Il tappeto rosso per il Presidente è la cornice di un “Patto”

La visita del presidente Sergio Mattarella a Roma per celebrare i centotrent’anni della chiesa metodista di via XX Settembre

Foto per gentile concessione del Quirinale, tratta da https://www.quirinale.it/elementi/140635

Roma (NEV), 22 settembre 2025 – Un tappeto rosso, un atrio rigoglioso di fiori, una chiesa fresca e accogliente e illuminata dalle vetrate di Paolo Paschetto e una mostra allestita nel salone all’ingresso del Tempio di Via Firenze 38 a Roma sono stati gli ingredienti ideali per far nascere una bella giornata e ricevere con tutti gli onori del caso la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto sabato scorso alla celebrazione dei centotrent’anni dell’edificio di culto metodista di via XX settembre a Roma.

Ad accogliere la prima carica dello Stato all’ingresso del civico 38 (che ospita gli uffici dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste d’Italia  – OPCEMI -, quelli della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – FCEI – e della Tavola valdese) c’erano Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese,  Luca Anziani, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia, Mirella Manocchio, pastora della chiesa locale, Laura Nitti, presidente del Consiglio di chiesa ed Eliad Dos Santos, coordinatrice del progetto missionario «Breakfast Time».

Una giornata di celebrazione, di festa, per il tempio che condivide l’affaccio su via XX Settembre – dal suo ingresso principale con l’astante caserma dei Corazzieri e che si trova a poca distanza proprio dal Quirinale.

Dopo la visita alla mostra dedicata alle vetrate artistiche realizzate da Paolo Paschetto per l’edificio di culto (luogo di memoria del passato, di impegno nel presente) e alla presenza della chiesa metodista italiana dall’arrivo delle missioni a oggi, il presidente Mattarella ha raggiunto il Tempio.

La storia metodista in Italia ha bisogno di essere guardata, conosciuta: «Nutrita, in quanto visione, presenza, ricca di speranza per il futuro», ha ricordato Alessandra Trotta concluso l’inno nazionale eseguito dai cori della chiesa metodista di Roma e della chiesa metodista coreana.

«Ci riuniamo in una data significativa, quella del 20 settembre, che centotrent’anni fa, proprio nell’anno dell’inaugurazione di questo tempio diventò – e così rimase per pochi decenni – festa nazionale. Questa data, rimane significativa per le chiese evangeliche in Italia e il suo significato è racchiuso in un’immagine fortemente suggestiva: quella del carretto di Bibbie, uno tra i primi “mezzi” ad entrare dalla breccia aperta nel 1870, trainato da un cane condotto da un colportore evangelico incaricato di diffondere quelle Sacre scritture che fino a quel momento a Roma era stato vietato possedere, leggere, perché ritenute pericolose nelle mani delle persone comuni, senza mediazioni sacerdotali. Una breccia di libertà che ha consentito al nostro Paese di progredire nella costruzione della sua unità, non sul fondamento di chiusure nazionalistiche cementate da uniformità religiose culturali, ma su ideali universalistici di uguaglianza, pluralismo e di diritti umani posti alla base di un patriottismo in cui oggi possiamo tutti riconoscerci, quello costituzionale».

Le chiese metodiste nel nostro Paese hanno sempre «Coniugato con attenzione la testimonianza evangelica e la passione per la nascita dell’Italia unita per la difesa della libertà, per la democrazia – ha detto nel suo appassionato intervento il pastore e presidente Luca Anziani –. La Sua presenza oggi – ha proseguito Anziani rivolgendosi alla prima carica dello Stato – acquista così, per noi, un significato del tutto particolare e desideriamo confermarle che continueremo, insieme alle altre chiese evangeliche a partecipare, con passione e cura della costruzione del bene comune, dove nessuno sarà mai escluso. […]». Citando poi un discorso tenuto da Mattarella a Genova in occasione delle celebrazioni per gli ottant’anni della liberazione dalla piaga nazista e fascista nel quale il presidente disse: «Non possiamo arrenderci all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensione degli elettori, a una democrazia a bassa intensità», il pastore Anziani ha ribadito: «Ebbene, signor Presidente, Le assicuro che il popolo degli evangelici non si arrenderà a una democrazia a bassa intensità e parteciperemo, per quanto potremo, a sostenere in ogni modo il patto democratico nel nostro Paese e in Europa insieme alle nostre chiese sorelle. […] Patto che ci lega alla parola di Dio che, con il profeta Geremia, dice: Cercate il bene della città (29;7a)».

Un bene che vive nella città da centotrent’anni «Non casualmente inaugurato il 20 settembre 1895, ovvero venticinque anni dopo la Breccia di Porta Pia», ha ricordato la pastora Mirella Manocchio.

