{"id":52745,"date":"2026-08-03T06:54:20","date_gmt":"2026-08-03T04:54:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nev.it\/nev\/?p=52745"},"modified":"2026-08-02T07:24:58","modified_gmt":"2026-08-02T05:24:58","slug":"arte-e-ia-thanchanok-belforte-spazio-di-ascolto-palestra-di-vita-relazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nev.it\/nev\/2026\/08\/03\/arte-e-ia-thanchanok-belforte-spazio-di-ascolto-palestra-di-vita-relazione\/","title":{"rendered":"Arte e IA. Thanchanok Belforte: &#8220;spazio di ascolto, palestra di vita, relazione&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Roma (NEV), 2 agosto 2026 \u2013 Arte e Intelligenza artificiale (IA). Convergenze e divergenze, fratture e contaminazioni tra queste due creazioni umane, sono lo spunto di questo <a href=\"https:\/\/www.nev.it\/nev\/tag\/arte-e-ia\/\">speciale estivo<\/a> in chiave intergenerazionale e interdisciplinare.<\/p>\n<p>In questa intervista, la voce di <strong>Thanchanok Belforte<\/strong>, artista e docente di Disegno e Storia dell\u2019Arte al Liceo Valdese di Torre Pellice. Belforte ha studiato Stampa e Grafica d\u2019Arte. Valdese, \u00e8 Presidente della Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI). Dal 2025 fa parte del Consiglio di chiesa di Torre Pellice. In questo momento si trova in Thailandia.<\/p>\n<h4><b> L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 essere sia una minaccia, sia uno straordinario alleato della creativit\u00e0. Cosa ne pensa?<\/b><\/h4>\n<p>Condivido questo punto di vista. Se osserviamo la storia dell\u2019arte, ci rendiamo conto che ogni innovazione tecnica \u00e8 stata inizialmente accolta con diffidenza, per poi entrare a far parte del linguaggio artistico. L\u2019arte, del resto, ha sempre saputo trovare nuovi strumenti per raccontare e interpretare il proprio tempo.<br \/>\nAnche l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 rappresentare un mezzo creativo, purch\u00e9 non sostituisca il processo di ricerca, ma lo affianchi e lo arricchisca. Tutto dipende dall\u2019intenzione e dal contesto in cui viene utilizzata. Spesso tendiamo a vedere l\u2019IA come una sorta di \u201cbuco nero\u201d capace di assorbire e annullare la creativit\u00e0 spontanea. In realt\u00e0, la creativit\u00e0 non risiede nello strumento, ma nella capacit\u00e0 dell\u2019essere umano di interpretare il mondo, porsi domande e dare forma a un pensiero. Se l\u2019intelligenza artificiale contribuisce a questo percorso, pu\u00f2 diventare un prezioso alleato; se invece finisce per sostituire completamente l\u2019esperienza umana, rischia di impoverire il significato e il valore dell\u2019opera.<\/p>\n<h4><b>Gesto manuale, materia, strumenti analogici (pennello, carta, voce, corpo, silenzio). A cosa non rinuncerebbe? E perch\u00e9?<\/b><\/h4>\n<p>Non rinuncerei mai al rapporto diretto con la materia. Mi considero ancora, in fondo, di indole \u201canalogica\u201d. Negli ultimi anni ho lavorato con materiali diversi come metallo, carta e tessuti, ciascuno con caratteristiche proprie, ma tutti capaci di raccontare il tempo, la fragilit\u00e0 e la trasformazione. Il gesto manuale lascia tracce irripetibili: un\u2019incisione, una piega, un\u2019imperfezione custodiscono la storia dell\u2019opera e il percorso di chi l\u2019ha realizzata. Per questo credo che il contatto fisico con i materiali non sia soltanto una questione tecnica, ma un vero e proprio modo di pensare e di creare. Anche quando utilizzo strumenti contemporanei, sento sempre l\u2019esigenza di tornare alla manualit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 proprio l\u00ec che nasce il dialogo pi\u00f9 autentico tra l\u2019idea e la sua concreta realizzazione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_52747\" aria-describedby=\"caption-attachment-52747\" style=\"width: 270px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-52747\" src=\"https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-270x300.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-270x300.jpg 270w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-922x1024.jpg 922w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-768x853.jpg 768w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-600x667.jpg 600w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-1383x1536.jpg 1383w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-1843x2048.jpg 1843w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-696x773.jpg 696w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-1068x1186.jpg 1068w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02-378x420.jpg 378w, https:\/\/www.nev.it\/nev\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Belforte-02.