Un mosaico di profumi e di sapori

di Mauro Covato, operatore di Mediterranean Hope presso la Casa delle Culture

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Roma (NEV), 12 aprile 2017 – La rubrica “Lo sguardo dalle frontiere” è a cura degli operatori e delle operatrici di Mediterranean Hope (MH), il progetto sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Questa settimana “lo sguardo” proviene dalla Casa delle Culture di Scicli. Aperta nel dicembre del 2014, la struttura offre ospitalità a migranti in condizione di particolare vulnerabilità (giovani mamme, donne incinte, minori non accompagnati). Oltre alle attività d’accoglienza, orientamento e formazione, la Casa promuove programmi sociali, interculturali e di integrazione aperti alla popolazione locale, con lo scopo di promuovere una cultura dell’integrazione.

La Cultura, un grande insieme di conoscenze, di costumi, di tradizioni e di sapere che caratterizza il genere umano, comprende a pieno diritto anche il cibo, come espressione dell’identità di un popolo. Le tradizioni culinarie di ogni paese possono essere spesso descritte come un mosaico di aromi, profumi, sapori, gusti e colori assolutamente unici. Il senso di identità e di appartenenza di un individuo alla propria cultura passa anche attraverso questo.

Avere l’opportunità di condividere e conoscere anche solo una piccolissima fetta di questo mondo è un’esperienza unica. Alla Casa delle Culture, la “cultura del cibo” è di casa… Non solo figurativamente, ma anche in modo pratico, poiché in cucina, in mezzo ai fornelli, a piatti e bicchieri, tra odori e sapori, si svolge una parte importante della giornata dei nostri ospiti. La conoscenza delle persone passa infatti anche attraverso la conoscenza delle loro abitudini alimentari.

Il vastissimo continente africano risente dell’influenza di  culture diverse: da quella indiana a quella araba a quella europea; tuttavia si possono riscontrare degli elementi comuni, come la prevalenza dei piatti unici. E sono proprio questi ultimi che grazie ai nostri ospiti abbiamo imparato a conoscere. Con la supervisione degli educatori e di noi operatori della casa, gli ospiti creano a volte piatti dai colori vivaci e dagli odori forti: spezie e aromi esaltano riso, carni e verdure con colori caldi e creano nell’aria un insieme di profumi spesso difficile da descrivere, poiché distanti dalle nostre tradizioni e dagli ingredienti tipici delle nostre cucine. Banku, fufu, jollow rice prendono forma dalle grandi pentole rimestate incessantemente dai cucchiai al suono della musica tradizionale che i ragazzi e le ragazze ascoltano durante la preparazione; frittelle dolci della tradizione marocchina sfrigolano nelle padelle in attesa di essere mangiate ancora bollenti, essenze di vaniglia e cannella si fondono con i semi di finocchio all’interno di biscotti caldi dalle varie. Forme E ancora, pollo croccante accanto a riso giallo di curcuma e curry, grandi insalate colorate…

Spesso la conoscenza con i ragazzi e le ragazze avviene così, con la preparazione di un pasto inframezzata dai racconti delle loro vite trascorse nei villaggi o nelle città di origine, quando assistevano alla preparazione di questi piatti in compagnia delle proprie famiglie e la possibilità di un viaggio così lungo appariva ancora molto lontana.

E’ quanto successo a Meriam, una ragazza arrivata dal Marocco. È pomeriggio, Meriam come  al  solito  sale in  cucina  per  dare  una mano, e  mi  dice:  “Mauro vorrei farti vedere un  video, mi è stato mandato da mio fratello che da diversi anni vive in Spagna con la famiglia, dove lavora come pizzaiolo”. Guardo il video e vedo un ragazzo all’interno di un ristorante spagnolo che prepara ed inforna pizze. Meriam mi racconta che anche a casa, in Marocco, il fratello aveva sempre coltivato la passione per la cucina, e che dopo tanti sacrifici e rinunce era riuscito a coronare il suo sogno, anche se purtroppo come lei era dovuto andare via da casa. “Ma tu hai mai preparato la pizza?”, le chiedo. Mi risponde timidamente: “Mai, ma la amo tantissimo! Il fatto è che non saprei proprio da dove Iniziare”.

Così lancio l’idea: “Che ne dite, facciamo la pizza tutti insieme?” All’idea di imparare a fare la pizza gli occhi di Meriam si riempiono di gioia e le altre ragazze si rendono da subito disponibili. Ok allora è deciso, si comincia: alla Casa delle Culture si apre ufficialmente il primo “corso per pizzaioli”.

Risentire odori e sapori legati alla propria infanzia, per un momento accorciano le distanze dai propri luoghi di origine, dandoci il privilegio di condividere ricordi preziosi con i ragazzi e le ragazze che passano dalla nostra Casa.