Cura d’anime: la lingua madre della chiesa

Cura d’anime: la Chiesa Evangelica in Germania la chiama lingua madre della chiesa. In Italia la CELI risponde con lo Spazio Ascolto.

Foto tratta da https://www.chiesaluterana.it/

Roma (NEV/CELI), 2 luglio 2026 – La chiamano «lingua madre della chiesa». Una frase che voca anche una immagine molto precisa che la Chiesa Evangelica in Germania (EKD) usa come filo conduttore del proprio agire sulla cura d’anime nel 2026.

Infatti la lingua madre non si insegna, non si programma, non si finanzia in un capitolo di spesa. Cresce con il tempo, da un momento in cui qualcuno ha avuto bisogno di essere ascoltato e qualcun altro era lì, senza fretta.

È a partire da quel momento semplice che la chiesa ha riscoperto se stessa.

Il peso di una presenza
In Germania, la cura d’anime delle Chiese protestanti è fatta anche di numeri. Oltre 239.000 operatori a tempo pieno e 888.000 volontari nelle comunità, nella diaconia evangelica, cioè negli ospedali, nelle carceri e nelle stazioni.

Sì, nelle stazioni: cento sedi della Bahnhofsmission — la missione ferroviaria — dove nel 2024 sono state aiutate 2,2 milioni di persone, con 5,2 milioni di servizi erogati.

I treni passano, le persone restano ferme al binario con una valigia e qualcosa da raccontare che non rimane chiusa in valigia. E qualcuno è lì.

La Telefonseelsorge (assistenza telefonica), nello stesso periodo, ha gestito 1,3 milioni di conversazioni, quarantaquattromila scambi via mail, quarantamila sessioni in chat.

Una media di tremila e cinquecento chiamate al giorno, ogni giorno, mentre fuori la vita continua con l’indifferenza che le è propria.

La cura d’anime d’emergenza — la Notfallseelsorge — ha registrato oltre 30.000 interventi nel 2023: più di ottanta al giorno, nei momenti in cui la vita si rompe senza preavviso e qualcuno deve essere lì, comunque.

I soli costi del personale per la cura pastorale nelle comunità: 190 milioni di euro l’anno. Una cifra che può fare colpo, ma che è solo la misura di quanto seriamente si prende un’intenzione.

Da Lutero in poi

La radice di tutto questo sta in una certezza che Lutero ha voluto rendere evidente: il sacerdozio appartiene a tutti i credenti.

E con esso la capacità di agire, di esserci, ascoltare, accompagnare. Che vede impegnati pastori e pastore in tutto il territorio. Persone che si sono formate per “dare forza alle persone fornendo un supporto competente”.

Ma anche persone che, volontariamente, sono disposte a dedicare tempo, energie e formazione a questo scopo.

La cura d’anime, di conseguenza, non è l’ostentazione di un privilegio in capo ad un gruppo autoreferenziale di persone: è responsabilità di chiunque sia disposto a fermarsi nel momento giusto o anche in quello sbagliato.

Certo, il rischio di questo approccio è che resti un principio dichiarato ma non praticato. Ma, appunto, i numeri dicono che non è così.

Così, pastori e diaconi partecipano regolarmente a programmi di formazione avanzata come il Clinical Pastoral Training (CPT). Questi programmi combinano teoria, pratica e supervisione e, a seconda del modello, durano da diversi mesi a un anno, e si svolgono parallelamente al lavoro ordinario o in un formato intensivo.

Mentre i volontari possono seguire corsi di formazione modulari sulla cura pastorale, spesso con lezioni serali o nel fine settimana. Apprendono competenze comunicative, chiarimento dei ruoli, tecniche di cura pastorale e supporto pratico in parrocchie, ospedali o altri contesti.

La preparazione e formazione non toglie, quindi, ma arricchisce, fornisce strumenti per rispondere ad una molteplicità e complessità di situazioni: oltre il singolo individuo per contribuire alla coesione sociale. In ogni ambito sociale: dalle forze dell’ordine, a quello politico e delle istituzioni pubbliche, la Chiesa accompagna le persone in posizioni di responsabilità, nei momenti di crisi e nei processi decisionali, assicurando che la comunità e la stabilità rimangano concrete.

In Italia: uno spazio

La CELI è una Chiesa evangelica luterana di minoranza: guarda a quei numeri con rispetto in un Paese, l’Italia, che questa tradizione la conosce meno. Dove la cura d’anime è stata spesso delegata a figure specializzate o lasciata ai margini della vita pubblica.

Da circa un anno abbiamo attivato su questo sito uno Spazio Ascolto: discreto, senza obbligo di confessione né di appartenenza. Decine di persone hanno già scritto — molte non luterane, molte non protestanti — cercando qualcosa che non sempre sanno nominare: ascolto, conforto, preghiera, presenza.

Non è un intervento clinico, che è demandato ad altre professionalità e competenze. Ma un intervento spirituale, che, appunto, parla la “lingua madre della Chiesa”.