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 270px) 100vw, 270px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-52747\" class=\"wp-caption-text\">Thanchanok Belforte<\/figcaption><\/figure>\n<h4><b>L\u2019atto creativo nasce da una ispirazione dentro di s\u00e9, oppure c\u2019\u00e8 qualcosa di altro (il divino, il mistero, l\u2019inconscio, la natura, la comunit\u00e0) che attraversa l\u2019opera? Come definirebbe questa esperienza?<\/b><\/h4>\n<p>Ogni opera segue un percorso diverso e, con essa, cambiano anche le fonti di ispirazione. A volte tutto nasce da un\u2019esperienza personale, altre da un\u2019opera del passato, da un paesaggio, da un incontro o da una domanda che continua ad accompagnarmi nel tempo. Non credo che l\u2019ispirazione appartenga soltanto alla dimensione interiore: la considero piuttosto il risultato di un dialogo continuo tra ci\u00f2 che siamo e ci\u00f2 che il mondo ci restituisce. In questo processo confluiscono la natura, la memoria collettiva, la storia e le relazioni, elementi che attraversano l\u2019opera e ne alimentano il significato.<br \/>\nL\u2019artista, in fondo, diventa un tramite: accoglie queste suggestioni, le interpreta e le trasforma in una forma visibile, capace di generare nuove connessioni e nuovi significati.<\/p>\n<h4><b>L\u2019arte genera esperienze di estasi, trance, commozione, e altri stati dell\u2019essere, pensiamo alla Sindrome di Stendhal. A prescindere da come un\u2019opera venga creata \u2013 da esseri umani, in collaborazione con l\u2019IA o persino interamente dall\u2019IA \u2013 in che modo pu\u00f2 renderci pi\u00f9 umani e favorire il dialogo interculturale e inter-fedi?<\/b><\/h4>\n<p>Credo che ci\u00f2 che rende un\u2019opera capace di parlare alle persone non dipenda tanto dal modo in cui \u00e8 stata realizzata, quanto dalla qualit\u00e0 delle domande che riesce a suscitare. Il processo creativo pu\u00f2 certamente far parte del suo racconto, ma un\u2019opera ci rende davvero pi\u00f9 umani quando ci invita a guardare il mondo da una prospettiva diversa dalla nostra e riesce a smuovere qualcosa dentro di noi.<br \/>\nL\u2019arte \u00e8, prima di tutto, uno spazio di ascolto ancora prima che di risposta: mette in dialogo esperienze, culture e sensibilit\u00e0 differenti senza imporre un\u2019unica interpretazione. Proprio per questo pu\u00f2 diventare un linguaggio universale, capace di costruire ponti tra persone appartenenti a tradizioni, contesti e visioni del mondo diversi.<br \/>\nPenso, ad esempio, al dialogo tra le diverse fedi: un\u2019opera pu\u00f2 creare un terreno d\u2019incontro tra persone con percorsi spirituali differenti, favorendo la comprensione reciproca attraverso la forza delle immagini, dei simboli e delle emozioni condivise.<\/p>\n<h4><b>C\u2019\u00e8 chi vorrebbe porre dei limiti all\u2019espressione artistica, e chi pensa che l\u2019espressione artistica non abbia limiti. \u00c8 possibile un dialogo fra queste due visioni? C\u2019\u00e8 un gap generazionale o culturale su questo tema?<\/b><\/h4>\n<p>Credo che il dialogo sia possibile proprio perch\u00e9 l\u2019arte vive di confronto. La libert\u00e0 espressiva \u00e8 un valore fondamentale, ma ogni opera entra inevitabilmente in relazione con una comunit\u00e0 e con il contesto culturale in cui nasce e viene osservata. Le differenze generazionali e culturali influenzano inevitabilmente il modo in cui interpretiamo i linguaggi artistici. Basta pensare a come lo studio della storia dell\u2019arte cambi da un Paese all\u2019altro o da un\u2019epoca all\u2019altra, modificando la prospettiva con cui leggiamo le opere.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 proprio la storia dell\u2019arte a insegnarci che molte opere oggi considerate imprescindibili furono, al momento della loro nascita, rifiutate, fraintese o giudicate incomprensibili. Questo ci ricorda che il valore di un\u2019opera non coincide sempre con il consenso immediato, ma spesso emerge proprio dal dialogo che riesce ad aprire nel tempo.<\/p>\n<h4><b>Le \u00e8 mai capitato di avere la sensazione che fosse l\u2019opera a guardare lei?