Roma (NEV), 2 novembre 2026 – Il prossimo 6 novembre, in occasione della Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato, il Centro interconfessionale per la pace (CIPAX) e la Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) organizzano un incontro di spiritualità interreligiosa.
Tra gli aderenti all’iniziativa, che avrà luogo alle 18.30 in via San Nicola dei Cesarini, vi sono il gruppo di lavoro degli “Ambasciatori e ambasciatrici di pace” dell’Unione cristiana evangelica battista d‘Italia (UCEBI), la Consulta delle chiese evangeliche del territorio romano, i Missionari Comboniani e la Chiesa metodista di via XX Settembre.
Di seguito condividiamo il testo del comunicato congiunto rilasciato dalle organizzazioni promotrici che accompagna l’invito.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 6 novembre di ogni anno Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in caso di guerra e conflitto armato (A/RES/56/4) per denunciare i danni ambientali delle guerre e il loro uso come strategia militare, come durante la Guerra del Golfo e le guerre nei Balcani. A 25 anni da quella risoluzione, dobbiamo purtroppo constatare che questa tendenza si è aggravata.
In primo luogo, i conflitti nel mondo di diversa natura e intensità sono in aumento, circa 130, con un impatto crescente sulle popolazioni e sull’ambiente. Secondo i dati delle Nazioni Unite, le forze armate nel mondo sono responsabili del 5,5% delle emissioni globali di emissioni di gas di serra, ma tale dato è certamente sottostimato.
Le guerre in corso in alcune regioni sono agenti moltiplicatori delle emissioni di CO2, come indicano alcuni esempi. La guerra in Ucraina ha finora provocato l’emissione di 230 milioni di tonnellate di CO2. La guerra israelo-palestinese estesa anche al Libano si stima abbia generato, tra bombardamenti e armi a terra, oltre 33 milioni di tonnellate di CO2, compresa la futura emissione di oltre 31 milioni di tonnellate di CO2 per la rimozione delle macerie a Gaza e la ricostruzione delle infrastrutture. Solo nel corso delle prime due settimane di attacco contro l’Iran sono state emesse 5,6 milioni di tonnellate di CO2.
Il caso di Gaza è emblematico. Prima di tutto evidenzia la totale distruzione dell’ambiente, un ecocidio che si accompagna al genocidio che non si è ancora arrestato e che viene prolungato per l’impossibilità di accedere agli aiuti umanitari e a fonti di vita indispensabili, come l’acqua pulita o la terra coltivabile. Inoltre, l’impatto ambientale per il risanamento dell’ambiente stesso e per renderlo abitabile supera di gran lunga l’impatto ambientale delle armi e dei mezzi militari impiegati per la sua distruzione.
A questi casi estremi si aggiungono quelli dei conflitti generati dall’accaparramento delle risorse naturali, che provocano enormi danni ambientali poiché l’estrazione avviene con metodi artigianali a forte impatto anche umano.
La tendenza al riarmo, all’aumento delle spese per la fabbricazione di nuove armi costituisce un nuovo allarme per l’ambiente. L’uso di armamenti a scopo sperimentale o di esercitazione rilascia sostanze pericolose nell’ambiente, compresa l’atmosfera; inoltre l’impiego della strumentazione a fini militari come i sonar altera l’ecosistema marittimo. Più armi e più spese militari per preparare la guerra aumentano il rischio di nuove guerre, con gli effetti che conosciamo.
Per questo vogliamo preparare la pace! Per salvaguardare il creato eliminiamo le armi e le guerre dall’orizzonte delle possibilità della politica, delle forze dell’economia disumana ed ecocidaria, del pensiero che diffonde l’odio e che giustifica l’uso della violenza, anche attraverso una falsa motivazione religiosa.




























