uomini e profeti” su RAI radio 3). Ma siamo grati anche per la sua capacità di dialogare con la cultura e le sfide che essa pone.
La creazione della comunità di Bose è stata l’intuizione che — tramite l’accoglienza, la convivenza, la preghiera ed il confronto costante — la vita cristiana è più forte, capace di sconfiggere la solitudine degli individui e delle chiese e di favorire la crescita della fede e della speranza.
Vorrei concludere citando Enzo Bianchi nella lettera che ha scritto in occasione della morte di un suo, mio e nostro caro amico: Paolo Ricca, pastore e teologo Valdese.
“Ormai ci seguirà da quello spazio di comunione trinitaria in cui è entrato, uno spazio più grande di ogni nostra divisione. A lui, la nostra riconoscenza per la sua testimonianza cristiana, la sua amicizia fedele e la sua lealtà teologica e spirituale. Sappiamo che non lo perdiamo, ci sarà presente in un modo altro, ancora più essenziale e profondo.”

























