Materiale bellico, il 29 novembre si vota in Svizzera: i dubbi della Chiesa evangelica riformata

Il 29 novembre 2026 gli svizzeri votano sulla modifica della legge sul materiale bellico. La Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS/EKS) è critica su tre punti.

Roma (NEV), 8 ottobre 2026 – Il 29 novembre 2026 il popolo svizzero voterà sulla modifica della legge federale sul materiale bellico. Il 5 ottobre il Consiglio della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS/EKS) ha pubblicato un comunicato critico sulle principali agevolazioni previste dalla revisione, seguito il 7 ottobre da una presa di posizione più estesa.

Perché si vota

La legge sul materiale bellico stabilisce a quali condizioni armi, sistemi d’arma e componenti possono essere esportati. Il 19 dicembre 2025 il Parlamento l’ha modificata e contro la modifica è stato chiesto il referendum, per questo il testo va al voto popolare.

Secondo la Segreteria di Stato dell’economia (SECO), lo scopo è permettere al Consiglio federale di reagire alle nuove sfide di politica di sicurezza ed estera, in un contesto geopolitico molto peggiorato. Consiglio federale e Parlamento raccomandano di approvare la modifica: ricordano che oltre l’80% delle esportazioni svizzere di materiale bellico va a Stati europei e ritengono che la revisione rafforzi la sicurezza del Paese.

Il comitato referendario, invece, teme che si apra la strada a esportazioni verso regimi totalitari coinvolti in guerre o responsabili di violazioni dei diritti umani, e che la Svizzera perda il controllo sulla destinazione delle armi.

Le critiche della Chiesa evangelica riformata

Il Consiglio della CERiS ritiene che le garanzie che restano in vigore non compensino a sufficienza i maggiori margini di manovra introdotti. Nella forma attuale, afferma, la revisione non soddisfa le sue esigenze di etica della pace. Le critiche riguardano tre punti.

  1. Più deroghe concesse dal Consiglio federale. In circostanze straordinarie, per ragioni di politica estera o di sicurezza, il Consiglio federale potrà discostarsi dai criteri di autorizzazione fissati dalla legge. La CERiS chiede condizioni molto circoscritte, una motivazione pubblica e comprensibile e un controllo efficace da parte del Parlamento.
  2. Esportazioni agevolate nonostante il coinvolgimento in un conflitto. Per alcuni Stati partner, la partecipazione a un conflitto armato non sarà più un ostacolo di principio all’esportazione, purché il diritto della neutralità lo consenta. L’esame del singolo caso resta, ma la CERiS sottolinea che l’appartenenza a un gruppo di Paesi non basta per valutare i rischi di una fornitura concreta.
  3. Controlli meno rigidi sul trasferimento. Le dichiarazioni di non riesportazione non saranno più richieste in via generale, ma solo a certe condizioni. Per la CERiS ciò indebolisce il controllo su dove finirà il materiale svizzero. A suo avviso, la corresponsabilità della Svizzera “non finisce con la vendita”.

Una posizione non pregiudiziale

La CERiS non respinge in linea di principio l’export di materiale bellico. Riconosce il mutato quadro di sicurezza e l’esigenza di un approvvigionamento affidabile, e ammette che in certi casi le forniture di armi possano contribuire a proteggere le persone dalla violenza.

Il suo riferimento è il concetto di “pace giusta”, che dà priorità alla gestione civile dei conflitti e alla prevenzione della violenza. Dove l’uso della forza può rendersi necessario, deve restare vincolato a condizioni giuridiche ed etiche rigorose. Chi allenta le restrizioni, conclude la Chiesa, deve spiegare perché i rischi aggiuntivi siano sostenibili e come resti garantita la tutela delle persone.


Per approfondire si può consultare la pagina ufficiale della SECO sulla votazione: https://www.seco.admin.ch/it/votazione-lmb

Fonti: SECO; comunicato del Consiglio della EKS: Kriegsmaterialgesetz: Rat EKS beurteilt Lockerungen kritisch (5 ottobre 2026), https://www.eks-eers.ch/kriegsmaterialgesetz-rat-eks-beurteilt-lockerungen-kritisch/

https://www.eks-eers.ch/blogpost/die-revision-des-kriegsmaterialgesetzes-aus-friedensethischer-perspektive/

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