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Home Chiese e Società War free, dalla Sardegna all’Assemblea CEC a Karlsruhe
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War free, dalla Sardegna all’Assemblea CEC a Karlsruhe

Il progetto per la riconversione dell'industria bellica sbarca, insieme alla Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, all'XI Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle chiese, in corso in Germania fino all'8 settembre.

Di
Agenzia NEV
-
3 Settembre 2022
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    Foto retepacedisarmo.org archivio

    Roma (NEV), 3 settembre 2022 – ‘Da un’economia estrattiva e armata a una riconversione di pace’, questo il titolo di un seminario che si è svolto questo pomeriggio, sabato 3 settembre, a Karlsruhe, uno tra i Brunnen, le diverse iniziative della società civile, e non solo, promosse in occasione dell’undicesima Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle chiese. Al centro del workshop l’esperienza di “Liberu dae sa gherra” – Warfree, un piano per la promozione, la valorizzazione e il potenziamento delle attività produttive che nel Sulcis-Iglesiente e in tutta la Sardegna “rifiutano l’economia predatoria e violenta generata dalla produzione di armamenti”, come si legge nella presentazione dell’iniziativa. Nel 2021 si è costituita dunque l’associazione WarFree, al cui percorso partecipano tra gli altri soggetti anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

    A Karlsruhe il progetto è stato presentato da Antonella Visintin della Commissione GLAM della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, con i rappresentanti dell’associazione, la presidente Cinzia Guaita e il copresidente Arnaldo Scarpa.

    “La produzione di armi e munizioni – hanno spiegato i promotori del workshop – è un affare mortale, l’esportazione di entrambi un business gigantesco. Le grandi fabbriche di armi sono posizionate a livello internazionale con filiali e filiali in molti paesi diversi. È il caso della tedesca Rheinmetall, che ha una filiale in Sardegna e una a Città del Capo. In Sardegna si è formata una resistenza nella popolazione locale quando è diventato chiaro che le bombe prodotte sull’isola erano state utilizzate dall’Arabia Saudita nella guerra di Yemen. Organizzazioni ecclesiastiche e società civile si sono alzate e hanno protestato contro l’esportazione di bombe dalla Sardegna. Hanno fondato una cooperativa “warfree”, che cerca di riunire piccole e medie imprese nell’area intorno alla fabbrica di bombe, che si impegnano per un’economia pacifica sostenibile, al di fuori di qualsiasi attività bellica. Fornendo a queste attività una piattaforma online comune, l’iniziativa cerca di rafforzare tali attività in modo che le persone che vivono nella zona abbiano un’alternativa per lavorare nella fabbrica di bombe. Nel seminario le voci di coloro che vivono in Sardegna e le loro proteste e cercheremo un’economia alternativa e libera dalla guerra e discuteremo di come possiamo aiutarli nella loro lotta e come possiamo agire contro un’industria simile nel nostro quartiere”.

    “Abbiamo seguito il progetto fin dall’inizio – ha spiegato Antonella Visintin della Commissione GLAM della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – perché la chiesa battista di Sardegna ha chiesto un sostegno. Dunque da subito abbiamo collaborato con il comitato e contribuito a realizzare il convegno nel marzo del 2019 – siamo infatti uno dei tre partner del progetto Peace Conversion Sardinia. Come possiamo contribuire come chiese? Noi facciamo parte – sia il comitato che la Glam – della Rete italiana pace e disarmo, che comprende associazioni laiche e religiose: anche in quest’ambito avviene una collaborazione. Per noi é un tema e un impegno molto importante, nel quadro dell’impegno proprio del Consiglio ecumenico verso la “giusta pace”. Ricordiamo infatti che nel 1948, nella prima assemblea del CEC, ad Amsterdam, fu detto che “la guerra é contro la volontà di Dio”.

    Il WCC ha, tra l’altro, nella sua decima assemblea, nel 2013 a Busan, approvato una Dichiarazione ‘Sulla strada della pace giusta’, a cui verrà dato seguito quest’anno.

    Per queste ragioni, “Consideriamo questo progetto parte di questo percorso ed é importante che ci sia un territorio in cui si ragioni in termini concreti della conversione della propria struttura produttiva nell’ottica della sostenibilità verso l’ambiente e in termini etici, contro ogni guerra”.

    Nei giorni scorsi, inoltre, Visintin e altri attivisti sono stati “nella regione del Bodensee (al confine sud-ovest della Germania con Svizzera e Austria) che, come la regione dell’Assia, ha una forte concentrazione di fabbriche di armi. Quello che continuiamo a comprendere sempre di più è quanto sia importante la legittimazione culturale della produzione armiera su un determinato territorio”.
    L’obiettivo è una presa di posizione dell’organismo riunito a Karlsruhe fino all’8 settembre.
    “Vorremmo contribuire affinché il CEC produca delle dichiarazioni sul tema della giusta pace in modo che rafforzi l’impegno locale delle singole chiese nazionali”, ha concluso la rappresentante della Commissione GLAM.

    Per saperne di più:

    Armi prodotte in Italia e riconversione alla pace. La ricerca condotta dalla Chiesa evangelica del Baden, dalla Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dal Comitato Riconversione RWM.

    Pace, Visintin: “Si fa solo con la giustizia sociale” Alcune delle tappe del progetto nelle parole della coordinatrice GLAM Antonella Visintin. “WarFree-Libero dalla guerra”. Un marchio etico per le imprese che rifiutano la produzione di armi. La Commissione globalizzazione e ambiente della FCEI continua il lavoro in favore della riconversione e della sensibilizzazione alla pace. Dalla Sardegna alla Germania e oltre…

    Scarica la Brochure WarFree.

    Consulta la pagina delle aziende WarFree.

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