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La Charta Oecumenica: uno strumento che apre le porte

A Berna, in Svizzera, 22 rappresentanti di altrettanti Consigli nazionali europei di chiese cristiane hanno discusso sull'importanza e la diffusione del fondamentale documento ecumenico del nostro Continente

Di
Agenzia NEV
-
28 Settembre 2026
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    I rappresentanti dei Consigli nazionali europei di chiese a Berna. Foto di Christoph Knoch

    Roma (NEV), 28 settembre 2026 – Dal 21 al 23 settembre scorsi si è tenuta a Berna, in Svizzera, l’annuale riunione dei Consigli nazionali europei di chiese cristiane (ENCC). Convocati dalla Conferenza delle chiese europee (KEK), i Consigli nazionali sono delle piattaforme ecumeniche che raccolgono il maggior numero possibile di chiese cristiane nelle diverse nazioni del Continente. Questo significa che essi hanno una composizione e anche un nome diverso in ogni Paese.

    Anne Durrer; foto di Christoph Knoch.

    “In Svizzera il nome del consiglio è Comunità di lavoro delle chiese cristiane (CLCC) ed è nato 50anni fa – spiega Anne Durrer, segretaria generale del CLCC che ha ospitato i lavori -. Ne fanno parte 12 chiese, tra cui quella cattolica romana come membro fondatore”.

    La Charta Oecumenica: un documento da diffondere e da implementare 

    All’incontro di Berna erano presenti 22 partecipanti di altrettante nazioni europee – dal Portogallo all’Estonia dalla Norvegia all’Italia – più una quindicina di ospiti e relatori che hanno animato i tre giorni di lavoro sul tema della Carta Oecumenica.

    Stilata nel 2001 e sottoscritta dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dalla Commissione delle Conferenze episcopali cattoliche d’Europa (CCEE), la Charta intende offrire delle linee guida per la discussione e l’azione delle chiese su alcuni temi cruciali: dall’unità visibile al dialogo Interreligioso, dalla pace alle migrazioni.

    Peter Pavlovic; foto di Christopher Knoch

    “Dal 2001 sono passati 25 anni e il mondo è cambiato – ha precisato Peter Pavlovic, segretario agli studi della KEK -.  C’è la guerra in Europa e in Medio oriente. Nuove domande sono emerse nelle società, nella politica, nelle chiese. Per questo si è resa necessaria una revisione del suo testo e la sottoscrizione di una Charta Oecumenica rivista, ampliata in alcune sue parti e arricchita di nuovi capitoli”.

    Nel nuovo testo – sottoscritto da KEK e CCEE a Roma nel novembre del 2025 – si parla in modo più ampio del Creato e della crisi climatica, come pure della questione migratoria e della pace. È invece del tutto nuova la sezione sui giovani e sull’intelligenza artificiale.

    La Charta Oecumenica come door opener

    “Le chiese europee sono molto diverse le une dalle altre – afferma il pastore Luca Baratto, presente a Berna in rappresentanza della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) -. Per alcune la Charta è un testo che va troppo avanti, troppo liberale, per così dire. Altre, invece, o trovano un testo troppo timido. C’è dunque molto spazio per un dialogo franco e aperto su temi diversi”.

    Luca Baratto; foto di Christoph Knoch

    La definizione migliore data alla Charta Oecumenica è stata quella di door opener, uno strumento capace di aprire delle porte per la discussione delle chiese su questioni che non hanno ancora affrontato o non hanno affrontato insieme ad altre chiese o su cui non hanno mai pensato di proporre azioni di testimonianza concrete. E vuole sfidare le chiese a pensarsi in uno spazio ecumenico europeo.

    Rimane tuttavia il problema su come diffondere e rendere la Charta uno strumento a disposizioni delle chiese locali. Un’idea è venuta dal Consiglio delle chiese cristiane del cantone di Zurigo. “Abbiamo deciso di selezionare i temi della Charta a partire da quelli che sono più vicini alla nostra esperienza quotidiana e rispetto ai quali avremmo potuto pensare delle azioni di testimonianza concrete e alla nostra portata”.

    Altri hanno sottolineato come spesso il lavoro che le chiese già stanno facendo riguarda temi indicati nella Charta, “Allora si potrebbe collegare ciò che già si fa a quello che suggerisce la Charta, rendendo evidente un legame che non si deve inventare ma di fatto esiste già”, ha sottolineato Anne Durrer

    La Charta Oecumenica e i giovani

    Una intera sessione di lavoro è stata dedicata a una conversazione sulla fede, l’’ecumenismo e le giovani generazioni, organizzata da un gruppo di sei giovani svizzeri e svizzere appartenenti a diverse confessioni religiose.

    Un momento della sessione organizzata dai e dalle giovani; foto di Christoph Knoch

    “Ma i giovani sono religiosi?”, qualcuno ha chiesto. “I giovani sono religiosissimi!”, hanno risposto ragazzi e ragazze, sfatando un luogo comune. Questo rinnovato interesse non solo verso la spiritualità ma anche le chiese può prendere però direzioni diverse. Può rivolgersi a una fede conservatrice e tradizionale, se rimane all’interno degli stretti confini confessionali; oppure può rivolgersi a un mondo ecumenico in cui la scoperta dell’altro è l’elemento di interesse principale.

    Ragazzi e ragazze hanno chiesto ai partecipanti se, in realtà, non si stia andando verso un mondo post-confessionale. E’ un’ipotesi tutta da verificare, ma certamente la presenza dei giovani delle chiese impone un nuovo modo di pensare l’appartenenza alle diverse denominazioni cristiane.

    In generale l’atteggiamento delle chiese verso i giovani è ancora paternalistico. Quanti giovani impegnati ricevono incarichi di responsabilità? Ancora troppo pochi. Per intercettare la religiosità giovanile servono chiese più coraggiose e creative.

    Non solo Charta Oecumenica

    Un momento dei lavori; foto di Christoph Knoch.

    “Nell’incontro di Berna non si è parlato solo di Charta Oecumenica, ma c’è stato uno scambio di informazioni sulle attività principali degli ENCC – ha concluso Luca Baratto -. Così è stato possibile parlare dell’evento ecumenico più importante del 2026 in Italia: la firma del patto tra le chiese che sono in Italia, avvenuto a Bari nel gennaio scorso”.

    “Ma altre notizie sono state condivise: i norvegesi si stanno preparando al Grande Giubileo Nazionale nel 2030 per festeggiare i mille anni di cristianesimo nella loro nazione. In Estonia il Consiglio ha contribuito a una ricerca sulla religiosità nel Paese che ha portato a risultati sorprendenti, in controtendenza con l’idea di secolarizzazione. La televisione pubblica austriaca trasmettere in diretta un culto ecumenico per il Tempo del Creato”.

    “E’ stato un incontro intenso, fraterno e arricchente”.

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