<\/b><\/h4>\n<p>S\u00ec, ed \u00e8 una delle esperienze pi\u00f9 profonde che l\u2019arte possa offrire. Alcune opere continuano a interrogarci anche dopo che le abbiamo lasciate, accompagnandoci nel tempo e riemergendo nei nostri pensieri.<br \/>\nPenso anche a quelle opere che richiedono la partecipazione attiva di chi le osserva. In questi casi non siamo pi\u00f9 semplici spettatori, ma entriamo a far parte di un dialogo: la nostra presenza, il nostro sguardo e la nostra esperienza contribuiscono a dare nuovo significato all\u2019opera stessa.<\/p>\n<p>Da insegnante mi affascina vedere come una stessa opera possa \u201cparlare\u201d a persone diverse in modi completamente differenti, perch\u00e9 ciascuno vi riconosce qualcosa della propria storia, della propria sensibilit\u00e0 e del proprio vissuto. \u00c8 proprio questa capacit\u00e0 di generare interpretazioni sempre nuove che, a mio avviso, rappresenta il segno pi\u00f9 autentico della vitalit\u00e0 dell\u2019arte.<\/p>\n<h4><b>Viviamo in un\u2019epoca in cui tutto sembra dover essere spiegato, misurato e reso trasparente. Pensa che l\u2019arte abbia invece il compito di custodire zone d\u2019ombra, misteri e domande senza risposta?\u00a0<\/b><\/h4>\n<p>Assolutamente s\u00ec. Viviamo in una societ\u00e0 che tende a spiegare tutto, a catalogare e misurare ogni cosa. L\u2019arte, invece, ci ricorda che non tutto deve necessariamente essere risolto. Siamo pi\u00f9 noi che lo pretendiamo. Le zone d\u2019ombra non rappresentano un limite, ma uno spazio di libert\u00e0. Un\u2019opera continua a vivere proprio perch\u00e9 lascia aperte delle domande e permette interpretazioni sempre nuove. Possiamo considerare arte ci\u00f2 che ci offre riflessioni e mette in discussione i nostri pensieri. Finch\u00e9 ci sono domande essa \u00e8 ancora viva e ha da dirci qualcosa. Viviamo in una societ\u00e0 che si \u00e8 impigrita a farsi delle domande e difficilmente mette in discussione le proprie risposte, potremmo vedere l\u2019arte come un\u2019ottima palestra di vita e di pensiero, dove lasciare da parte questa \u201cpigrizia culturale\u201d.<\/p>\n<h4><b>Se un\u2019opera creata dall\u2019IA la commuovesse fino alle lacrime, cambierebbe la sua idea di anima?<\/b><\/h4>\n<p>Probabilmente no. Piuttosto, mi chiederei perch\u00e9 quell\u2019opera sia riuscita a emozionarmi. Le emozioni appartengono a chi osserva, perch\u00e9 ciascuno porta con s\u00e9 la propria storia, la propria memoria e la propria sensibilit\u00e0. Se un\u2019immagine generata dall\u2019intelligenza artificiale riuscisse a commuovermi, significherebbe che ha saputo risvegliare qualcosa di profondamente umano dentro di me. Per come la intendo, l\u2019anima di un\u2019opera non risiede nello strumento con cui \u00e8 stata realizzata, ma nella relazione che riesce a instaurare con chi la incontra. \u00c8 in quello spazio di dialogo, fatto di emozioni, interpretazioni e vissuti personali, che l\u2019opera acquista il suo significato pi\u00f9 autentico.<\/p>\n<h4><b>Fra le diverse arti, quali sono secondo lei imprescindibili per lo sviluppo educativo, pedagogico e persino politico delle persone e delle comunit\u00e0 (musica scultura poesia letteratura cinema pittura&#8230;)? E perch\u00e9?<\/b><\/h4>\n<p>Se dovessi individuare le forme d&#8217;arte che considero pi\u00f9 incisive per la crescita delle persone e delle comunit\u00e0, sceglierei le arti visive e la musica. Non perch\u00e9 siano superiori alle altre, ma perch\u00e9 possiedono una straordinaria capacit\u00e0 di superare le barriere linguistiche e culturali, parlando attraverso un linguaggio immediato e universale. Credo che, come esseri umani, sentiamo da sempre il bisogno di lasciare un segno del nostro passaggio. Lo dimostrano le pitture rupestri, i monumenti, le sculture, ma anche il canto e la musica, che hanno accompagnato le comunit\u00e0 fin dalle loro origini.<\/p>\n<h5>Prima ancora della scrittura, l&#8217;immagine e il suono sono stati strumenti per condividere esperienze, trasmettere memoria, costruire identit\u00e0 e creare appartenenza. In fondo, fare arte significa anche dire: io sono stato qui, questa \u00e8 la mia storia, questo \u00e8 il mio sguardo sul mondo. Le arti visive hanno la capacit\u00e0 di rendere visibili idee, emozioni e domande che spesso le parole non riescono a esprimere.