8 marzo, le protestanti. La parola di Elizabeth: “Soggetto”

In occasione e verso la "Festa della donna" pubblichiamo una serie di brevi interviste ad alcune donne protestanti. A loro abbiamo posto le stesse (8) domande, molto poco teologiche né particolarmente femministe, per raccontare chi sono e cosa pensano. Di genere, di diritti, e non solo.

Foto di chloe s. @chloesimpson, da Unsplash.com

Elizabeth Green, pastora presso le chiese evangeliche battiste di Cagliari e Carbonia, si occupa di teologia e genere, fa parte del Coordinamento Teologhe Italiane. Il suo ultimo libro è Un percorso a spirale. Teologia femminista: l’ultimo decennio (editrice Claudiana).

8 marzo: cosa rappresenta per lei? Lo festeggia? Se sì come? Se no perché?

Non mi ricordo l’ultima volta che l’ho festeggiato ma almeno 10 dieci anni fa. Appartiene a un altro momento della mia vita, da allora sono subentrate altre modalità.

La donna che ammira di più.

Mia madre, donna autodidatta che è rimasta aperta e curiosa persino negli ultimi anni della sua vita. Mi ha sempre sostenuta pur non sempre comprendendo né condividendo le mie scelte.

La suffragetta statunitense Elizabeth Cady Stanton, alla fine del secolo XIX, con altre attiviste scrisse The Woman’s Bible (La Bibbia della donna). Qual è il ruolo della donna, nella sua religione e comunità, dal suo punto di vista, non solo teologico quanto soprattutto per quella che è la sua esperienza personale?

Cady Stanton e la sua équipe provenivano dall’ala liberal delle chiese protestanti. Mi meraviglio che dopo più di un secolo si possa pensare che la differenza di genere ancora determini o debba determinare i “ruoli” nelle chiese evangeliche. In qualche modo, bisogna cambiare domanda.

Si è mai sentita discriminata o sminuita in quanto donna? 

Non tanto come “donna” che sta ai giochi di potere fintamente neutri quanto come “soggetto femminile femminista” (Braidotti), decisamente sì.

“Donne che stanno “un passo indietro”, aborto come frutto di “stili di vita incivili”: sono solo due degli ultimi episodi di sessismo che, al di là delle responsabilità di chi lo esplicita, esiste e permane nel racconto collettivo della società, sui media, nella narrazione dell’attualità. Che cosa ne pensa?

Penso che nessuno e nessuna debba abbassare la guardia e che siamo impegnat* in una rivoluzione lunghissima. Penso che sia ora che gli uomini infrangano l’omertà maschile e  che più cultura = più libertà per tutti e tutte.

Nel 2018 il movimento del #MeToo è stato nominato “persona dell’anno” dal Time. Nello stesso anno, si stima che 379 milioni di donne abbiano subito violenze fisiche e/o sessuali. Che ne pensa?

Bisogna insistere con i percorsi educativi contro la violenza di genere nelle scuole. (Cfr. il testo di Nadia Muscialini Di pari passo) Anche le chiese potrebbero fare la loro parte. In Gesù qualche modello ce l’hanno.

Un messaggio per gli uomini. E uno per le donne.

“Cristo ci ha liberat* perché fossimo liberi; state dunque sald* e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù” (Immagino un bel lavoro di uomini e donne prima separat* e poi insieme su questo testo)!