Roma (NEV), 1° giugno 2026 — di Georgia Betz – In Italia quasi 5 milioni di persone fanno volontariato. Uno su dieci adulti. Persone che reggono biblioteche, mense, ambulanze, progetti educativi. Le chiese, in questo quadro, non sono spettatrici.
I numeri
I dati Istat 2023, pubblicati nel luglio 2025, restituiscono un’Italia più solidale di quanto spesso si racconti. 4,7 milioni di persone svolgono attività di volontariato. Di queste, 3,2 milioni lo fanno in forma organizzata — dentro associazioni, enti, comunità. In un solo mese, queste persone hanno offerto oltre 84 milioni di ore. Un valore economico stimato superiore al miliardo di euro.
Le chiese — evangeliche, riformate, cattoliche — contribuiscono in modo strutturale a questo fenomeno. Non come appendice, ma come motore.
Una radice teologica
Per le chiese protestanti il punto di partenza non è la filantropia. È la teologia. Lutero, nel 1520, pose le basi di quello che chiamò il sacerdozio universale dei credenti: tutti i battezzati sono chiamati al servizio. Non solo i pastori. Non solo chi è pagato per farlo. Il teologo svizzero Michael Goldberg, in un saggio recente di teologia pratica, lo scrive con chiarezza: il volontariato non è una decorazione della vita comunitaria. È la fondazione della chiesa stessa.
«Le comunità che non mettono al centro il volontariato», scrive Goldberg, «prima o poi si sciolgono».
La chiesa evangelica di Hannover (EKD) lo dice in modo ancora più diretto sul suo portale dedicato all’Ehrenamt — il volontariato in tedesco: senza impegno volontario né la società né la chiesa reggono. E aggiunge: secondo la comprensione riformata, i doni e le capacità di chi lavora gratuitamente e di chi è stipendiato sono ugualmente validi, ugualmente necessari.
In Italia: la FCEI e le sue chiese
Ogni chiesa membro della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) — dalla Chiesa evangelica luterana in Italia alla Chiesa apostolica, dall’Unione cristiana evangelica battista in Italia alla Chiesa evangelica valdese e all’Opera per le chiese metodiste, fino all’Esercito della Salvezza e alle Chiese libere — mantiene un proprio impegno di volontariato. Su due livelli distinti ma intrecciati: quello della vita interna alla comunità (catechismo, musica, accoglienza, gruppi di studio) e quello del servizio verso l’esterno, in ambito sociale e diaconale.
Un caso interessante viene recentemente dalla Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI): finanziare microprogetti territoriali con forte coinvolgimento di volontari attraverso l’otto per mille luterano. L’approccio è di partenariato: la CELI collabora con enti e organizzazioni del terzo settore già attivi sul territorio, mettendo a disposizione risorse, competenze e reti — senza costruire strutture parallele. Una scelta che privilegia l’incidenza reale sulla visibilità istituzionale.
Nel giugno 2025 la Diaconia valdese ha rilanciato il proprio appello ai volontari. Gestisce una settantina di posti distribuiti nelle sue strutture e nei suoi servizi — per minori, disabili, anziani, persone migranti, adulti in difficoltà — aperti a chiunque voglia donare tempo, evangelico o meno.
Esiste anche una strada più strutturata: il Servizio Civile Universale. La Diaconia valdese è ente accreditato. Il bando 2026 ha messo a disposizione quasi 66.000 posti a livello nazionale: progetti della durata di dodici mesi, con un rimborso mensile di 519 euro, rivolti a giovani tra i 18 e i 28 anni. Le domande si sono chiuse ad aprile.
Loretta Malan, Segretaria Esecutiva della Diaconia Valdese, conferma che «i giovani trovano la loro esperienza più stimolante e formativa nei progetti legati alle attività ludiche, ricreative, aggregative, educative, culturali. Al contrario, i servizi assistenziali registrano da qualche anno un costante calo delle adesioni».
I settori di maggiore interesse restano quelli più in linea con le aspirazioni dei giovani. Cresce l’impegno nel servizio civile ambientale: «un nuovo programma del Ministero che segue un iter a sé», sottolinea Malan, nel quale «le richieste sono state molte, segno che il tema della tutela ambientale è centrale e di forte interesse per le giovani generazioni».
Va tutto bene?
Non tutto funziona senza frizioni. Negli ultimi anni il quadro normativo è cambiato: in alcuni casi la burocrazia è aumentata, in altri ha agevolato i procedimenti. Ma il volontariato non si esaurisce in ciò che è inquadrato in procedure e coperture di legge o del terzo settore.
Trovare persone disponibili a candidarsi per ruoli chiave — presidenti di Concistori, componenti di comitati — diventa sempre più difficile. Le responsabilità sono cresciute. Il tempo richiesto, anche. È un problema comune a tutto il terzo settore, non solo alle chiese.
