Cause climatiche in tribunale: la responsabilità di Stati e aziende private

In occasione dell' Overshooting Day 2025, il giorno entro cui l'umanità consuma le risorse naturali che la Terra genera in un intero anno, pubblichiamo un documento redatto dalla Commissione Globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Roma (NEV), 29 luglio 2025 – Anche quest’anno l’Overshoot Day globale è arrivato in anticipo, lo scorso 24 luglio; il 6 maggio per l’Italia che ha registrato un sensibile peggioramento rispetto all’ anno precedente. Quindi dal 24 luglio fino al 31 dicembre i consumi del pianeta intaccheranno le risorse accantonate per il 2026.

Il dato negativo italiano può aver avuto luogo per l’aggiornamento dì alcuni calcoli statistici, quali l’utilizzo di suolo, la percentuale di emissioni, la produttività agricola e l’aumento dei consumi nazionali. Dati che fanno leva sulla responsabilità individuale e collettiva, quest’ultima rappresentata in particolare dalle aziende, le quali, se volessero e se fossero sostenute da politiche pubbliche efficienti, potrebbero intervenire in modo significativo nella riduzione dei consumi globali.

Invece, come accade in Italia ed in gran parte dei paesi ricchi, la proiezione dei consumi è sempre più in crescita, con il rischio che se tutti i paesi dovessero imitarci ci vorrebbero almeno tre pianeti e lo slogan delle piazze dovrebbe recintare non c’è un pianeta b, c e d.

I punti di svolta sono rappresentati da efficienza energetica, mobilità sostenibile, agricoltura rigenerativa e gestione dei rifiuti. Nella realtà attuale che solo paraocchi rafforzati possono nascondere, tutti e tutte noi sappiamo che è solo disastroso non intervenire perché i tempi sono strettissimi.

Nei fatti non ha perso tempo la giustizia della Corte di Cassazione che, lo scorso lunedì 21 luglio, ha stabilito che in Italia si possono istituire cause climatiche contro aziende private per difendere i diritti dei cittadini. Le sezioni unite della Suprema Corte hanno dato ragione a Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadini e cittadine che avevano denunciato nel maggio 2023 l’ENI, il Ministero dell’economia e Cassa depositi e prestiti per i danni subiti e futuri derivanti da responsabilità attribuibili alle parti citate sui cambiamenti cimatici.

A seguire, il 23 luglio, altra sentenza storica della Corte dell’Aja che ha accolto la protesta degli studenti di Vanuatu, arcipelago a sud del Pacifico, che nel 2019 avevano interpellato l’ONU chiedendo di intervenire sui disastrosi effetti ambientali che investono in particolare le zone insulari oceaniche. La Corte ha quindi stabilito che gli Stati sono responsabili dei potenziali effetti negativi che i cambiamenti climatici potrebbero avere sui cittadini, compromettendone significativamente il godimento dei propri diritti.

Stati e aziende private diventano finalmente soggetti responsabili della crisi climatica ma ciò non toglie che anche l’impronta individuale deve alleggerirsi, così come quella condivisa, nei luoghi di culto e di incontro delle comunità di fede.

La Commissione Globalizzazione e ambient (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) invita le chiese, ed in particolare le Ecocomunità, a perseguire modelli sostenibili e ricorda che è al servizio delle stesse per valorizzare e sostenere istanze nate dalla consapevolezza di essere parte attiva nel contesto di riqualificazione ambientale del territorio su cui insistono.