Roma (NEV/CELI), 23 ottobre 2026 – Nel 2025 quasi una persona su dieci, in Italia, ha vissuto una forma di povertà alimentare: circa 5,4 milioni di persone che non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni.
Lo dice l’Atlante della fame in Italia 2026, presentato il 21 ottobre al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) da Azione contro la Fame.
Dietro questi numeri c’è la fatica di vivere: più di due famiglie intervistate su cinque hanno saltato pasti o finito il cibo in casa.
Sette su dieci provano vergogna rispetto alla condizione di povertà che vivono, quasi quattro su dieci lo nascondono a scuola, ai parenti, ai vicini.
Per tre famiglie su quattro la situazione dura da più di due anni.
A Bari, tra le famiglie intervistate, nessun bambino pratica uno sport. «Molte volte rinuncio anche al mangiare per darlo ai miei figli», racconta un genitore di Milano.
Le piazze
Pochi giorni prima, sabato 17 ottobre, a Milano, Torino e Bologna, le manifestazioni contro il carovita e i salari bassi si sono trasformate in scontri.
Vetrine rotte, barricate, decine di feriti. Chi si è scontrato con la polizia era quasi sempre giovanissimo, spesso minorenne, senza un gruppo politico alle spalle. Ogni forma di violenza non può trovare giustificazione.
Ciononostante il Paese in cui viviamo vede sgretolarsi le fondamenta stesse del proprio contratto sociale. Se ad essere compromesso è il livello di sussistenza per crescenti e larghe parte dei cittadini il problema entra, in una qualche maniera, anche nelle Chiese.
La ruota e i raggi
Nell’aprile del 1933, davanti alle prime leggi del regime nazista contro gli ebrei, Dietrich Bonhoeffer scrisse che la chiesa ha davanti a sé tre strade. Può chiedere allo Stato conto della legittimità del suo agire. Può servire le vittime, chiunque esse siano. E può, quando lo Stato smette di garantire diritto e ordine, non limitarsi a fasciare le vittime sotto la ruota, ma gettarsi tra i raggi della ruota stessa…
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