In Libano, per salvare la vita di un ragazzo di Shatila

Continuano le attività di Medical Hope a Beirut. Una raccolta fondi ad hoc per un giovane che necessita urgentemente di chemioterapia e radioterapia.

Il souk di Tripoli, nel nord del Libano (foto di Silvia Turati)

Roma (NEV), 3 febbraio 2022 – Oggi l’ambulatorio di Medical Hope, il progetto nato nell’ambito del programma migranti e rifugiati della FCEI, Mediterranean Hope, per offrire assistenza sanitaria ai rifugiati in Libano – ma non solo – ha accolto e visitato e curato il suo 660^ paziente, gratuitamente. In un anno, la struttura, all’interno del progetto di Nation Station, nel quartiere di Geitawi, ha offerto cioè centinaia di prestazioni che la popolazione più vulnerabile, migrante e non, non avrebbe mai potuto sostenere economicamente.

Lo sportello, dove operano il dottor Luciano Griso e l’operatrice di MH Irene Vlad, insieme ad altri volontari, nasce all’indomani delle esplosioni che hanno sconvolto la capitale libanese nell’agosto 2020. Nell’ultimo anno, come detto, ha reso possibili assistere quasi 700 persone. Oltre alle visite, vengono offerti gratuitamente farmaci, oltre che informazioni e consigli rispetto ai percorsi medici da seguire. Grazie a MH, inoltre, il centro di Nation Station ha promosso negli ultimi mesi incontri psicoterapeutici di gruppo e per singoli.

Ma i problemi sanitari di un Paese in estrema crisi politica, finanziaria, economica, sono enormi.

Per questo, gli operatori del programma della FCEI, incontrano spesso pazienti che hanno bisogno di molto più aiuto di quanto si possa offrire.

È il caso di un giovane 26enne siriano, visitato a Shatila, il campo profughi del massacro del 1982. “Si tratta un paziente particolarmente vulnerabile – spiega il medico Luciano Griso – che ha scoperto recentemente di avere una forma tumorale grave, che è stata asportata chirurgicamente. Ma avrebbe bisogno di continuare le terapie, urgentemente”. Per sostenere le cure specifiche e in particolare, la radioterapia e la chemioterapia, il ragazzo avrebbe quindi bisogno di accedere ad un ospedale a Beirut. Dove, ricorda Griso, “praticamente la sanità pubblica non esiste e tutte le cure hanno costi esorbitanti per la popolazione”. Di qui l’appello a finanziare questo intervento specifico – e costoso: chi volesse può farlo, con un bonifico a Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia IBAN: IT26X0200805203000104203419; BIC/SWIFT: UNCRITM1704, specificando nella causale: MH Libano – cure Shatila.

Nel frattempo continuano i corridoi umanitari, per la popolazione siriana, dal Libano. Silvia Turati, coordinatrice di MH in Libano, in particolare, si sta occupando in queste settimane del prossimo viaggio, che dovrebbe svolgersi probabilmente a fine marzo.

Il lungomare di Beirut. Nelle ultime settimane il Paese dei cedri è stato colpito da una forte ondata di gelo. (Foto di Luciano Griso)

Per approfondire: a proposito della situazione attuale in Libano, da il manifesto, articolo di Michele Giorgio del 28 gennaio e di Pasquale Porciello, del 26 gennaio.