Roma (NEV), 28 ottobre 2026 – Il 27 ottobre si è tenuta a Roma, presso il Nuovo Teatro Orione, la presentazione ufficiale del Dossier Statistico Immigrazione 2026 IDOS/Confronti. L’importante appuntamento annuale ha richiamato l’attenzione di esperti, istituzioni e cittadini per fare il punto sui dati e le analisi legati ai fenomeni migratori nel nostro Paese.
La presentazione si è svolta in contemporanea in tutte le regioni e province autonome italiane, a testimonianza della rilevanza del rapporto per l’intero territorio nazionale. Per garantire la massima partecipazione, l’incontro è stato trasmesso in streaming sul canale YouTube e sul sito ufficiale del Centro Studi e Ricerche IDOS.
I saluti, i ringraziamenti e la rete istituzionale
Sottolineando l’importanza dell’incontro, il presidente del Centro Studi IDOS, Luca Di Sciullo, ha rimarcato come questo appuntamento “non ha le caratteristiche di una conclusione, bensì di un inizio”, poiché apre ufficialmente una lunga campagna di divulgazione e disseminazione che nei prossimi mesi toccherà capillarmente i vari territori italiani per mettere sul tappeto le questioni più cruciali legate all’immigrazione.
Esprimendo profonda gratitudine al pubblico in sala e definendo la presenza come un incoraggiamento per la ricerca e per le battaglie di civiltà sui diritti, il presidente ha poi indirizzato un saluto speciale alle istituzioni nazionali e internazionali, così come alle comunità religiose, ai sindacati, ai patronati, al terzo settore e ai ricercatori.
Una menzione di particolare gratitudine è stata dedicata anche alle tante studentesse e ai tanti studenti presenti, definiti come un “puntello di speranza per un cambiamento effettivo della società”, all’Otto per mille della Chiesa Valdese, che finanzia il progetto da 12 anni, e ai partner storici dell’iniziativa: il Centro Studi Confronti, rappresentato dal direttore Claudio Paravati in veste di moderatore, e l’Istituto di Studi Politici S. Pio V, presente con il primo ricercatore e responsabile del settore Studi Sociali e Umanistici, dottor Benedetto Coccia, e il presidente, professor Paolo De Nardis.
A questa prima fase di saluti ha fatto quindi seguito la proiezione del video sul Dossier Statistico Immigrazione 2026, realizzato da Vibes – Video Beckwith Studio. Il filmato ha offerto una panoramica sui dati migratori, facendo da introduzione e aprendo la strada ai successivi interventi dei relatori in sala.
Il Patto europeo e l’inganno politico
Ad aprire le riflessioni è stato lo stesso Di Sciullo, ponendo enfasi, a 75 anni dal suo varo, sulla Convenzione di Ginevra e sullo svilimento di “uno dei principi più sacri e identificanti della cultura europea sin dell’antichità, che è il dovere di accogliere uno straniero e di dare ospitalità al profugo”.
Citando il Patto europeo sull’immigrazione e asilo, il presidente ha ricordato che questo è divenuto operativo lo scorso giugno “dopo 10 anni passati a studiare come disinnescare, raggirandolo, il principio di non respingimento”.
Alla base di questo sistema, Di Sciullo ha individuato “il destreggio, l’autentica acrobazia giuridica, l’inganno che tutto sorregge e tutto rende possibile: la finzione di non ingresso”.
In questa prospettiva, le frontiere vengono esternalizzate, impedendo ai migranti di esercitare pienamente i propri diritti: “La frontiera il migrante non la sorpassa mai, neppure quando è fisicamente sul suolo europeo, perché la frontiera se la porta addosso, anzi egli stesso è la frontiera”.
Passando poi all’analisi della situazione demografica ed economica italiana, segnata dal calo delle nascite e dall’emigrazione dei giovani, il presidente di IDOS ha evidenziato: “Oggi un italiano su quattro ha più di 65 anni e tra 24 anni sarà uno su tre, con persone ultra ottantacinquenni e sole che raddoppieranno”.
