Roma (NEV), 26 maggio 2026 – Pochi giorni fa si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale della biodiversità. In questa occasione, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) ha promosso un incontro interreligioso dal titolo “Dalla fede all’azione: un appello interreligioso per la giustizia della biodiversità“. Dall’Italia era collegata Antonella Visintin, alla quale abbiamo chiesto un breve resoconto. Rischio estinzione, ecosistemi in sofferenza, dati allarmanti. “Per le persone di fede, queste cifre costituiscono un indicatore profondamente spirituale – ha dichiarato Visintin –. Indicano una relazione spezzata con il creato e con Dio, creatore di tutto. Richiedono una conversione morale e spirituale”.
Leggi il resoconto integrale qui di seguito.
Nel 2000 l’Assemblea generale dell’ONU ha istituito la Giornata mondiale della biodiversità per commemorare l’adozione ufficiale del testo della Convenzione per la diversità biologica, avvenuta a Nairobi il 22 maggio del 1992.
https://www.cbd.int/biodiversity-day/2026
“Agire localmente per un impatto globale” è il tema scelto per quest’anno, che ci ricorda come la tutela della natura passa anche attraverso scelte quotidiane e di comunità, richiamando così la responsabilità condivisa di fermare la perdita di biodiversità e di costruire territori più resilienti rivolgendo l’attenzione a quelle soluzioni e a quelle azioni ispirate alla natura.
https://youtu.be/61qiQzUpA4E?si=O5Iuu3IlqgFe-bdN
Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) oltre un quarto delle specie conosciute al mondo, ovvero circa 45.300 specie in totale, è attualmente a rischio di estinzione, con un aumento del tasso di estinzione che oggi è di 100–1000 volte superiore a quello naturale.
E negli ultimi 50 anni, più di tre quarti dei servizi ecosistemici essenziali sono diminuiti. Inoltre, si è registrato un calo significativo del “capitale naturale” pro capite, ovvero le riserve mondiali di beni naturali.
Tra il 1992 e il 2014, il capitale naturale pro-capite è diminuito di quasi il 40%, mentre il capitale prodotto pro-capite è raddoppiato nello stesso periodo. Una valutazione dell’UNEP evidenzia come nel 2023, a fronte di 220 miliardi di dollari investiti per la conservazione e il ripristino delle risorse naturali, sono state registrate spese militari per 2700 miliardi: un rapporto di 1 a 12.
Per le persone di fede, queste cifre costituiscono un indicatore profondamente spirituale. Indicano una relazione spezzata con il creato e con Dio, creatore di tutto. Richiedono una conversione morale e spirituale.
Il 22 maggio, il Gruppo di lavoro sulla biodiversità e la giustizia del creato del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), in seno alla Commissione per la giustizia climatica e lo sviluppo sostenibile ha promosso un incontro interreligioso “Dalla fede all’azione: un appello interreligioso per la giustizia della biodiversità”.
Organizzatori: Louk Andrianos, consulente del CEC per la cura del creato, la sostenibilità e la giustizia climatica e i coordinatori del Gruppo di lavoro sulla biodiversità e la giustizia del creato della Commissione.
Il webinar si inserisce in un più ampio sforzo, nell’ambito del Decennio ecumenico per l’azione a favore della giustizia climatica, volto a coinvolgere la coalizione Faiths for Biodiversity e i partner ecumenici, tra cui la rete ecumenica Season of Creation, ACT Alliance, il Movimento Laudato Si’, la Federazione luterana mondiale (FLM), la Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR) e la Rete cristiana ambientale europea (ECEN).
I relatori erano provenienti da diverse tradizioni: un teologo ortodosso orientale, una studiosa della Chiesa di Norvegia che offre una prospettiva indigena Sami, una rappresentante buddista della Soka Gakkai International, uno studioso islamico dell’Associazione Imam Mahdi di Marjaeya e un attivista ambientale indù dell’iniziativa FutureFaith.
Ciascuno, all’interno della propria tradizione, ha descritto il modo in cui la fede può essere una forza vitale per la tutela della biodiversità.
