Irlanda del Nord. Aborto depenalizzato e sì a matrimonio egualitario

Il pastore Peter Ciaccio: “Le chiese, mantenendo visioni anacronistiche, rischiano di fare scelte reazionarie per cercare, invano, di auto-conservarsi”

Un frame dal video di Channel 4 news https://www.channel4.com/news/abortion-and-same-sex-marriage-to-be-legalised-in-n-ireland

Roma (NEV), 22 ottobre 2019 – “Nel triste caos truffaldino di Brexit, una luce. Da oggi anche in Irlanda del Nord le coppie omosessuali potranno sposarsi (in realtà tra 28 giorni, perché ci vogliono 4 settimane tra annuncio e celebrazione, ma ok) e l’aborto è depenalizzato. Finally”. Commenta così su twitter il pastore Peter Ciaccio, nato a Belfast da padre italiano e madre irlandese, l’entrata in vigore della normativa sui diritti all’aborto e al matrimonio fra persone dello stesso sesso in Irlanda del Nord.

Da mezzanotte, infatti, sono formalmente in vigore anche in Irlanda del Nord le leggi che in Inghilterra, Galles e Scozia sono vigenti già dal 1967 per quanto riguarda l’aborto e dal 2013 e 2014, rispettivamente, in Inghilterra e poi in Scozia e Galles, per il matrimonio egualitario. A questa estensione normativa si è giunti a seguito dello stallo del Parlamento nord-irlandese, ormai vacante da tre anni. Scaduti i termini stabiliti dal Parlamento del Regno Unito con il Northern Ireland Act, a tutti gli effetti da oggi le norme in materia valgono anche per l’Irlanda del Nord, che fino a ieri le vietava.

Interpellato dall’Agenzia NEV, Peter Ciaccio parla di “scollamento” fra chiesa e società: “L’appartenenza a una chiesa piuttosto che a un’altra rischia di essere un modo per schierarsi contro un’istituzione o un’idea politica (contro la repubblica, piuttosto che contro il Regno Unito). È uno scollamento simile a quello che c’è stato in Polonia, dove le chiese erano considerate luogo di resistenza contro le tirannie fino a quando, caduto il comunismo, le chiese si sono svuotate. Le chiese, mantenendo visioni anacronistiche, rischiano di fare scelte reazionarie per cercare, invano, di auto-conservarsi. I discorsi non sono contestualizzati, ma assolutisti. Alla fine degli anni ‘80 c’era una sorta di emigrazione etica per fare tutte le cose che erano proibite al Sud. Si percepiva l’Irlanda del Nord come frontiera verso i diritti civili, la libertà e il benessere. Ora sembra tutto fermo, in una terra permanentemente in crisi dove il conflitto ha bloccato tutto”.

La Chiesa presbiteriana attraverso il suo moderatore, pastore William Henry, ha espresso delusione e rammarico per il mancato ripristino dell’esecutivo dell’Irlanda del Nord prima del 22 ottobre, che ha aperto la strada “alla liberalizzazione della legge sull’aborto e all’introduzione del matrimonio omosessuale nel Paese”. Anche i metodisti nord-irlandesi, attraverso il presidente della chiesa metodista in Irlanda pastore Sam McGuffin, hanno manifestato “profonda delusione per il fatto che i nostri parlamentari dell’Irlanda del Nord, grazie alla loro incapacità di collaborare, abbiano permesso a questa legislazione sull’aborto di diventare legge”. Manifestazioni anti-abortiste si sono svolte “a Belfast e in altre città, riunendo leader delle principali denominazioni cristiane del paese, anglicani, metodisti, cattolico-romani, presbiteriani e il Consiglio delle chiese  d’Irlanda – come riporta Riforma.it – che hanno espresso ‘grave preoccupazione in quanto non è dimostrato che questi cambiamenti riflettano la volontà della gente, in quanto questa non è stata consultata’ e per ‘il timore che siano negati aspetti fondamentali di tutela della donna e del nascituro’”.