In questo contesto, il saldo demografico degli italiani, fra morti che superano i nati ed emigrati che superano i connazionali di ritorno, è in negativo. A lasciare il Paese sono soprattutto le nuove generazioni, circa 109.000 nell’ultimo anno, di cui “la metà tra i 18 e i 35 anni, i giovani adulti: un terzo diplomato, un altro terzo laureato”.
Per contrastare questo declino, gli immigrati diventano una risorsa fondamentale per compensare le carenze occupazionali, sostenere le imprese e il sistema previdenziale. Eppure, il dibattito attuale predilige politiche restrittive e una propaganda ostile. Questa impostazione ideologica si traduce nella proposta di “remigrazione”, un disegno che, come evidenziato da Di Sciullo, comporterebbe costi insostenibili e drammatiche conseguenze sistemiche per comparti vitali quali agricoltura, allevamento, edilizia, trasporti, settore alberghiero, ristorazione e manifattura.
Il discorso si è concluso con un accorato appello alla difesa dei valori civili: “Se ancora amiamo la democrazia e il diritto, se ancora detestiamo il razzismo, se ancora coltiviamo il sogno di una società aperta, giusta, plurale e interculturale, allora non addormentiamoci: rimaniamo vigili, resistiamo attivamente e tutti insieme prepariamo l’alba”.
Il divario tra realtà e racconto mediatico
Grazia Naletto, presidente di Lunaria Aps, ha invece incentrato il suo intervento sul modo in cui le migrazioni vengono raccontate, evidenziando la distanza crescente tra la realtà del fenomeno e la sua rappresentazione pubblica.
“Il razzismo in Italia ha ucciso molte volte e noi abbiamo il dovere di ricordare”, ha dichiarato Naletto, citando alcune delle tante vittime di violenze razziste: dal bracciante Jerry Masslo e i sei giovani africani uccisi nella strage di Castel Volturno, fino alle tragedie silenziose nei CPR e nel Mediterraneo.
Secondo la presidente di Lunaria, la legislazione, le politiche, il discorso pubblico e la narrazione mediatica compongono un sistema interdipendente che alimenta ed esclude. Per questo non basta contrastare i singoli episodi, ma occorre intervenire sulle cause strutturali delle disuguaglianze.
Le discriminazioni trovano una sponda ideale proprio nella rappresentazione giornalistica corrente, dove “le migrazioni continuano a essere raccontate soprattutto come emergenze da governare, regolamentare, sorvegliare”, ha aggiunto Naletto.
A questo proposito ha citato lo studio condotto dall’Associazione Carta di Roma, — nel cui direttivo siede la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) — e Lunaria, intitolato ‘Informazione diseguale. L’invisibilità delle persone migranti, rifugiate e razzializzate nei media in Italia’, individuando tra le cause della scarsa pluralità informativa le barriere che ostacolano l’accesso delle persone con background migratorio alla professione giornalistica.
Naletto ha infine concluso sottolineando una necessità sociale e civile: “Abbiamo bisogno di più giornalisti, insegnanti, medici, avvocati, dirigenti di associazioni e sindacati, consiglieri comunali e parlamentari che hanno un background migratorio”.
CPR: l’impatto della detenzione e la salute mentale
A porre l’attenzione sul tema dei CPR è stato invece l’intervento di Nicola Cocco, medico infettivologo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e attivista della rete “Mai più Lager – No CPR”, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti falsi certificati per evitare il trattenimento nei centri.