<\/h5>\n<p>La musica, invece, crea connessioni profonde tra le persone attraverso l&#8217;ascolto, il ritmo e l&#8217;emozione condivisa. Entrambe ci invitano a partecipare, non solo a osservare, e diventano strumenti privilegiati per sviluppare empatia, immaginazione e capacit\u00e0 di confronto. Per questo attribuisco loro anche un valore educativo e politico. Non nel senso di trasmettere una visione ideologica, ma perch\u00e9 educano a guardare il mondo con maggiore consapevolezza, a riconoscere prospettive diverse dalla propria e a costruire comunit\u00e0 capaci di dialogare.<br \/>\nL&#8217;arte non offre soluzioni immediate, ma ci allena a porci domande, a convivere con la complessit\u00e0 e a lasciare, a nostra volta, un segno consapevole nella realt\u00e0 che abitiamo.<\/p>\n<h4><b>Artisti o artiste del terzo millennio secondo lei assolutamente da conoscere? E che cosa li rende cos\u00ec importanti ai suoi occhi?<\/b><\/h4>\n<p>Pi\u00f9 che individuare gli &#8220;artisti pi\u00f9 importanti&#8221;, preferisco pensare a quegli autori che hanno saputo ampliare il nostro modo di vivere l&#8217;arte e di guardare il mondo. Tra questi citerei tre diversi artisti.<\/p>\n<p><strong>Olafur Eliasson<\/strong>, perch\u00e9 riesce a trasformare luce, spazio e fenomeni naturali in esperienze condivise. Le sue opere non si limitano a essere osservate: chiedono al pubblico di partecipare, di prendere coscienza della propria percezione e del rapporto con l&#8217;ambiente. \u00c8 un modo di intendere l&#8217;arte come esperienza, pi\u00f9 che come semplice oggetto.<\/p>\n<p>Penso poi a <strong>Zhang Huan<\/strong>, che ho avuto modo di apprezzare attraverso l\u2019opera \u201cFamily Tree\u201d. Il lavoro di questo artista si concentra sul mettere il corpo al centro della riflessione. Le sue performance e le sue installazioni intrecciano memoria personale, storia collettiva e spiritualit\u00e0, mostrando come il corpo possa diventare archivio di esperienze, sofferenze e trasformazioni. \u00c8 un artista capace di costruire un dialogo tra culture differenti senza rinunciare alla complessit\u00e0 delle proprie radici.<\/p>\n<p>Tra le artiste sceglierei <strong>Chiharu Shiota<\/strong>, perch\u00e9 le sue installazioni trasformano fili, oggetti quotidiani e spazi architettonici in metafore della memoria, delle relazioni e dell&#8217;esistenza. Le sue opere invitano il pubblico a riflettere sui legami invisibili che uniscono le persone, ricordandoci che ogni esperienza individuale fa parte di una storia collettiva.<\/p>\n<h4><b>L\u2019arte turba, la scienza rassicura, diceva Georges Braque. \u00c8 mai stato cos\u00ec? Lo \u00e8 ancora?<\/b><\/h4>\n<p>Braque, cos\u00ec come artisti come <strong>Chagall<\/strong> e, in ambito architettonico, <strong>Le Corbusier<\/strong>, sottolineava la capacit\u00e0 dell\u2019arte di scuotere le nostre certezze e mettere in movimento le emozioni. Credo che questa riflessione sia ancora profondamente attuale, anche se oggi la distinzione tra arte e scienza appare meno netta.<br \/>\nAnche la scienza, attraverso le sue continue scoperte, \u00e8 in grado di trasformare il nostro modo di guardare il mondo, mettendo in discussione convinzioni che sembravano consolidate. Allo stesso tempo, l\u2019arte pu\u00f2 offrire strumenti per interpretare questi cambiamenti, attribuire loro un significato e aiutarci a trovare nuovi equilibri. Pi\u00f9 che due ambiti contrapposti, mi piace pensare che arte e scienza siano due linguaggi complementari con cui l\u2019essere umano esplora la realt\u00e0: l\u2019una attraverso l\u2019immaginazione, l\u2019intuizione e l\u2019esperienza sensibile; l\u2019altra attraverso l\u2019osservazione, la ricerca e la conoscenza. Entrambe, seppur con strumenti diversi, nascono dalla stessa esigenza: comprendere il mondo e il nostro posto al suo interno.<\/p>\n<div id=\"td-outer-wrap\" class=\"td-theme-wrap\">\n<div class=\"td-main-content-wrap td-container-wrap\">\n<div class=\"td-container td-post-template-default \">\n<div class=\"td-pb-row\">\n<div class=\"td-pb-span8 td-main-content\" role=\"main\">\n<div class=\"td-ss-main-content\">\n<article id=\"post-52551\" class=\"post-52551 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail category-intersezioni tag-arte tag-arte-e-ia tag-intelligenza-artificiale tag-valentino-catricala\">\n<div class=\"td-post-content tagdiv-type\">\n<hr \/>\n<p>Consulta tutte le puntate dello speciale <a href=\"https:\/\/www.nev.it\/nev\/tag\/arte-e-ia\/\">arte e IA<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma (NEV), 2 agosto 2026 \u2013 Arte e Intelligenza artificiale (IA). 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