Roma (NEV/Confronti), 31 luglio 2025 – di Paolo Naso. Politologo, Centro Studi Confronti.
Angosciati dalla cronaca quotidiana di bombardamenti, avanzate e occupazioni militari che hanno raggiunto un’intensità e una frequenza sconosciute a chi è nato e cresciuto dopo la Seconda guerra mondiale, rischiamo di non cogliere una eccezionale novità geopolitica che si fa ogni giorno più concreta: la fine del multilateralismo e con esso di un ordine internazionale garantito e governato dalle Nazioni Unite. Il cambiamento è drammatico.
Per quanto a volte illusorio e carico di contraddizioni, il mandato che la comunità internazionale intendeva affidare alle Nazioni Unite è ben espresso nella Carta delle Nazioni Unite: «Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle Nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia e il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti». Parole impegnative e forse anche poco realistiche che però non esprimevano soltanto un’utopia di pace ma anche un progetto politico, sia pure da costruire nel tempo e in un percorso pieno di ostacoli…
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(L’articolo fa parte del più ampio numero dello speciale Confronti Extra 2/2025 – La calda estate in Medio Oriente).























