Tutto su mia madre, pastora valdese

Daniela Di Carlo e sua figlia Sofia Bouchard protagoniste di una puntata della trasmissione in onda su Rai Tre

Roma (NEV), 2 ottobre 2020 – Com’è avere una mamma pastora? Lo ha raccontato Sofia Bouchard, pochi giorni fa, lunedì 28 settembre, nella trasmissione “Tutto su mia madre”, pre serale in onda dal lunedì al venerdì alle 20.25 su Rai Tre. Al centro della puntata la storia di Sofia e della madre, la pastora della chiesa valdese di Milano Daniela Di Carlo.

“E’ stata una bella occasione, siamo entrambe felici del risultato – spiega Sofia Bouchard, assistente sociale, valdese – . Tutte e due riservate, abbiamo deciso insieme di prendere parte a questo progetto e raccontarci. Spero, nel breve tempo a disposizione, di aver rappresentato il nostro rapporto, le nostre vite, e anche la “normalità” dell’essere valdesi e figlia di una pastora”. Proprio nelle valli valdesi la giovane ha scelto di vivere: “ho deciso di mettere radici qui, dove sono le radici della mia famiglia”, e dove sono anche le origini e la storia della comunità valdese.

Proprio la vita nelle valli valdesi è stato uno degli elementi al centro del documentario, “seguendo la biografia di mia madre”: l’impegno dopo il terremoto dell’Irpinia, la vocazione, la relazione, poi conclusa, con il padre di Sofia. “Nella chiesa valdese il divorzio è accettato, fa parte della realtà delle vita, delle contraddizioni umane”, spiega nel documentario la pastora. Fino al quotidiano di una donna la cui vita “è complessa come quella di tutte le donne che lavorano”. Ma la docufiction è stata anche l’occasione per raccontare il mondo valdese. “Ho voluto ricordare il grande esempio di Gianna Sciclone, la prima donna che ha presieduto un culto e che nel 1988 rivoluzionò anche il linguaggio, rendendolo inclusivo – usando per esempio per prima il termine “ministra”. Una svolta che fece discutere, all’epoca, e che anticipò l’attuale dibattito sul genere, sulla parità anche linguistica.

Il personale è politico, diceva un motto femminista. Quindi “Mettere in piazza, in qualche modo, il nostro vissuto non è stato semplice ma mia figlia Sofia è stata molto coraggiosa e ha accettato questa possibilità con entusiasmo. Così abbiamo girato a fine agosto e pochi giorni fa la messa in onda”, racconta Daniela Di Carlo.

Una puntata che ha suscitato grande interesse e molti pareri positivi, soprattutto all’interno della comunità valdese. “Sono molto contenta, mi hanno scritto tante persone e tutte per farci i complimenti e ringraziarci. Credo che abbiano apprezzato soprattutto la mia testimonianza di fede, che si può evidentemente rendere anche in una maniera leggera, e il feeling tra me mia figlia. Mi hanno contattato diverse mamme valdesi, che hanno un percorso simile al mio, ma mi hanno telefonato anche tre persone di altre confessioni che vorrebbero avvicinarsi alla comunità valdese, una signora a Rimini, un ragazzo a Milano…Credo sia positiva questa “propaganda”, con un valore culturale, per rappresentare una comunità, al di fuori di una descrizione quasi folkloristica in cui talvolta c’è il rischio di cadere”.

Una eco che può essere anche un’opportunità per riflettere sul modo di comunicare “all’esterno”. “Al bar, dal giornalaio, mi riconoscono, mi chiamano “signora pastora”, fa piacere. Ma sono particolarmente contenta che tante persone della comunità protestante mi abbiano ringraziato per questa testimonianza di fede semplice, spontanea. Evidentemente sta crescendo anche l’urgenza di poter raccontare e comunicare la nostra fede, nella consapevolezza che sì, si possono dire delle “cose normali” pur essendo valdese. E che per parlare di Lutero si può usare anche il linguaggio comune“.

Qui la puntata di “Tutto su mia madre” con protagoniste Daniela Di Carlo e Sofia Bouchard.