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Luterani mondiali. Gaza: che tipo di pace sarà?

Immagine tratta da https://elcjhl.media-clouds.com/overview

Il pastore luterano si dice felice per il cessate il fuoco, ma, allo stesso tempo, si domanda cosa accadrà subito dopo. E, soprattutto, si parla di pace ma “che tipo di pace sarà?”.

Pastore di una piccola comunità di rifugiati per lo più palestinesi, Haddad si occupa della Chiesa luterana del Buon Pastore ad Amman.

La guerra a Gaza sta avendo un profondo impatto emotivo e fisico sulle persone, sottolinea. Alcuni membri della Comunità luterana hanno perso familiari. Molti di loro hanno vissuto le guerre del 1948 o del 1967 e sentono di vivere oggi una nuova Nakba.

Una disperazione che preoccupa sul futuro che toccherà a coloro che sono fuggiti: col rischio si sentano nuovamente abbandonati e venga loro negato un futuro in Terra Santa.

Imad Haddad, chi è?

Nato e cresciuto a Beit Jala, Haddad è stato ordinato ministro della Chiesa evangelica luterana in Giordania e Terra Santa nel 2008. Ha così servito a Beit Sahour e poi a Ramallah fino a trasferirsi nel 2020, con moglie e le due figlie, ad Amman.

In quanto palestinese Sono stato disumanizzato e umiliato ancora e ancora ai posti di blocco. Le mie figlie avevano paura di viaggiare da Ramallah per visitare la famiglia a Betlemme. Ho sempre avuto bisogno di un permesso per visitare la Chiesa del Redentore a Gerusalemme. A volte lo capisco, altre volte no.

Imad Hassad, pastore luterano in Terra Santa

Per Haddad non è in discussione l’importanza di ogni vita umana, preziosa per Dio. Un diritto che deve essere rispettato “sia da Hamas che da Israele durante la guerra, il conflitto e l’occupazione“.

Dal terribile e inaccettabile attacco di Hamas nel sud di Israele, con l’uccisione di 1.200 persone, funzionari palestinesi affermano che finora a Gaza sono morte più di 14.000 persone.

Per il pastore luterano le chiese non dovrebbero dimenticare, quando parlano di questa guerra, le datate “sofferenze, le ingiustizie, l’occupazione” e l’esperienza vissuta dal popolo palestinese.

Perciò le dichiarazioni e lettere “non bastano”, insiste. “Ciò di cui abbiamo bisogno è azione sul campo, come gli sforzi della Federazione luterana mondiale per sostenere l’ospedale Al-Ahli gestito dagli anglicani a Gaza”.

Haddad invita inoltre a distinguere attentamente tra le relazioni che le Chiese hanno con il popolo ebraico e lo Stato di Israele. Uno Stato, prosegue, “che ha responsabilità e obblighi dinanzi al diritto internazionale”.

Due stati?

Sul punto Haddad non è ottimista. Pur rimanendo fiducioso sulle prospettive di soluzioni praticabili che possano portare a una pace duratura in Terra Santa.

Per il vescovo luterano e presidente del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Heinrich Bedford-Strohm, Israele e lo Stato di Palestina devono finalmente coesistere e coesistere in pace nella regione.

Continua a leggere sul sito della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI).


Per saperne di più:

Elcjhl (media-clouds.com)

Walking the way of the cross amid Gaza conflict | The Lutheran World Federation

Wochenspiegel | Deutschlandausgabe | 48 (epd.de)