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Home Chiese e Società Il SAE ad Assisi. Ecumenismo come ricerca, decisione e rischio
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Il SAE ad Assisi. Ecumenismo come ricerca, decisione e rischio

Folta partecipazione protestante alla 54^ Sessione del Segretariato attività ecumeniche, quest’anno dedicata a Riforme, profezie e tradizioni nelle chiese. Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, pastore Luca Maria Negro: “Il rinnovamento liturgico significa partecipazione attiva”

Di
Agenzia NEV
-
25 Luglio 2017
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    Roma (NEV), 25 luglio 2017 – Si è aperta ieri lunedì 24 luglio ad Assisi la 54° Sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche (SAE), associazione interconfessionale di laici impegnati per l’ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo ebraico-cristiano. Fitto il programma, con circa 250 partecipanti provenienti da tutta Italia e dalla Svizzera con un’ampia rappresentanza di protestanti.

    “È un momento importante di incontro fra persone che vivono coerentemente la loro appartenenza confessionale in un contesto ecumenico, in cui si pensa a se stessi pensando agli altri –, ha dichiarato il pastore Luca Baratto, componente del gruppo liturgie in questa Sessione del SAE –. Quest’anno cerchiamo di riflettere sia sulla realtà delle chiese sia sull’ecumenismo dal punto di vista della Riforma protestante, non solo quella storica, di cui quest’anno ricorre il cinquecentenario, ma di tutte le riforme che sono presenti oggi e che possono cambiare in senso ecumenico il rapporto fra le diverse chiese cristiane”.

    Nella riflessione biblica sul versetto che titola la Sessione: “È parso bene allo Spirito Santo e a noi” (At 15,28), il presidente del SAE Piero Stefani ha sottolineato come la composizione della comunità dei credenti, che ad Antiochia per la prima volta si sono detti cristiani, rappresenti una comunità inedita di gentili ed ebrei insieme che è posta di fronte alla difficoltà di coniugare unità e diversità. “Anche la realtà attuale ci mette di fronte a realtà inedite. Un conto è vederle, un conto è esserci dentro. Un conto è vedere l’immigrazione, un conto è vivere la condizione di immigrato. Non è una cosa facile. E l’ecumenismo sa che non è facile tenere insieme diversità e unità. Per questo l’ecumenismo – ha concluso Stefani – è ricerca, decisione e rischio, ed ecco perché è importante che il verbo del nostro versetto sia ‘apparire’ e non una certezza che si autopresenta come assoluta”. In questa direzione la Sessione attraversa diversi territori in diverse prospettive, ricercando cosa significa oggi per le chiese porsi in stato di riforma per essere più fedeli al Vangelo, per passare dalla separazione al dialogo e per promuovere l’incontro delle memorie.

    “All’interno del protestantesimo italiano il rinnovamento liturgico si caratterizza per il recupero della partecipazione attiva e corale della comunità al culto, la valorizzazione di gesti e simboli, accogliendo elementi e stimoli dal movimento ecumenico internazionale – ha anticipato il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Maria Negro, che giovedì 27 luglio parteciperà alla tavola rotonda dal titolo “Liturgia: cosa custodire? Cosa mutare?”. La Sessione si concluderà il 29 luglio. Le considerazioni finali saranno affidate a Piero Stefani e Maria Luisa Sgargetta. Consulta il programma completo qui.

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