Cocco ha esposto una riflessione sulle condizioni dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) e, attraverso immagini e testimonianze, ha mostrato luoghi spogli e spazi angusti, privi di stimoli e progettati per contenere corpi. Richiamando studi scientifici sugli effetti della detenzione amministrativa, ha mostrato come le ricerche condotte in diversi Paesi evidenzino un peggioramento della salute mentale con l’aumentare della durata della permanenza, con casi di depressione, disturbi post-traumatici e tentativi di suicidio. Anche i dati raccolti nei CPR italiani confermano la diffusione di patologie concomitanti e il frequente ricorso agli psicofarmaci con funzione di sedativo.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto le condizioni dei centri in sé, che in alcuni contesti in Italia versano in condizioni di grave degrado: anche nelle strutture svedesi, descritte come più pulite e confortevoli, gli studi rilevano un peggioramento degli indicatori psicologici dopo poche settimane.
“Quindi il punto qual è? È il CPR italiano? No, il punto è pensare che sia giusto che un essere umano possa essere privato della libertà perché è considerato irregolare. E quell’irregolarità la crea la stessa società che poi detiene quella persona”, ha dichiarato Cocco, spostando la questione centrale sulla legittimità stessa della detenzione amministrativa.
La voce degli ultimi e l’economia sommersa
Liliana Nechita, scrittrice romena e autrice di diversi libri a tematica sociale, tra cui ‘Ciliegie Amare’, ha proseguito la riflessione partendo dalla propria esperienza personale: “Io scrivo dal punto di dolore degli ultimi come me”.
La scrittrice ha raccontato il dramma di aver dovuto lasciare le proprie figlie per lavorare in Italia, sperimentando in prima persona – e raccogliendo i racconti di altre donne impegnate nell’assistenza familiare – il peso di umiliazioni e condizioni lavorative durissime. È stato proprio l’impatto con queste realtà a spingerla verso la scrittura, vissuta come uno strumento essenziale per dare voce al senso di smarrimento, allo sradicamento e alla dolorosa sensazione di esclusione. Nel tempo, il confronto con altre persone emigrate le ha permesso di comprendere come la sua storia non fosse un caso isolato, bensì parte di un dolore condiviso.
Spostando poi l’attenzione sul piano statistico, Nechita ha voluto accendere i riflettori sui dati sommersi: “Vi posso assicurare, da quel mio livello basso, che su dieci donne che conosco solo tre hanno un contratto. La maggior parte lavora in nero, e non perché lo voglia”, ha dichiarato.
Ha incluso poi nella sua riflessione anche le profonde conseguenze che l’emigrazione riversa sui nuclei familiari: i giovani che lasciano i propri paesi d’origine per ricostruirsi un futuro altrove si trovano infatti a dover fare i conti con il trauma della separazione, un dramma che – come ha ricordato l’autrice – accomuna storicamente anche la stessa popolazione italiana emigrata all’estero.
“Sono andata avanti come un cubo con un angolo rotto. Niente può colmare il fatto di non sentirmi a casa da nessuna parte”, ha poi concluso l’autrice, descrivendo il peso di quegli interrogativi costanti sulla direzione che una vita può prendere di fronte alla scelta di partire o meno.
La teoria sociale di fronte alla realtà: l’appello finale
A chiudere la serie degli interventi è stato Paolo De Nardis, presidente dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V, il quale ha evidenziato la necessità di connettere la teoria sociologica con le reali storie di vita delle persone.
De Nardis ha posto un interrogativo cruciale sui rapporti di produzione attuali, affermando che “il problema è la morfologia stessa di questo nuovo volto del capitale che ci sovrasta” e sostenendo che, finché resterà invariato il modo di produzione e di distribuzione delle condizioni sociali e delle libertà, sarà difficile superare tali asimmetrie.
Nella parte conclusiva del suo intervento, ha esortato i presenti a non rassegnarsi allo status quo e a proseguire la ricerca con strumenti aggiornati e aderenti al presente. Richiamando il concetto di “alba” introdotto all’inizio dell’incontro, ha espresso l’auspicio di non limitarsi a un’osservazione tardiva della realtà e ha concluso con un forte richiamo intellettuale: “Noi preferiamo non adagiarci sulla nottola, sull’uccello di Minerva, ma in qualche modo auspicare il canto di un Gallo Nuovo che finalmente ci sveglierà all’alba”.
Naomi Cino
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