Il Codice del Terzo Settore e le normative sul Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) hanno ridisegnato il quadro. Gli enti strutturati, come la Diaconia valdese, hanno dovuto aggiornare i propri regolamenti interni per allinearsi alle nuove regole, maturando sinergie inedite — ad esempio con l’Associazione evangelica di volontariato (AEV), storico partner nella gestione amministrativa dei volontari.
Malan analizza le criticità emergenti: «Il modello del volontariato strutturato sta attraversando un periodo critico, condizionato da una progressiva disaffezione da parte dei giovani e da una diffusa mancanza di tempo da dedicare a impegni fissi. In netto contrasto, assistiamo a un aumento significativo della partecipazione nella fascia over 65. La nostra lettura di questo fenomeno evidenzia non solo il profondo cambiamento demografico in atto, ma anche un calo generale della partecipazione civica e sociale tradizionale, che si scontra con una gestione del tempo libero e delle modalità di socializzazione radicalmente mutate rispetto al passato».
In Europa: Germania e Austria
In Germania la Chiesa evangelica (EKD) gestisce la piattaforma ein-jahr-freiwillig.de, punto di riferimento per i giovani che vogliono orientarsi tra le opzioni di volontariato. Ha sviluppato anche un’app — il cosiddetto FSJ-Radar — per trovare le sedi disponibili vicino a casa. Il modello tedesco del Freiwilliges Soziales Jahr (anno di volontariato sociale) è consolidato da decenni e coinvolge strutture sanitarie, educative, ambientali.
L’indagine KMU 6 — la sesta grande ricerca EKD sulle appartenenze ecclesiastiche, pubblicata nel 2023 — ha prodotto dati inequivocabili. Il 91% di chi si impegna nella chiesa cita il desiderio di comunità e di reciprocità come motivazione principale. Il 76% valuta il legame sociale più della dimensione religiosa. Chi è cresciuto in un contesto ecclesiastico fa volontariato con una frequenza significativamente superiore: il 61% dei credenti praticanti ha un impegno volontario, contro il 33% dei laici.
La conclusione dei ricercatori è netta: la religiosità ecclesiale determina in misura considerevole la propensione al volontariato. Le chiese contribuiscono all’attivazione e al rafforzamento della società civile — e per questo meritano sostegno, anche istituzionale.
In Austria il portale freiwilligenweb.at dedica una sezione specifica al volontariato in ambito religioso, confermando il ruolo delle comunità di fede come spazio privilegiato di impegno civico.
Una chiesa che regge senza stipendi
Le chiese riformate — valdesi, battiste, metodiste, luterane — funzionano in buona parte grazie a chi lavora senza compenso. I Concistori, i comitati, i gruppi di lavoro: tutto questo è volontariato. Non folklore. Struttura.
Il pastore Emanuele Fiume, in una predicazione sulla Prima lettera di Pietro tenuta il 28 luglio 2019 alla Chiesa Valdese di Zurigo, ricorda che la comunità cristiana è definita come «sacerdozio regale» — un popolo di servizio, non di gerarchia. Non si serve perché si è pagati. Si serve perché si è chiamati.
È una consapevolezza condivisa anche oltre i confini del protestantesimo. Giovanni Nervo, fondatore della Caritas italiana, mette in guardia in un testo del 2025 contro il rischio più insidioso: la delega. Quando la comunità affida ai volontari il compito di occuparsi dei poveri, e si illude di aver fatto la propria parte. Il problema dei poveri, scrive Nervo, deve stare al centro. Non delegato. Non esternalizzato.
Quella vocazione non è cambiata. Cambia il contesto: meno tempo disponibile, più burocrazia, comunità più piccole, spopolamento delle aree interne. Queste criticità interrogano le chiese, ponendole già oggi davanti a una necessità che non può essere elusa. Alcune chiese protestanti italiane hanno già iniziato a individuare percorsi nuovi di riconoscimento e sostegno per chi si impegna. Non solo un ringraziamento: un sostegno concreto, capace di accogliere i talenti che ci sono ancora, nonostante tutto.
Fonti e approfondimenti:
Istat — Il volontariato in Italia, Anno 2023 (pubblicato luglio 2025)
Atlante del Terzo Settore — Cosa, come e perché del volontariato
NEV — Volontariato in Diaconia valdese. Si può fare
Riforma.it — Chiese e volontariato. Un binomio inscindibile
EKD — Ehrenamt-Kirche. Warum Ehrenamt?
EKD — Sesta indagine sulle appartenenze (KMU 6), Hannover 2023
Chiesa evangelica valdese — Bando Servizio Civile Universale 2026
Diaconia Valdese — Volontariato
Predicazione Emanuele Fiume, Chiesa Evangelica Valdese di Zurigo, 28 luglio 2019


