Ascolta qui l’intervista a Manocchio (dal minuto 14’50”):
Culto Evangelico | Culto Evangelico del 21/09/2025 | Rai Radio 1 | RaiPlay Sound
(trascrizione su Riforma.it)

Gli evangelici romani ogni anno ricordano “con un culto di riconoscenza al Signore gli accadimenti storici del 20 settembre 1870 – ha proseguito Manocchio – che segnarono l’inizio della libertà religiosa nella capitale ed un punto cruciale nella storia dei rapporti tra lo Stato italiano, la chiesa cattolica apostolica romana e le minoranze religiose già presenti sul territorio italiano. E appunto –  ha chiosato Manocchio – sarà una minoranza religiosa a costruire tutto l’edificio in cui ci troviamo oggi, signor Presidente. Opera della missione metodista episcopale che, a dieci anni di distanza da quella metodista inglese wesleiana giungerà in Italia stabilendosi tra il 1871 e il 1873 in piccoli centri ma soprattutto in grandi città come Roma, dove già nel 1875 si inaugura un locale di culto che sarà anche luogo di confronto dialettico per intellettuali evangelici, e non, uomini e donne particolarmente legati agli ideali del Risorgimento. Oggi – ha ribadito Manocchio – non siamo qui a celebrare unicamente un importante anniversario per la vita della nostra chiesa, ma per dar conto di quello che è stato il lungo e faticoso cammino della testimonianza evangelica metodista nel nostro Paese e quindi della libertà religiosa, tema quanto mai attuale […]».

E di libertà religiosa ha parlato anche il professor Paolo Naso introducendo gli interventi storici di Massimo di Gioachino, Silvia Omenetto, Marco Grifo e Francesca Campigli, predisposti in collaborazione con il Centro di documentazione metodista.

«Falliti i grandi sogni post-risorgimentali di un’Italia protestante – ha ricordato Paolo Naso –, e incoraggiati dalle missioni britannica e statunitense, i metodisti dovettero fare i conti con una realtà assai dura: un forte pregiudizio antiprotestante, radicato nell’idea di un’Italia massicciamente cattolica, al massimo disposta a prendere atto delle storiche presenze ebraica e valdese, sia pure considerandole come “accidenti” della storia, più che espressione di un vero pluralismo religioso. […] All’inizio del secolo scorso la strategia evangelistica metodista si differenziò: nelle aree urbane si cercò il dialogo con i settori borghesi più liberali, illuminati e cosmopoliti; con personalità cattoliche come Ernesto Bonaiuti che, licenziato dall’Università “La Sapienza” a seguito delle norme concordatarie, trovò sostegno materiale e attenzione teologica proprio tra i metodisti. […] O la storia di Lucio Schirò, pastore di Scicli, Ragusa, eletto sindaco socialista e personalità rilevante del pacifismo degli anni Dieci e Venti, del Secolo scorso, e poi antifascista, che illustra bene il senso di una certa presenza metodista nello spazio pubblico. Come quella dell’educatore di origine toscana Jacopo Lombardini, partigiano che si rifiutava di portare armi, catturato dai nazisti nelle “valli valdesi” è morto nel campo di concentramento di Mauthausen il 25 aprile del 1945. […] Parte di quella elaborazione teologica e culturale insieme – ha evidenziato Naso –, fu l’idea che gli evangelici italiani dovessero presentarsi come “componente” di una società plurale e democratica e non più – o non solo – come “minoranza”, sia pure accettata e riconosciuta».

Infine, un appello: «Signor Presidente, ci permetta di affidare a Lei la nostra viva preoccupazione ripensando a questi centotrent’anni di storia, all’eredità spirituale che il metodismo offre all’Italia nell’intreccio fecondo tra la predicazione della Parola di Dio e le parole laiche della democrazia, della laicità, della giustizia sociale, di un patto di cittadinanza inclusivo, aperto anche a chi arriva in Italia per lavorare, studiare, sopravvivere a guerre e violenze. Che queste parole oggi non rischino di essere svuotate dei loro significati, di essere banalizzate o addirittura negate nella loro valenza costitutiva», ha concluso Naso.

A sorpresa il Presidente della Repubblica al termine del primo ciclo di interventi (importanti le testimonianze sull’attualità della comunità metodista italiana – filippina e quella sulla vita della comunità metodista coreana) si è alzato e ha preso la parola: «Le visite del Presidente della Repubblica sono sempre regolate da un cerimoniale preciso, e non era previsto che io prendessi la parola, ma ho deciso di prenderla per ringraziare per la vostra accoglienza, per formulare gli auguri per i centotrent’anni per l’edificazione della chiesa metodista di Roma. Soprattutto, voglio ringraziarvi per il contributo significativo che avete dato alla vita della nostra Repubblica».

Tra i temi affrontati sabato: William Burt, il tempio metodista di via XX Settembre ed il Quirinale; l’illustrazione della chiesa metodista e dell’edificio; la missione metodista episcopale per l’Italia: istituzioni educative, con l’Istituto internazionale Crandon. Educazione e questione femminile e l’Ottavo colle. Il collegio Internazionale di Monte Mario.

La mattinata si è conclusa con la gratitudine di aver condiviso una visita storica del Presidente Sergio Mattarella e con il canto dell’inno del coro della chiesa metodista coreana “How Great Thou Art”, la giornata si è poi chiusa con un culto di Rinnovamento del Patto guidato dalla pastora Manocchio e la predicazione del pastore Luca Anziani.