Attivisti LGBTQIA+ al Consiglio ecumenico: rispetto, diritti e libertà

Per Jim Hodgson, giornalista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+, membro di Rainbow pilgrims of Faith, delle Chiese di Canada, "il cammino è quello del dialogo".

Cecilie Johnsen, unsplash

Karlsruhe (NEV), 6 settembre 2022 – Jim Hodgson è un giornalista e attivista di Rainbow pilgrims of Faith, un collettivo di LGBT+ reti, chiese, alleanze e attivisti/e cristiani e cristiane globale, ed è stato per anni membro dello staff delle Chiese unite di Canada, dove ha lavorato come coordinatore di programma, con una lunga esperienza in America Latina e Caraibi. Lo abbiamo incontrato a Karlsruhe, in occasione dell’undicesima Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese.

Jim Hodgson

“A livello globale – spiega – siamo nati come coalizione europea che lavora su diritti e inclusione per le persone trans e queer, prima di Busan, in Corea, in occasione della precedente Assemblea del Consiglio ecumenico delle chiese del 2013, e da allora abbiamo iniziato a sviluppare un costante lavoro di advocacy. Abbiamo costruito solide basi per migliorare e sviluppare questo confronto, per aiutare anche le chiese a parlarsi tra loro sui temi e le istanze che portiamo avanti. C’è un report che è stato ricevuto dal Comitato centrale (vedi nota alla fine dell’articolo, ndr). Abbiamo anche pubblicato un testo, “Reconciliation from the margins – personal stories of queer persons of faith”, in cui sono raccolte le storie personali di 28 persone queer, credenti da tutto il mondo”.

Che cosa si intende per inclusione?

“E’ un passo avanti, per parlarci anzi tutto. Il termine “inclusione” è debole, lo usiamo ma vorremmo molto di più. Se ci pensiamo bene, Gesù andava molto oltre l’inclusione, invitava tutti e tutte alla sua tavola, a condividere il suo cibo, a parlare con lui, senza chiedere chi fossero, indipendentemente dal loro status, dalla loro religione, da chi fossero, a partire dai servi, dagli ultimi. Siamo lontani dal “modo di Gesù” quando parliamo di ‘inclusione’ ma è comunque un primo step“.

Quanto al futuro e al complesso rapporto delle persone lgbtqia+ con le fedi, declinato e diversificato in modi diversi nei tanti Paesi qui presenti, “le nostre sono prospettive dai margini, di un viaggio, di un pellegrinaggio e speriamo di ricevere la giusta attenzione. Non staremo zitti quando sarà necessaria la nostra risposta determinata. Ma chiediamo alle chiese di non fare ulteriori danni. Vediamo purtroppo in molti luoghi del mondo che la chiesa è parte del problema. Il mio lavoro è stato per anni in America Latina e lì ho osservato il crescente fenomeno di gruppi religiosi conservatori che si alleano con movimenti politici altrettanto conservatori, ne è un esempio il presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Questo è molto deludente e pericoloso, per chi lotta per i diritti umani e chiede rispetto per tutti e non solo per chi ha potere”.

Questi movimenti e chiese conservatori, per l’attivista canadese “sostengono che noi promuoviamo quella che loro chiamano “l’ideologia gender” e che cercheremmo di imporla, di imporre i “nostri valori”, ma non è vero. Nella società civile ci deve essere spazio per tutti e la libertà di religione non può significare la loro libertà di imporre i loro valori, la loro visione”.

Come sta andando al Consiglio ecumenico questo dialogo?

“I feedback fino ad ora sono incredibilmente positivi. A Busan c’era stata una manifestazione contro di noi, mentre qui si respira chiaramente un altro clima. I partecipanti all’Assemblea sono molto attenti, hanno dimostrato grande interesse verso le nostre vertenze e le nostre storie personali. Mi sembrano molto felici di averci qui”.

Cosa vi aspettate dalle chiese?

“Quello che cerchiamo oggi e domani è un segnale, della volontà di proseguire il confronto. Continuano gli incontri e le conversazioni ecumeniche (al summit di Karlsruhe c’è un gruppo ad hoc, Ecumenical Conversation n.11*) e il lavoro congiunto, la discussione sempre più approfondita sulla sessualità e potrebbe esserci una nuova raccomandazione nei testi finali. Sono ottimista verso il futuro: il cammino è quello del dialogo”.


*Le Conversazioni Ecumeniche sono concepite come approfondite e collegate al potenziale lavoro delle commissioni del CEC e di altri programmi. Sono tratti dalle intuizioni delle reti del WCC, delle chiese membri e dei partner e/o si riferiscono a preoccupazioni ecumeniche emergenti. I risultati delle Conversazioni saranno condivisi con le commissioni dell’assemblea e rapporti dettagliati saranno condivisi con i futuri organi di governo. Ogni Conversazione Ecumenica si svolge nello stesso gruppo per 4 giorni ed è aperta ai partecipanti all’assemblea con diritto di parola. I partecipanti alle conversazioni ecumeniche sono tutti i partecipanti ufficiali dell’assemblea più studenti e docenti (delegati, rappresentanti delegati, osservatori Delegati, consulenti all’assemblea, consulenti alle delegazioni, osservatori, ospiti, studenti  e docenti).

Qui di seguito la presentazione dell’Ecumenical Conversation n.11, “Conversazioni sul Cammino: invito a camminare insieme sui temi della sessualità umana”

Nel corso della precedente Assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese, la decima, a Busan, in risposta alle questioni sollevate durante le conversazioni ecumeniche, le sessioni di lavoro e altre presentazioni riguardanti le sfide che i problemi della sessualità umana hanno posto alle chiese membri del WCC e ai suoi collegi elettorali, l’assemblea attraverso il Comitato delle Linee guida del programma ha formulato la seguente raccomandazione: ‘Essendo consapevole delle questioni che dividono le chiese, il CEC può fungere da spazio sicuro per entrare nel dialogo e nel discernimento morale su questioni che le chiese trovano impegnative. Esempi che sono stati ascoltati con forza in questa assemblea includono questioni di genere e sessualità umana. Le questioni controverse hanno il loro posto all’interno di quello spazio sicuro nell’agenda comune, ricordando che la tolleranza non è sufficiente ma la linea di base è l’amore e il rispetto reciproco’. In risposta alla raccomandazione di cui sopra, il segretario generale del CEC ha formato sia un gruppo del personale che un Gruppo di riferimento sulla sessualità umana per lavorare su un documento che è stato presentato al comitato esecutivo del CEC nel novembre 2019. Il comitato esecutivo ha ricevuto il documento e ha raccomandato di “trasmettere il rapporto al comitato centrale per informazione con il suggerimento che l’11a Assemblea del WCC potrebbe avere una conversazione ecumenica su questo argomento’. Lo scopo di questa conversazione ecumenica è creare uno spazio per il dialogo e la discussione sulla sessualità umana così come viene svolta in diversi contesti della comunione del WCC e su come la conversazione può essere svolta in futuro, sottolineando l’amore e la riconciliazione”.

– OdG del Sinodo delle chiese Metodiste e Valdesi del 2010 sulla benedizione delle coppie omosessuali: https://www.chiesavaldese.org/documents/presentaz_odg_sinodo2010.pdf