“Rabbia e incredulità” per il rinvio della legge sul reato di tortura deciso dal Senato

Roma (NEV), 27 luglio 2016 – All’indomani del rinvio della legge sul reato di tortura deciso dal Senato della Repubblica lo scorso 19 luglio, Massimo Corti, presidente dell’Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura (ACATItalia), con un comunicato stampa ha espresso “rabbia e incredulità”. “Sono trent’anni che l’Italia aspetta di avere una legge che introduca finalmente il reato di tortura nel nostro ordinamento penale – ha dichiarato Corti – e quello che vediamo invece sono critiche strumentali e costanti rinvii a data da destinarsi”. E così prosegue: “Non ci capacitiamo delle paure immotivate espresse dai sindacati di polizia, in quanto non ci risulta che nei paesi dove il reato è in vigore le forze di polizia vedano messo a rischio in alcun modo il proprio lavoro; prendiamo invece atto di come continui a mancare una volontà politica forte affinché anche il nostro paese torni ad essere allineato con il resto del mondo democratico in quanto a tutela e difesa e dei diritti umani fondamentali. Di sicuro – conclude Corti – questa non era la legge migliore possibile ma era sicuramente qualcosa, quanto meno un punto di partenza migliorabile sotto tanti punti di vista. Il Parlamento ha deciso invece, ancora una volta, di non decidere, nonostante gli impegni e le promesse reiterate”.  Delusione per il rinvio dell’approvazione del disegno di legge è stata espressa anche dal pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese: “Si tratta di una norma che le istituzioni europee sollecitano da decenni – ha dichiarato il 22 luglio con una nota – ma che ci viene richiesta soprattutto dalla coscienza democratica del nostro paese. Anche come cristiani vogliamo affermare con forza che non esistono motivi e circostanze di nessun genere che possano giustificare la tortura fisica e psicologica. Come valdesi, nei secoli scorsi e nell’epoca buia dell’intolleranza e della repressione della libertà religiosa, abbiamo conosciuto la sofferenza e l’umiliazione della tortura. Memori di ciò che valdesi e altre minoranze hanno patito in epoche passate ma anche di gravissimi episodi più recenti accaduti anche nel nostro paese, ribadiamo la necessità – ha concluso Bernardini – dell’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano. È un provvedimento atteso, che ci porrebbe al passo con i migliori valori dell’Europa e della nostra tradizione civile e democratica, a difesa di tutti i cittadini e anche a tutela degli operatori delle forze dell’ordine che svolgono il loro lavoro con equilibrio e nel rispetto delle norme costituzionali”.