Burkina Faso. Mezzo milione di sfollati interni

Da cinque anni il paese è preda della violenza estremista. La lettera del Consiglio ecumenico delle chiese e di ACT Alliance

Tin'Akoff, Burkina Faso, 5 miles from the Mali border. Akmoudou, 32 (l) and Fatumatou, 28 (r) have had to resort to eating wild food such as water lily roots which they would normally feed to their livestock. Akmoudou lost his job in the Ivory Coast due to the turmoil in the country last year and had to sell his livestock to pay for a ticket home. Now the couple have nothing but their house.

Roma (NEV), 8 novembre 2019 – Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e ACT Alliance, hanno inviato una lettera al presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaboré, esprimendo preoccupazione per la sicurezza e i diritti umani nella nazione africana.

“Negli ultimi cinque anni il Burkina Faso è stato sempre più afflitto dalla violenza estremista”, si legge nella lettera. “Oltre alla morte di centinaia di persone, un’ondata di rapimenti e la chiusura di molte scuole e chiese, questa violenza ha portato a un massiccio e continuo spostamento di popolazioni dalle regioni colpite”.

Secondo le ultime informazioni delle Nazioni Unite, all’inizio di ottobre sono stati registrati 486.360 sfollati interni, più del doppio rispetto a luglio.

“Da luglio, il numero di persone che ricevono assistenza alimentare è raddoppiato a circa 735.000”, osserva la lettera. “Insieme alle nostre chiese e ai partner che sono già sul campo per assistere le comunità colpite stiamo cercando di capire come ampliare il nostro sostegno e l’accompagnamento della popolazione”.

Attraverso questa lettera il CEC e ACT Alliance evidenziano in particolare la situazione nelle vicinanze della città di Kongoussi nel Burkina Faso centro-settentrionale dove in vari villaggi sono state uccise circa 30 persone e dove le persone hanno iniziato a fuggire e si sono rifugiate in una chiesa dell’Associazione delle Chiese Riformate Evangeliche del Burkina Faso.

“Ci uniamo con un appello urgente al governo del Burkina Faso affinché faccia tutto il possibile per inviare una presenza militare più forte in questa regione, al fine di proteggere la vita delle persone a fronte di un’ondata crescente di attacchi estremisti”.

Da circa cinque anni in Burkina Faso hanno cominciato ad operare gruppi estremisti islamici armati legati allo Stato Islamico nel grande Sahara (ISGS) e al Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (GSIM). In un paese che fino a cinque anni fa era una delle zone più stabili dell’area, nonostante i 26 gruppi etnici e le 65 lingue locali, e in cui i musulmani sono il 65% e i cristiani il 35%, l’infiltrazione estremista sta cercando di spostare il conflitto sul piano religioso, colpendo imam moderati e le comunità cristiane.

“Ci uniamo a voi nel chiedere alla comunità internazionale di fornire il supporto necessario affinché il vostro governo possa affrontare queste sfide cruciali”, conclude la lettera.

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