Giornata mondiale lavoro dignitoso: foto di un’Italia che piange più di tre morti al giorno

Disegno di Francesco Piobbichi

Roma (NEV), 7 ottobre 2026 – In occasione della Giornata mondiale del lavoro dignitoso, la coordinatrice della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Maria Elena Lacquaniti, ha scritto questa riflessione.


Lo scorso 30 agosto si è conclusa la terza tappa della Carovana per l’ecosostenibilità della GLAM. In quell’occasione ho avuto modo di conoscere più da vicino le condizioni di vita dei braccianti agricoli africani, provandone un grande sconforto.

Uno di loro, un giovane con tante bocche da sfamare, mi ha offerto una rivista, Klick Saluzzo, che attraverso la voce dei migranti racconta lo sfruttamento e le difficoltà quotidiane dei braccianti.

In questa giornata mondiale per il diritto a un lavoro dignitoso, riporto alcune di queste voci, affinché ognuna e ognuno di noi possa conoscere gli ossimori di una società sempre di più ostile all’accoglienza e lontana dal comprendere la vita difficile di chi vive ai margini.

A Saluzzo e dintorni arrivano ogni anno, per la raccolta della frutta, migliaia di braccianti (non mi è capitato di vedere donne), in particolare dall’Africa. Ogni anno istituzioni locali, sindacati e aziende si pongono la stessa domanda: dove è conveniente che vivano i braccianti?

Nessuno o quasi affitta appartamenti agli immigrati. Chi affitta chiede un contratto lavorativo a tempo indeterminato e quindi alloggiare in un appartamento può essere possibile solo subaffittando un posto letto. I comuni del Saluzzese si sono organizzati in modo da offrire ai braccianti un alloggio rientrante nel progetto “accoglienza diffusa”. Si tratta di container, ma può avanzare domanda solo chi ha un contratto di lavoro. Per avere un contratto di lavoro è necessaria una residenza.

Sono le contraddizioni della nostra società, creare un circolo perverso per scoraggiare la presenza dei migranti sul territorio; infatti, la domanda è: “dove conviene che vivano?”. Saluzzo e i comuni del comprensorio sono solo la fotografia di quel che accade in tutta Italia e, zoomando sui margini della foto, si apre un caleidoscopio di volti di uomini e donne sottomessi a un lavoro che calpesta la dignità e spesso non permette loro di tornare a casa, quando una casa l’hanno.

L’estate passata è stata terribile, specie per chi lavora nei campi o sui tetti degli edifici e anche per chi pedala per portare pasti. Lavorare a quelle temperature mette a rischio la vita e solo tra qualche mese sapremo quante vittime ha mietuto l’estate passata tra i lavoratori e le lavoratrici a rischio.

Ho visto i migranti rincasare nel tardo pomeriggio, ognuno diretto verso i propri alloggi, compreso il parco, dove casa è lo stuoino su cui dormono. Ho chiesto quanto avessero lavorato. Tante ore, senza pause. Solo la pausa pranzo. La parola d’ordine in caso di ispezione: “Ho iniziato a lavorare adesso”, quindi non ci sono pause per rinfrescarsi e ritrarsi dal sole cocente.

Il giovane uomo che mi ha offerto la rivista è stanco. Ha la febbre alta. Cercherà di dormire perché domani, che la febbre sia passata o no, deve andare al lavoro. È in regola, ma il “padrone” non paga la giornata di malattia.

In questa giornata mondiale per il lavoro dignitoso, abbiamo modo di scoprire come indignitoso sia questo sistema anche quando è istituzionalizzato. La dignità dei lavoratori e delle lavoratrici è calpestata almeno tre volte, non concedendo un alloggio, con il lavoro sommerso e con il lavoro regolare ma senza diritti.

Questa è la foto di un’Italia che piange più di tre morti al giorno e che, siano ingoiati da un orditoio o abbandonati in fin di vita al bordo di una strada o ancora infartuati sotto il peso dei pacchi non consegnati, il fine è sempre lo stesso: il profitto e non conta nulla la vita, perché agli occhi dei “padroni” quelle vite non hanno dignità.

Maria Elena Lacquaniti