Mathew Koshy Punnackadu, scienziato, scrittore e attivista ambientale e dal ’90 fondatore del Movimento delle chiese verdi in India, ha condotto i presenti in preghiera a conclusione del seminario.
Elementi comuni, l’appello a riconoscere la interdipendenza della vita, l’abbaglio del suprematismo di specie ancora diffuso, che ogni forma di abuso sul creato fino all’ecocidio è un peccato, che ciascuno deve fare la propria parte e che nessun vivente è troppo piccolo per essere considerato trascurabile nella economia della vita.
Vedi https://panorthodoxconcernforanimals.org/creation-care-christian-responsibility-course/
«La perdita di biodiversità è una crisi di giustizia. Le comunità meno responsabili della distruzione degli ecosistemi sono quasi sempre le prime a subirne le conseguenze», sottolinea Athena Peralta, direttrice della Commissione per la giustizia climatica e lo sviluppo sostenibile del Consiglio ecumenico delle Chiese. «Ciò che le tradizioni religiose apportano a questo momento è un vocabolario morale che la scienza da sola non può fornire: l’appello alla conversione ecologica, a una vera riconciliazione con il mondo vivente e al tipo di trasformazione dei nostri stili di vita e dei nostri sistemi economici che la giustizia del creato esige, per questa generazione e per tutte le generazioni a venire».
Ancora in occasione della Giornata mondiale della biodiversità e della Giornata europea dei Parchi, Legambiente ha presentato il Rapporto Biodiversità a rischio edizione 2026 che fotografa i ritardi, i dati sulla perdita delle specie, le proposte, e una “bussola del ripristino”. Essa, in linea con gli obiettivi UE al 2030 e con il Piano nazionale di ripristino previsto dalla Nature Restoration Law, indica per ciascun ecosistema gli interventi Nature-Based Solutions adatti per il recupero delle funzioni naturali a rischio. Obiettivi che richiedono piani di gestione della biodiversità integrati con quelli di adattamento ai cambiamenti climatici, monitoraggi trasparenti e una comunicazione corretta.
Tra le buone pratiche in Italia ricordiamo le “città amiche degli impollinatori” (il 20 maggio, la Giornata mondiale delle api) cui contribuisce anche la Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), con il progetto di Oasi e corridoi ecologici per impollinatori.
In una fase storica in cui la spirale di violenza provocata dalle potenze del mondo sembra fuori controllo e in cui la strumentalizzazione delle religioni, anche del cristianesimo, rischia di confondere gli interessi in campo, occorre recuperare un residuo di umanità.
Dà speranza la risoluzione dell’ONU del 20 maggio (con 141 paesi a favore – tra cui l’Italia -, 8 contrari e 28 astenuti) che sostiene il parere della Corte internazionale di giustizia secondo cui i paesi hanno l’obbligo giuridico di affrontare il cambiamento climatico.
Il testo, presentato dall’isola del Pacifico di Vanuatu, avalla il parere consultivo del luglio 2025 della Corte internazionale di giustizia secondo cui gli Stati hanno l’obbligo di ridurre l’uso di combustibili fossili e di contrastare il riscaldamento globale. Sebbene non sia giuridicamente vincolante, il parere potrebbe essere citato in cause legali relative al clima in tutto il mondo. Ora ci si aspetta che i Paesi allineino le loro decisioni nazionali, le politiche e l’impegno internazionale alle conclusioni della Corte.
Con le parole di Giobbe, chiediamo agli animali cosa è una società senza guerre e una profonda sapienza di equilibrio dinamico e gestione delle risorse che nutrono tutti e ciascuno.
Giobbe, 12, versetti 7-10
“Ma interroga un po’ gli animali, e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo, e te lo mostreranno; oppure parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo racconteranno. Chi non sa, fra tutte queste creature, che la mano del Signore ha fatto ogni cosa, che egli tiene in mano l’anima di tutto quel che vive e lo spirito di ogni carne umana?”
Antonella Visintin Rotigni, 22 maggio 2026





























