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Casaldáliga: “Essere chiesa universale con un volto indigeno-africano-latinoamericano”

Il pastore Felipe Adolf, ex presidente e segretario del Consiglio latinoamericano delle chiese (CLAI), ricorda Pedro Casaldáliga, vescovo, teologo e poeta recentemente scomparso

Di
Agenzia NEV
-
14 Agosto 2020
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    Dettaglio di un'opera di Oswaldo Guayasamin

    Roma (NEV), 14 agosto 2020 – Felipe Adolf, pastore della Chiesa evangelica luterana in Ecuador ed ex presidente e segretario del Consiglio latinoamericano delle chiese (CLAI), ricorda con affetto e commozione l’incontro avuto nel 1992 con il vescovo, teologo e poeta Pedro Casaldáliga, scomparso una settimana fa, a 93 anni.

    “A Felipe, fratello nello spirito di Gesù e nella solidale missione della sola chiesa universale che Lui ama” si legge nella dedica scritta da Casaldáliga sul libro “Espiritualidad de la Liberación”, dello stesso Casaldáliga e di José María Vigil, che Adolf ha voluto condividere con l’Agenzia NEV.

    Di origine catalana Casaldáliga, in Brasile dal 1968, è stato consacrato vescovo nel 1971 nella Prelatura di São Felix do Araguaia-MT. Si schierò dalla parte delle popolazioni indigene e dei campesinos che erano stati espulsi dalle loro terre a causa dell’avanzata dei latifondisti. La sua Lettera pastorale del 1971 “Una Chiesa in Amazzonia in conflitto con il latifondo e la marginalizzazione sociale” gli costò diverse minacce di morte e vari tentativi di espulsione dal paese da parte della dittatura militare.

    “Quando persone come Pedro Casaldáliga ci lasciano – ha dichiarato Adolf all’Agenzia NEV –  diciamo che si sta esaurendo la foresta perché la ‘caduta’ di un albero come questo toglie ossigeno vitale alla vita. La sua vita sacerdotale è stata spesa interamente in Brasile, in Amazzonia, al fianco dei più poveri tra i poveri che oggi piangono la sua partenza”. 

    Adolf ricorda l’incontro con il teologo cattolico e il dialogo intercorso tra loro sul tema della spiritualità: “La sua fede si fondava su una spiritualità liberatrice e macroecumenica;  l’ecumenismo non deve essere vissuto solo tra le chiese, ma in unità con le popolazioni più povere e marginali e in questo senso Casaldáliga ha partecipato attivamente alle Assemblee del Popolo di Dio in America Latina. Per lui la spiritualità è vita e non sistematizzazione teorica, ma è proprio questa spiritualità vissuta in termini di liberazione che ha dei costi politici”.

    “Il vescovo ispano brasiliano – ricorda Adolf – non si stancava mai di immaginare una vera chiesa latinoamericana e diceva: ‘Abbiamo il diritto e il dovere di essere noi stessi, qui e ora e vivere il nostro tempo in modo cristiano. Essere qui chiesa universale di Gesù, ma con un volto nativo, indigeno-africano-latinoamericano’”. 

    “Il libro “Espiritualidad de la Liberación” – continua Adolf – dovrebbe essere una guida per i viaggiatori. Il vento dello Spirito non è incatenato e ‘soffia dove vuole’ muovendo e rinnovando cuori e strutture. Questo volume, come si dice nel Prologo, testimonia l’esistenza di ‘santi patriarchi e matriarche indigene e nere, delle eroiche donne del popolo – indigene, nere, meticce creole -, degli operai nei campi, nelle miniere, nell’industria, nei fiumi, della folla di santi innocenti – prematuramente martirizzati – e tutta la legione di figli e figlie del Dio unico che ha molti nomi, che hanno costituito la totalità della spiritualità latinoamericana prima e dopo il 1492’”.

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