Roma (NEV/Riforma), 1 ottobre 2026 – di Paola Barretta* – Nel corso delle ultime settimane, alcune questioni cruciali che riguardano l’accesso all’educazione, alcuni cambiamenti normativi in materia scolastica, e la partecipazione stessa alla vita democratica delle persone migranti e/o con background migratorio sono diventate oggetto di dibattito pubblico, politico e mediatico. A seguito dell’entrata in vigore del decreto sulla scuola, che stabilisce un tetto massimo del 30% alla presenza di studenti stranieri, e della rimozione, da parte di due agenti della Digos, di uno striscione con la scritta “Qui nessuno è stranier*”, realizzato dai bambini di una scuola elementare di Genova – vicenda ancora in corso di chiarimento – sono stati numerosi i commenti di esperte ed esperti, docenti e rappresentanti di associazioni.
Tra le diverse reazioni, emergono due osservazioni che consentono di mettere in relazione la rilevanza della questione con due fenomeni distinti ma strettamente connessi: da un lato, la persistenza strutturale delle barriere all’ingresso in diversi ambiti della società; dall’altro, una tendenza, particolarmente evidente nelle piattaforme social, relativa alla polarizzazione del dibattito. Iniziamo da dati: come si legge nel 31° Rapporto sulle migrazioni a cura della Fondazione ISMU, la composizione del gruppo bambini e ragazzi con background migratorio in Italia si rivela eterogenea: “il 59,5% è costituito da bambine/i con background migratorio nati in Italia, l’11,7% è nato all’estero ma arrivato prima dei 6 anni, il 17% è immigrato tra i 6 e i 10 anni, e l’11,8% è arrivato a 11 anni o più”. Quindi circa l’88% delle persone minorenni con background migratorio è già presente nei primi anni della scuola primaria. In tale quadro – afferma il rapporto – “il sistema scolastico italiano si configura come spazio privilegiato di incontro interculturale, specchio di una superdiversità in cui si attuano quotidianamente pratiche per l’inclusione formativa delle nuove generazioni italiane”.
Nel 2024, ad accomunare i giovani, autoctoni e con background migratorio, soprattutto maschi, è il rischio di dispersione scolastica, superiore rispetto alla media dell’Europa a 27 e peggiore proprio per i ragazzi “stranieri” presenti in Italia rispetto ad altri paesi europei. Nonostante i progressi permangono pertanto delle disuguaglianze sistemiche legate ad elementi strutturali: persistenza di pregiudizi culturali e di una visione eurocentrica della società e del mondo, barriere sociali ed economiche che rendono difficile l’accesso a percorsi differenti dal contesto di provenienza. In un Paese in cui l’accesso al mercato del lavoro è ancora fortemente condizionato dalle reti sociali e relazionali, il background migratorio, gli stereotipi e i pregiudizi culturali si intrecciano con una ulteriore dimensione di accesso, quella di classe, che però mediaticamente difficilmente viene posta al centro dell’analisi.
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* Paola Barretta è la portavoce di Carta di Roma


























