Roma (NEV), 2 ottobre 2026 – La Diaconia valdese / Servizi salute, ha appena diramato un comunicato stampa in cui si afferma: “Disponibili a costruire la riforma, ma occorre garantire la tenuta delle strutture”.
Il comunicato stampa giunge in seguito al tavolo di confronto tra Diocesi di Pinerolo, Diaconia Valdese e Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità tenutosi lo scorso 30 settembre per parlare della riforma annunciata dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nel dibattito del 31 agosto 2026. La proposta sarebbe quella di “collegare ogni posto letto convenzionato in RSA all’assistenza di altri quattro o cinque anziani a domicilio. Un’impostazione che attribuirebbe alle strutture nuove responsabilità nella presa in carico territoriale”, spiega la Diaconia valdese. Il tavolo “condivide l’obiettivo di rafforzare l’assistenza a domicilio e chiede che questo percorso valorizzi e sostenga anche la residenzialità, essenziale per chi necessita di cure continuative” si legge ancora sul comunicato stampa. Dal confronto sono emerse preoccupazioni e perplessità sulle modalità di attuazione della riforma.
Sono tre le questioni fondamentali sottolineate nel comunicato: una riforma ha bisogno di risorse e persone; per costruire il futuro, bisogna sostenere il presente; difendere le RSA significa difendere i territori.
Sul primo punto, si chiede in particolare che la Regione chiarisca come intende sostenere la riforma sul piano economico e delle risorse umane. Servono finanziamenti, ma anche standard assistenziali precisi, garanzia per i servizi domiciliari, organici adeguati.
“In un settore già segnato dalla difficoltà di reperire infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali, ampliare i compiti delle RSA richiede investimenti nella formazione, nel reclutamento e nella stabilità del lavoro” scrive la Diaconia valdese. E aggiunge: “Servono risorse aggiuntive, adeguate e strutturali. Il semplice trasferimento di budget dalla residenzialità alla domiciliarità rischierebbe di indebolire servizi indispensabili senza garantire la sostenibilità di quelli nuovi”.
Sul secondo punto, si chiede piena attuazione degli impegni assunti con il Patto per un Welfare innovativo e sostenibile: “Gli interventi già adottati devono tradursi in un sostegno effettivo, tempestivo e sufficiente a garantire l’equilibrio delle strutture. La domanda è concreta: come si pensa di affidare alle RSA un ruolo più ampio nella nuova riforma se non si riesce a sostenerne adeguatamente l’attività ordinaria? Le strutture chiedono condizioni che permettano di assicurare qualità della cura, rispetto dei contratti di lavoro e rette sostenibili per le famiglie”.
Quanto al terzo punto, considerando che il sistema piemontese conta 33.025 posti letto RSA accreditati, esclusi i posti dedicati all’Alzheimer, con una rete di imprese sociali, fondazioni, enti e gestori che assicura assistenza e sostiene l’economia dei territori, l’ordine di grandezza è di circa 25.000–30.000 persone occupate: personale sanitario, assistenziale, educativo, amministrativo e dei servizi, comprendendo chi lavora attraverso cooperative e appalti.
“La crisi delle RSA mette quindi a rischio migliaia di posti di lavoro e può compromettere gli equilibri economici di piccoli Comuni e interi territori. Ogni struttura che si indebolisce significa meno assistenza, meno occupazione, meno servizi e maggiore pressione sulle famiglie”.
Nel comunicato si chiede alla Regione di “avviare subito un percorso di progettazione condivisa con gli enti gestori e i soggetti del territorio: un tavolo operativo con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità definiti, per costruire un modello virtuoso, sostenibile e replicabile. La riforma deve uscire dalla dimensione della promessa elettorale e diventare una scelta concreta di politica pubblica”.
Insomma, scrive la Diaconia valdese, “servono atti concreti”. E conclude: “Noi ci siamo e vogliamo essere protagonisti di questa riforma. Ma dobbiamo arrivare vivi per poterla sostenere, garantendo agli anziani il diritto a cure di qualità e accessibili. Non si può costruire il welfare di domani lasciando sole le famiglie e indebolendo i presidi che oggi garantiscono assistenza: sostenere subito le RSA è l’unico modo per assicurare continuità di cura alle persone non autosufficienti e futuro ai nostri territori. Per questo serve una programmazione pluriennale, capace di dare stabilità al sistema e di garantire un futuro alle persone assistite, alle loro famiglie e ai lavoratori che ogni giorno rendono possibile la qualità e la continuità dei servizi”.
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