8 marzo, le protestanti. La parola di Donatella: “Direttora”

In occasione e verso la "Festa della donna" pubblichiamo una serie di brevi interviste ad alcune donne protestanti. A loro abbiamo posto le stesse (8) domande, molto poco teologiche né particolarmente femministe, per raccontare chi sono e cosa pensano. Di genere, di diritti, e non solo.

foto di Jon Tyson, unsplash.com

Donatella Rostagno, vive e lavora a Bruxelles dal 1999. Dal 2007 si occupa di analisi politica sull’Africa e dopo aver diretto EurAc (Rete europea per l’Africa centrale) per dieci anni, adesso è consulente e lavora su temi legati alla sicurezza, pace e conflitto.

8 marzo: cosa rappresenta per lei? Lo festeggia? Se sì come? Se no perché? 

L’8 marzo non festeggio ma celebro piuttosto, la forza, la resistenza di tutte le donne del mondo. E’ una giornata molto importante per me, è la giornata in cui penso intensamente alle donne forti che hanno fatto parte della mia vita, che purtroppo non ci sono più e che mi hanno insegnato molto o con le quali ho condiviso esperienze intense: mia madre, Franca Bezzi, Caterina Dupré… Per me comunque, ogni giorno è la giornata internazionale della donna!

La donna che ammira di più.  

Tra le donne che ammiro di più ci sono le donne come Justine, una donna soldato dell’esercito della Repubblica Democratica del Congo, che mi ha raccontato di essere dovuta andare al fronte con suo figlio neonato legato sulla schiena perché non aveva a chi lasciarlo. Oppure le donne come Rebecca Kabugho, una giovane militante del movimento LUCHA, sempre in Congo, che è stata più volte in prigione per aver difeso i suoi ideali di pace e di giustizia. Ammiro moltissimo anche donne come Jacinda Ardern, attuale Primo Ministro della Nuova Zelanda, per la sua capacità di incarnare una leadership femminile, intelligente, preparata e attenta ai bisogni della collettività.

La suffragetta statunitense Elizabeth Cady Stanton, alla fine del secolo XIX, con altre attiviste scrisse The Woman’s Bible (La Bibbia della donna). Qual è il ruolo della donna, nella sua religione e comunità, dal suo punto di vista, non solo teologico quanto soprattutto per quella che è la sua esperienza personale?

La mia esperienza nell’ambito della chiesa è iniziata con la FGEI e con il Movimento Cristiano Studenti (WSCF), ambiti in cui ho incontrato, conosciuto e lavorato con donne forti, intelligenti e preparate. Devo a queste esperienze e all’incontro con le donne protestanti e le pastore delle nostre chiese, il fatto di aver capito meglio concetti come il pensiero della differenza, l’uguaglianza, l’importanza dell’utilizzo del linguaggio inclusivo. Insomma, nella mia esperienza personale, devo molto alle donne delle nostre chiese. Senza di loro, non sarei la femminista che sono diventata.

Si è mai sentita discriminata o sminuita in quanto donna? 

Purtroppo si, soprattutto nell’ambito lavorativo. Una volta un giornalista intervistò me e un omologo collega di un’altra ONG. Nell’articolo pubblicato si riferiva a lui con i titoli e i meriti per il lavoro svolto, mentre si riferiva a me per il mio aspetto fisico chiamandomi la “brunetta siciliana”. In un altro caso, in una delle ONG in cui ho lavorato, ho dovuto lottare con il consiglio d’amministrazione per farmi riconoscere il titolo di direttora che i miei predecessori uomini avevano tutti avuto senza alcuna discussione. Ci ho messo alcuni mesi a far cambiare loro il mio titolo da segretaria esecutiva a direttora, ma è stata dura.

“Donne che stanno “un passo indietro”, aborto come frutto di “stili di vita incivili”: sono solo due degli ultimi episodi di sessismo che, al di là delle responsabilità di chi lo esplicita, esiste e permane nel racconto collettivo della società, sui media, nella narrazione dell’attualità. Che cosa ne pensa?

Penso che in un contesto politico di crisi, in cui le destre e i populismi la fanno da padroni, il sessismo e la discriminazione di genere siano state sdoganate, insieme a un linguaggio e delle pratiche sempre più offensive nei confronti delle donne in molti ambiti. C’è un bisogno enorme di rinforzare la lotta politica, di assicurarsi che le politiche e le leggi in vigore siano rispettate e che simili comportamenti siano puniti seriamente.

Un provvedimento, politico, legislativo, o culturale, che assumerebbe per migliorare la condizione femminile in Italia o nel mondo, o a livello locale.

Tutti quei provvedimenti che assicurino un posto di rilievo alle donne in politica. Sostengo fortemente l’importanza di adottare le “quote rosa” per fare in modo che donne capaci e preparate possano svolgere un ruolo politico importante. Vorrei vedere una parità assoluta nei parlamenti e nei governi in Italia e nel mondo. Ovviamente una parità numerica non solo apparente, ma reale, che permetta alle donne di avere un impatto concreto nello sviluppo politico e democratico del loro paese.

Rinforzerei anche quei provvedimenti che puniscono i media che utilizzano il corpo e l’immagine della donna in maniera maschilista, denigratoria e discriminatoria.

Nel 2018 il movimento del #MeToo è stato nominato “persona dell’anno” dal Time. Nello stesso anno, si stima che 379 milioni di donne abbiano subito violenze fisiche e/o sessuali. Che ne pensa?

Penso che, come hanno detto recentemente alcune donne politiche e scrittrici, ci sia bisogno di una nuova sorellanza internazionale e mi sembra che in parte qualcosa si stia muovendo. Il numero di femminicidi è sempre enorme, ma è anche in aumento l’attivismo delle donne che hanno la possibilità di far sentire la propria voce in solidarietà e in difesa di quelle donne che non hanno la possibilità di farlo. Io spero che da questa rinata sorellanza internazionale possa nascere una nuova rivoluzione femminista.

Un messaggio per gli uomini. E uno per le donne. 

Agli uomini: non abbiate paura di battervi anche voi per l’uguaglianza di genere. In una società femminista vivrete meglio anche voi, non solo le donne.

Alle donne: continuiamo a rimboccarci le maniche e a lottare per noi stesse, le nostre figlie e tutte le donne di questo pazzo mondo. Dobbiamo continuare a essere portavoci di un nuovo ordine e una nuova società: è questa la rivoluzione femminista!

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